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Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Utero in affitto vietato dal Parlamento europeo

utero affittoL’Europa vota lo stop alla maternità surrogata che mina la dignità della donna, ne riduce il corpo a merce e sfrutta le sue funzioni riproduttive per profitto. Ma nel Rapporto sui diritti umani restano punti controversi

Il Parlamento europeo boccia l’utero in affitto approvando, stamattina, un importante emendamento all’interno del rapporto annuale dei diritti umani e la democrazia nel mondo. Perché, si legge nel paragrafo 114, “la pratica della maternità surrogata” “mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce” e, quindi, implicando “lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per profitti finanziari o di altro tipo, in particolare il caso delle donne vulnerabili nei Paesi in via di sviluppo”, deve esser vietato e trattata “come questione di urgenza negli strumenti per i diritti umani” a disposizione dell’Unione Europea nel dialogo con i Paesi terzi. Dal Parlamento europeo, dunque arriva una vera “condanna” dell’utero in affitto.

Nonostante i vertici del gruppo socialista avessero chiesto di votare contro l’emendamento dell’eurodeputato popolare slovacco Miroslav Mikolasik , spaccando il gruppo, buona parte degli italiani del Pd hanno votatoe a favore, consentendo così a popolari e conservatori di raggiungere il risultato dell’approvazione.

L’Europa segna un passo importante di fronte alla rapida diffusione della maternità surrogata, contro cui si solleva l’opposizione sempre più numerosa anche di parte laica e femminista e di vari esponenti omosessuali.

Tuttavia, il Rapporto sui diritti umani preparato dal popolare rumeno Cristian Dan Preda ha dei punti controversi. Come l’ampio uso del concetto di “identità di genere”, l’incoraggiamento agli Stati membri perché garantiscano alle persone omosessuali “l’accesso a istituti legali, possibilmente attraverso unioni registrate o matrimoni”», e la richiesta di assicurare il “facile acceso all’aborto sicuro” nel quadro della pianificazione familiare.

 




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