Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

“Libera Scuola in Libero Stato”. Il contributo dell’A.Ge.

L’Age è associazione dei genitori: ciò significa che intende essere attenta a tutti i genitori, indipendentemente dalla scuola frequentata dai figli, poiché ci sta a cuore il territorio, l’educazione, la promozione di comunità civili e democratiche. Per questa ragione l’Age, che non è espressione di area politica, ed ha come riferimento ideale la Costituzione italiana, le Dichiarazioni dei diritti dell’uomo e dei Bambini, l’etica cristiana, volentieri dialoga con tutte le espressioni culturali, sociali e partitiche.

Circa la scuola… i riferimenti da cui partire sono, ancora oggi la legge 59/97 (con il Decreto 275/99) e la Legge 62/2000: ciò significa autonomia scolastica da un lato, dall’altro sistema pubblico dell’istruzione costituito da scuole dello stato, del non profit privato, degli enti locali. Quelle leggi di fatto andavano nella direzione di uno Stato maggiormente arbitro e meno giocatore, di uno stato che, anche nelle proprie scuole, rinunciava a dettare ogni particolare, ogni norma, fissando invece traguardi da raggiungere per tutto il sistema pubblico (statale e paritario) e individuando modalità di valutazione di tutte le scuole (statali e paritarie). 

L’idea di famiglia e di genitori che ci appartiene è quella di una famiglia in una comunità, non isolata, non individualistica: in altre parole, ci piacerebbe chiedere il meglio per la scuola non dei nostri figli, ma dei nostri figli insieme a quelli degli altri.

Una definizione che ci sta a cuore è quella dell’essere “genitori sociali”.  La libertà educativa, dunque, non è per noi da intendersi come scelta individualistica, ma come valore che provoca, sfida l’intero sistema a migliorarsi, a crescere. Ogni sistema, perché sia di qualità, deve essere un sistema plurale, aperto, libero. Anche la scuola. Statalismo e centralismo rendono piatto, triste, omogeneo il sistema scolastico.  La scuola non è un centro erogatore di un prodotto standard, e l’allievo e i genitori non sono i clienti che scelgono via via i prodotti. La scuola è una costruzione comunitaria. In questa prospettiva poniamo, come Age, il valore della pluralità (e diversità) di scuole, via via ridefinite attraverso il proprio Piano dell’Offerta Formativa.

Parità scolastica: già il nome sa di passato, come se lo Stato dovesse a qualcuno riconoscere una parità, mentre ad altri non serve un riconoscimento, perché già sono buoni in sé. Parliamo di “sistema pubblico dell’istruzione”, costituito da una pluralità di soggetti, tutti valutabili e migliorabili. La parità scolastica in Italia è dispari: una buona legge (L 62/2000) non è ancora applicata fino in fondo, poiché si accampano pregiudizi ideologici che risalgono al 1870, opponendo un “pubblico” e un “privato”, mentre la scuola e l’educazione sono, per definizione, sempre un bene pubblico. 

Quale è la realtà oggi?  Finché ci saranno scuole che, per sostenersi, avranno necessità di ricorrere al pagamento di rette da parte dei genitori, la parità non ci sarà mai. Soprattutto il trattamento dei disabili sarà dispari, e l’accesso delle famiglie più deboli sarà inibito. Se andiamo a vedere il costo medio per alunno in una scuola statale e il costo medio per alunno in una scuola paritaria, da Cittadini  qualche domanda la poniamo: una maggiore equità, un riavvicinamento fra i due costi medi non potrebbe liberare risorse per tutti? Con quali strumenti attuare la parità? Probabilmente (e non siamo addetti ai lavori nelle questioni tecniche) si potrebbe pensare ad un sistema misto, che coinvolga sia lo Stato che le regioni: un mix di doti regionali e convenzioni dirette con le scuole (già sono in essere per la scuola primaria, perché non estenderle?). La definizione di un costo standard di sostenibilità (quindi che definisca “al rialzo” la qualità della scuola) potrebbe concorrere alla stipula di convenzioni con le scuole e, come detto sopra, comportare persino un risparmio per lo Stato, da reinvestire nell’educazione, che purtroppo deve ancora fare molti passi avanti nel nostro Paese (pensiamo alla dispersione scolastica, ai NEET, alle disparità fra Nord e Sud). 

Un’altra chiave di lettura per un’autentica parità è l’idea della corresponsabilità educativa, del “patto educativo globale” lanciato da Papa Francesco: Stato, Regioni, enti locali, fondazioni, mondo del lavoro, famiglie… se tutti mettessero qualcosa di proprio, perché la scuola è di tutti, tutti potrebbero anche spendere meno, e la scuola crescerebbe (l’unione fa la forza!).  Ma come famiglia assistiamo prevalentemente a conflitti di competenza, a contrapposizioni ideologiche, a scarichi di responsabilità.

Roma, 13 Febbario 2020

                                                                          AGE-Associazione Italiana Genitori




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