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Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

L’Associazione italiana Genitori: bene la parziale riapertura delle scuole. Ma per adolescenti e giovani bisogna fare di più, riaprire presto le superiori.

L’AGe, pronta ad incontrare le istituzioni, chiede interventi di sistema contro la “catastrofe educativa”: vaccini, piano trasporti, orari differenziati nelle scuole, utilizzo di spazi aperti, veri patti territoriali. E soprattutto “ristori educativi”.

L’Associazione Italiana Genitori – A.Ge. APS -, espressione di oltre 200 associazioni locali diffuse nel Paese e impegnate nell’educazione, nella scuola, in progetti territoriali, considera un primo passo importante del Governo la parziale riapertura delle scuole dopo Pasqua, e chiede che le Regioni seguano tale scelta, non contrastandola con ulteriori provvedimenti restrittivi.

Più ricerche hanno mostrato il rischio contenuto di contagi nelle scuole. Le scuole non sono certo a “contagio zero”, è ovvio, e le misure di prevenzione non devono essere minimamente allentate; d’altra parte tale rischio è da raffrontare con le conseguenze dell’isolamento sociale di bambini, ragazzi e adolescenti, ormai da un anno – quasi continuativamente – privati di scuola, di sport, di accesso a biblioteche, di luoghi ricreativi.

Gli appelli alla ripresa di attività educative e formative in presenza si susseguono: il più autorevole è quello di papa Francesco, che ha parlato esplicitamente di “catastrofe educativa”. Numerose indagini descrivono i contorni di questa catastrofe, descrivendoci ragazzi sempre più rassegnati e depressi.

La DAD è, per i più fragili, anticamera di abbandono e dispersione scolastica (a rischio 34.000 studenti in Italia, secondo Ipsos-Save the Children); d’altra parte l’8% dei bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado è rimasto escluso e non ha preso parte alle video-lezioni con il gruppo classe. Tale quota sale al 23% tra gli alunni con disabilità (cfr. ISTAT, Rapporto sul benessere equo e sostenibile, 10 marzo 2021).

Preoccupa che i ragazzi, spesso inevitabilmente a casa soli in zone rosse o arancioni rinforzate che lasciano i genitori al lavoro chiudendo però le scuole, abbiano incrementato a dismisura l’utilizzo di social: il tempo dedicato all’online, oltre alla DAD, è aumentato del 73%, secondo la recente ricerca dell’Istituto Toniolo con Parole O_Stili. E la stessa ricerca conferma che, nonostante l’impegno di molti docenti ed anche quello di molti studenti, durante la DAD qualcuno ha cucinato, altri hanno guardato film o giocato online, altri ancora hanno chattato con amici.

Infine, mentre la quota di abbandoni scolastici è ancora un prezzo troppo elevato per l’Italia, manteniamo il primato europeo poco lusinghiero di NEET, con il 20,7% sulla popolazione 15/24 anni raggiunto nel secondo semestre 2020.

Tutti questi argomenti ci spingono a chiedere, con determinazione, che si operi perché anche gli studenti dalla seconda media alla quinta superiore rientrino al più presto nelle aule scolastiche. La richiesta è ragionevole se interventi sistemici saranno attuati: accelerazione dei vaccini (docenti; soggetti fragili e disabili; anziani…), coordinamento per differenziare gli orari delle grandi scuole nelle città, aule all’aperto nei mesi di aprile/giugno, didattica nei musei e centri sportivi, incremento del trasporto pubblico, campagne di screening nelle scuole con tamponi rapidi, controlli per assicurare il distanziamento nei principali luoghi di traffico e aggregazione…

Infine, come Associazione Italiana Genitori, ribadiamo la piena disponibilità all’incontro e alla partecipazione a gruppi di lavoro nei quali, fino ad oggi, genitori e famiglie sono stati poco coinvolti: è necessario pensare a politiche familiari e ad una spesa per l’istruzione significativamente più consistente, ma nel contempo distribuita sul sistema pubblico dell’istruzione (scuole statali e paritarie) con attenzione alla qualità della spesa stessa, al superamento delle enormi differenze non solo geografiche nel nostro Paese.

È necessario, infine, pensare a “ristori educativi”, ad un’estate che riprenda ad offrire ai nostri figli le mille occasioni educative che nascono dal territorio, dal patto fra Stato, amministrazioni locali, privato sociale, associazionismo giovanile, cultura e sport, famiglie.

La Presidente
Rosaria D’Anna




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