Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Considerazioni a margine di una distanza.

La dad tra emergenza e continuità educativa

A due mesi circa dal termine dell’anno scolastico, indubbiamente molti nodi legati alla didattica a distanza (dad) vengono al pettine, non solo per la situazione emergenziale che ha costretto scuole e famiglie a cimentarsi con una modalità di lezione mai prima sperimentata, ma anche per l’assenza di direttive certe e condivise che ne rendessero più funzionale e omogenea l’applicazione.

Oggi più che mai è doveroso non fare proclami ideologici né valutazioni semplicistiche, ma partire dal poco certo da cui lucidamente dedurre conclusioni coerenti.

Partiamo da due punti fermi:

  1. Ad oggi la dad non si configura come “obbligo” per gli alunni; bensì come sperimentazione e indubbiamente opportunità
  2. Ogni azione didattica, perché sia efficace, deve essere programmata tenendo conto degli obiettivi da raggiungere, delle caratteristiche dei discenti, degli strumenti a disposizione e di altre variabili che potrebbero incidere sul perseguimento di quegli obiettivi.

Dal punto 1 deriva che la programmazione ufficiale della classe si sia arrestata al primo quadrimestre. Pertanto, una veritiera valutazione dell’alunno può avvenire solo su gli apprendimenti relativi a quel periodo scolastico.

Infatti, se anche un’esigua minoranza di studenti non fosse riuscita ad accedere ai nuovi canali di comunicazione, non potrebbe essere discriminata. E questo anche nel caso che da parte di alcuni di loro ci fosse stata cattiva volontà, giacché la premessa da cui siamo partiti è che ad oggi, lo ripetiamo, la dad non è mai stata obbligatoria per nessuno. Tanto che quei docenti che avessero tenuto conto delle assenze e delle presenze degli alunni l’avrebbero fatto indebitamente. A questo si aggiunga che in tutta Italia le piattaforme messe a disposizione dal Miur non sono del tutto efficaci, così che la percentuale di alunni impossibilitati ad accedervi o che vi riescono solo saltuariamente è tutt’altro che irrisoria.

Inotre, la dad è stata esercitata in maniera estremamente diversificata tra regioni, istituzioni scolastiche e anche all’interno di una stessa scuola, e questo non solo per una questione di “merito”, docenti più o meno capaci, o di possibilità tecnologiche a disposizione, come si tende sempre a ridurre la questione, ma anche per i diversi modi di interpretarla, sempre per mancanza di direttive chiare a riguardo. Ad esempio basti solo segnalare la differenza fra quei docenti che non esitano ad utilizzare canali di comunicazione scelti a propria discrezione, come zoom, skype e addirittura wa, e chi, ponendosi questione di tutela della privacy e del minore, si attiene solo a quelli ufficiali.

Non si chiarirà mai abbastanza che il garante della privacy, quando si è espresso a riguardo, ha fatto riferimento esclusivamente a quei canali scelti e adottati dalla istituzione scolastica.

Dal punto 2 deriva che il modo in cui si dovrebbe affrontare la chiusura dell’anno scolastico, e quindi gli scrutini che lo risolvono, non dovrebbero essere un enigma ancora oggi, ma si sarebbe dovuto chiarire fin dall’inizio, o quanto meno subito dopo le prime due settimane di sospensione delle lezioni. Vale a dire: quali nuovi obiettivi prefissarsi e con quali nuovi criteri valutarne il perseguimento. Dal momento che una valutazione ci dovrà comunque essere anche per non attestare che sia stato invalidato un intero anno scolastico. Bisognava chiarire subito, insomma, come intendere questa seconda fase dell’anno che abbiamo chiamato “sperimentale” e da subito condividere con alunni e famiglie la nuova rimodulazione della programmazione. 

Se finora questo non è stato fatto, proviamo a chiarirlo adesso. È certo che tutti saranno promossi, perché le insufficienze del primo quadrimestre non hanno avuto l’opportunità di essere recuperate nel secondo, il che conferma che la dad non poteva essere considerata “scuola a tutti gli effetti”. In questi casi bisognerà far ricorso ad una valutazione di “sufficienza per voto consiglio”, in modo tale che comunque alle famiglie arrivi il messaggio che l’alunno non sarebbe di per sé in possesso dei requisiti per affrontare la classe successiva. Spetterà alla scuola prevedere percorsi di recupero in itinere, all’inizio dell’anno prossimo.

Anche tutti gli altri alunni hanno diritto ad una valutazione che, per le ragioni di cui sopra, dovrebbe limitarsi a confermare quella del primo quadrimestre. Se il Miur richiedesse però di prendere in considerazione il lavoro svolto durante la dad, lo si potrebbe fare eventualmente solo in chiave di una “valorizzazione” del percorso educativo dell’allievo. Vale a dire solo nel caso si volesse premiare l’impegno e la dedizione dimostrata dall’alunno in questa fase di emergenza, che potrebbe spingere il docente a volerlo premiare con una valutazione più gratificante. Ovviamente tale valutazione dovrà essere di tipo “sommativo”. Infatti, non è possibile valutare il singolo lavoro prodotto a casa, poiché non possiede garanzie di veridicità. Stesso discorso per l’interrogazione in videoconferenza, che presenta in più l’impossibilità di controllare se nella stessa stanza di ogni studente dell’eventuale classe virtuale non siano presenti persone estranee alla scuola, un genitore o un altro familiare, non autorizzate ad ascoltare. Così, ad esempio, un alunno potrebbe ritenersi leso nei suoi diritti se alla sua interrogazione, magari tutt’altro che brillante, avesse assistito anche il fratello di un suo compagno di classe.

Non si dimentichi che il docente è un pubblico ufficiale il quale, nel mentre valuta una performance dell’alunno, la dichiara automaticamente attendibile e regolamentare.

Dunque, bisogna attenersi al certo ed evitare tutto ciò che potrebbe essere in futuro oggetto di contenzioso. E non per timore del contenzioso in sé, ma per quello che significherebbe: non aver operato secondo giustizia e diritto.

È importante che il lavoro dei docenti sia il più possibile mirato ed efficace, piuttosto che farraginoso e faticosamente speso a riprodurre una modalità di lezione quasi sempre improvvisata e privata di ogni possibilità di tutela. Ovviamente, queste considerazioni nell’ottica di una impostazione “professionale” del dialogo educativo che in modalità di video – conferenza solleva questioni ancora irrisolte. Altro discorso è la scelta volontaria del singolo docente che, più o meno consapevolmente, opta comunque per questo canale, assecondando un proprio desiderio di rimanere in contatto con i suoi alunni e di continuare così ad alimentare una relazione didattica più personale. Intenzione che sarà sempre meritoria e degna di considerazione.

La rimodulazione della proposta didattica per il secondo quadrimestre dovrebbe profilarsi come una programmazione per obiettivi minimi, al fine di potenziare abilità conoscenze e competenze già in possesso dell’alunno, e proporre alcuni nuovi contenuti come opportunità per consolidare lo studio autonomo e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Questa seconda fase dell’anno andrebbe considerata alla stregua di un’ attività laboratoriale nella quale osservare comportamenti protratti nel tempo, mirati ad una rielaborazione personale di attività esperienziali.

Passiamo ora a considerare gli esami di stato. Anche in questo caso vale quanto abbiamo detto finora, che la vera priorità è poter “programmare” una conclusione del ciclo di studi dignitosa. Per fare in modo che i nostri ragazzi possano vivere quel momento sia adeguatamente preparati che sereni. Occorre che si decida subito, senza ulteriori rinvii, quale tipo di prove saranno chiamati ad affrontare, affinché in questi ultimi due mesi si possa orientare adeguatamente il lavoro didattico e organizzare per tempo la prova stessa, perché non si verifichino disagi dell’ultim’ora.

A quanto pare, lo spartiacque dovrebbe essere il fatidico 18 maggio, data entro la quale, se si dovesse rientrare a scuola, si svolgerebbero le ultime settimane di lezione in classe e gli esami di maturità prevederebbero sia gli scritti che gli orali, anche se in una forma alleggerita e con una commissione interna e presidente esterno; nel caso in cui le disposizioni sanitarie non consentissero il rientro il 18 maggio, si svolgerebbe solo il colloquio pluridisciplinare.

Ma perché ancora oggi il Miur si limita a prevedere scenari? A cosa serve questa diversificazione? Cosa si spera di ottenere, eventualmente, in quattro settimane di scuola? E’ molto più importante e utile, sul piano dell’efficacia dell’insegnamento, arrivare agli esami adeguatamente preparati e sereni, piuttosto che affrontare più prove. Per questo, non potendo oggi prevedere le circostanze sanitarie che riguarderanno il mese di giugno, si dovrebbe comunque decidere già da subito per l’eventualità “peggiore”, cioè che non venga consentito l’espletamento di prove scritte, e adottare come certa l’opzione del solo colloquio pluridisciplinare. Come peraltro già deciso in altri Paesi. Lo ripetiamo, anche solo questa prova potrebbe rivelarsi del tutto qualificante se preparata per tempo.

Anche la valutazione di fine anno del candidato dovrebbe attenersi a quella del primo quadrimestre, eccetto gli ammessi per “voto consiglio”, ovviamente ricalcolando l’attribuzione dei crediti per offrire a tutti la possibilità di aspirare alle valutazioni più alte, qualora l’esito della prova d’esame lo consentisse. Oppure pensare anche per loro ad una valutazione complessiva dell’impegno speso durante la dad? Ancora di più in questo caso, occorrono criteri chiari ed equi.

È importante ridurre al minimo la possibilità di disparità di comportamento fra le commissioni, pur dovendo necessariamente adeguare la prova alla situazione concreta di ogni singola classe; ma questo accanimento a voler perseguire a tutti i costi una finta normalità, in condizioni tutt’altro che normali, mostrerebbe una incapacità di adattamento alla straordinarietà della situazione, e condurrebbe ad un esito più delirante per tutti.

Occorre che tutto sia semplice e chiaro fin da oggi.  E che inoltre il Miur non demandi troppo alle singole istituzioni scolastiche, proprio in un momento in cui c’è bisogno di sentirsi parte di una comunità, uniformando quanto più possibile l’operato, a tutela innanzitutto degli alunni che devono potersi affidare ad una istituzione autorevole perché sa quello che fa.

Davide Vespier




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