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Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

A.Ge.: Osservazioni e segnalazioni in Senato, sull’impatto della didattica digitale integrata (DDI) sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti.

Intervento integrale

Nel richiamare integralmente, quanto già espresso all’interno del Documento per la pianificazione di cui al DM39/2020, si evidenzia che tutte le scuole, a prescindere dal grado di istruzione, dovevano dotarsi del Piano di DDI. L’elaborazione del Piano, doveva essere un unico corpo con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, rivestendo, per l’individuazione di criteri e modalità, carattere prioritario per le Istituzioni Scolastiche. Appunto, PRIORITARIO, a livello di istituzione scolastica, tenendo in considerazione le esigenze di tutti gli studenti, in particolar modo degli alunni più fragili. In virtù dell’esperienza acquisita lo scorso anno, la DDI è stata inserita fin dall’inizio di questo a. s., nel Ptof con l’intento di   offrire agli studenti, in tempo di pandemia, un adeguato percorso di studi. Fra difficoltà e incertezze, si è cercato, di tenere in piedi una scuola che ha necessariamente riadattato contenuti e metodologie per non perdere di vista i propri obiettivi formativi.


Ora è necessario capire se e fino a che punto tali obiettivi siano stati raggiunti. Il percorso è stato accidentato, ancora di più per alcune regioni italiane e per alcune categorie di studenti, ma proprio per questo è necessario portarlo a compimento dignitosamente, per non vanificare gli sforzi finora fatti. È ora doverosa una valutazione di fine anno veritiera ed equa, sulla base di competenze e saperi realmente acquisiti. Valutazione che tenga conto di difficoltà oggettive che dovranno essere considerate “caso per caso”, ma che riconosca il merito di tutti coloro che si sono impegnati con profitto. Ci risulta inoltre, che la progettazione in atto per la DDI non assicuri ancora, né la sostenibilità delle attività proposte né un generale livello di inclusività, e tantomeno non è ancora chiaro se la rilevazione di fabbisogno di strumentazione, tecnologica e di connettività, e di device sia completata o sufficiente.

Inoltre, non si è potuta ancora perfezionare la modalità di DDI   come una metodologia complementare, integrando   presenza e distanza, in quanto in alcune Regioni, questo processo non si è potuto attuare per il perpetuarsi della Dad.  La  Nota 662 del 12 marzo 2021 della Direzione Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico, ha chiarito l’aspetto dello svolgimento dell’attività didattica in presenza per gli alunni con bisogni educativi speciali e per gli alunni con disabilità nelle cosiddette “zone rosse”, ponendo l’ attenzione agli alunni più fragili come necessario inserimento delle  attività inclusiva e organizzandola previo condizioni di sicurezza   in presenza in aula  con un gruppo di compagni di classe a rotazione.

Anche questa situazione dovrebbe prevedere un monitoraggio in quanto la situazione pandemica ha fatto emergere preoccupanti situazioni di grave disagio socio culturale sempre riconducibile a situazioni di fragilità anche se non conclamati ma, che dovrebbero comunque essere valutate. Troppi sono i casi di condizioni di disagio emotivo e relazionale che i nostri ragazzi presentano con gravi conseguenze e danni psicologici. Non basta pur comprendendo la grave situazione che stiamo attraversando spostare in modalità virtuale l’ambiente di apprendimento, ma dobbiamo porre in atto tutti gli sforzi necessari per il rientro in aula. La Scuola, è funzione dello STATO e non un servizio a domanda individuale o socio assistenziale, è la digitalizzazione, è uno strumento non un fine. La pandemia ha messo tutti a dura prova, ma se c’è una categoria che ha sofferto di più e di cui si parla ancora poco sono i giovani. Oltre a subire forti limitazioni nell’ambito della socialità, molti ragazzi hanno perso quel fondamentale e formativo rapporto in presenza con i compagni e gli insegnanti: la scuola è, per molte ragioni, una palestra di vita e non frequentarla ha arrecato un danno alle nuove generazioni.

Se ci si chiede quale sia l’impatto della didattica digitale integrata (DDI) sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti possiamo evidenziare che:

  1. La Didattica Digitale non va demonizzata, anzi, occorre valorizzare gli aspetti positivi che essa offre in termini di protagonismo e partecipazione attiva dei giovani nel loro processo di apprendimento.
  • Fondamentale dunque la specifica: INTEGRATA. Attenzione che Integrata non significa banalmente “un po’ in presenza, un po’ a distanza… quindi integrata”. Occorre che gli studenti siano istruiti a sfruttare le potenzialità delle tecnologie in funzione di un apprendimento qualitativamente più elevato e più duraturo, destinato a far maturare le competenze che la nostra società ci chiede.
  • Se sapientemente utilizzata la DDI non può che essere positiva per i nostri studenti, nativi digitali e quindi non dovrebbe comportare problemi sul loro benessere psicofisico.

I PROBLEMI SONO ALTRI:

  • Non è risolto ovunque il divario fra le dotazioni informatiche delle scuole e a disposizione dei ragazzi e molti sono ancore le problematiche di “connessione”.
  • È ancora grande (forse aumentato) il divario fra le competenze di utilizzo degli strumenti informatici da parte degli studenti; chi ha in famiglia qualcuno capace di intervenire va avanti in caso contrario si perde.
  • Non bisogna inoltre trascurare l’aspetto dell’età degli allievi. Non è assolutamente detto che il bambino che passa ore sul cellulare o sui videogiochi in genere, sia un bravo utilizzatore degli strumenti informatici per lo studio.
  • Ampliando la dotazione informatica e la didattica digitale, occorrono nella scuola figure specifiche, tecnici competenti che nel primo ciclo non ci sono, perché spesso e volentieri i sistemi si inceppano, con perdita di tempo e risorse
  • Non si è investito a sufficienza sulla formazione e motivazione degli insegnanti; non basta aver affrontato l’emergenza “arrangiandosi” al meglio; occorre una profonda revisione delle modalità e dei tempi del processo di insegnamento/apprendimento
  • È evidente che la presenza a scuola degli studenti è l’unica possibilità per integrare veramente le numerose strategie didattiche che si attivano con le nuove tecnologie, sia per la componente relazionale che si mette in moto, sia per la costruzione collettiva della conoscenza.
  • Ci sono pratiche interessanti e molto gradite ai nostri figli: ad esempio il lavoro di gruppo o apprendimento cooperativo, le attività di laboratorio didattico (di qualsiasi tipologia), l’espressività, la comunicazione; cose fortemente agevolate dalle TIC, ma che spesso la scuola ritiene siano una perdita di tempo. Non è vero! Vorremmo vedere i nostri figli appassionati ad imparare e non è detto che tornare a scuola in presenza sia il rimedio di tutti i mali.

Se scuola in presenza significa verifiche a ripetizione o lezioni noiosissime per “recuperare” il tempo perduto, daremmo l’impressione che tutti gli sforzi fatti finora sono stati inutili, ma non è così.

Vorremmo che la situazione emergenziale che abbiamo vissuto sia impulso nuovo e significativo per un apprendimento di qualità.

Noi genitori possiamo impegnarci ad affiancare i figli, non possiamo né dobbiamo sostituirci a loro o diventare insegnanti (faremmo dei guai!).

Se scuola e famiglie viaggeranno in parallelo e non in contrapposizione, i nostri ragazzi ci guadagneranno in benessere psicofisico e cognitivo. A livello di Ministero dell’Istruzione andrebbero dunque attivati, potenziati e finanziati i progetti didattici che vanno nella direzione di quanto sopra esposto, valorizzando anche le competenze acquisite dal personale docente.




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