Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Unioni civili, primo sì in Senato

Varato, ieri, il testo base Cirinnà in Commissione Giustizia grazie all’asse Pd-M5S. Previste la completa equiparazione dell’unione omosessuale con il matrimonio e la stepchild adotion, la cosiddetta “adozione interna”. Emendamenti possibili fino al 7 maggio

Chiara, netta, totale l’equiparazione dell’unione tra persone dello stesso sesso al matrimonio nel testo base del disegno di legge sulle unioni civili, il cosiddetto testo Cirinnà, approvato ieri (26 marzo) in Commissione Giustizia del Senato grazie all’insolito asse Pd-M5S, compatti nel voto favorevole contro quello contrario di Nuovo Centro Destra, Forza Italia e Lega.

Nonostante si continui a ripetere che si intende proporre un istituto giuridico “ben distinto” dal matrimonio, in un elenco interminabile di articoli citati, che rendono il testo poco agevole alla comprensione dei cittadini, è in particolare il comma 3 dell’articolo 3 a configurare di fatto la quasi piena parificazione con il matrimonio: “Fatte salve le disposizioni del Codice civile che non sono richiamate espressamente nella presente legge e fatta salva la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 4 maggio 1983, numero 184 (la legge sulle adozioni, la cui applicazione viene esclusa, ndr) le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge’, ‘coniugi’, ‘marito’ e ‘moglie’, ovunque ricorrano nelle leggi, nei decreti e nei regolamenti, si applicano anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso”.

Equiparazione non solo terminologica, quindi. Ma completa. Come traspare in tutto il testo unificato presentato dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà che, fino al 7 maggio, potrà essere emendato. La coma arriva dallo stesso vicecapogruppo del Pd Stefano Lepre che sottolinea: “non è condivisibile la chiara volontà di rimandare sempre alle leggi che disciplinano il matrimonio. In tal modo potrebbero avere successo ricorsi tesi a estendere il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso”.

Unica eccezione alla parificazione: le adozioni. Anche se viene riconosciuta la cosiddetta stepchild adoption, cioè l’adozione del bambino che vive in una coppia formata da persone dello stesso sesso ma è figlio biologico di uno solo dei due coniugi.

Un’apertura all’“adozione interna” che, tuttavia, avrebbe tra le conseguenze anche quella di praticare all’estero l’utero in affitto, facoltà sempre più avvallata dalle sentenze assolutorie nei tribunali ordinari. Una pratica che consiste nell’“affitto” a pagamento da parte di una coppia omosessuale dell’utero di una donna di solito povera o di un Paese povero del mondo, che al momento del parto, come da contratto, si vedrà strappare il bambino cresciuto in grembo per nove mesi. Una madre surrogata, la chiama la neolingua del politicamente corretto. Una donna sfruttata per diventare una “madre incubatrice”. E altra conseguenza potrebbe essere la compravendita di gameti, bastata anche questa sullo sfruttamento della povertà.

L’“adozione interna”, inoltre, confonde le figure genitoriali con un bambino che si troverebbe ad avere due padri o due madri, uno biologico e l’altro adottivo, il genitore partner della coppia omosessuale. “Nel tutelare il superiore diritto del minore – osserva Lepri – c’è da domandarsi se sia giusto e senza effetti che un bambino, qualora si preveda l’adozione del partner non genitore, abbia nel suo stato civile la presenza di due madri o di due padri”.

Il testo Cirinnà inoltre riconosce alle convivenze etero e omosessuali alcuni diritti, già previsti dalla giurisprudenza ordinaria per le persone comunque conviventi. Questioni come l’obbligo di convivenza, gli aspetti patrimoniali e testamentari, la reversibilità della pensione. “Sono diffuse – aggiunge Lepri – le opinioni contrarie” nel gruppo Pd “a regolamentare”, come invece previsto nel testo base, “le convivenze di fatto, applicabili alle coppie omosessuali, a quelle eterosessuali ma anche a due persone che risiedono insieme per ragioni diverse”. Questa materia “non è stata indicata né dal partito né dalla maggioranza come priorità e rischia di pregiudicare l”iter legislativo”. “Si consideri poi che gli eterosessuali dispongono già del matrimonio e che la gran parte dei conviventi eterosessuali non sente bisogno di un pubblico riconoscimento come coppia. Potrebbero invece servire contratti tipo sui diversi diritti e doveri, così che ci sia un pubblico rilievo ad accordi, siglati davanti ad un notaio, che peraltro mantengano flessibilità e un regime privatistico tra le parti”.

Depositato il testo base, che è un primo punto di partenza, si avvia la fase degli emendamenti. Un percorso non facile sia all’interno del Pd, il partito di maggioranza relativa, in cui non mancano forti perplessità sul testo base, sia all’interno degli schieramenti di governo, che al momento della votazione si è già spaccata votando contro il testo base. Lo ricorda Gian Luigi Gigli (Pi-Cd): “Il provvedimento non faceva parte degli accordi di governo e pertanto non ci vincola in alcun modo”. E la stessa relatrice del provvedimento, Monica Cirinnà (Pd) dice di essere “parzialmente soddisfatta” del voto proprio perché, pur trattandosi del primo sì del Senato sul tema, “c’è ancora tutta la fase emendativa” da affrontare. Poi ci sarà l’iter in aula a Palazzo Madama, su cui Cirinnà si sente comunque ottimista: “Abbiamo 120 senatori del Pd – sottolinea – i numeri ci sono”. Quindi, osserva: “Non si tratta di avere una maggioranza algebrica, le maggioranze parlamentari vanno ricercate in modo ampio”.

Ignorate, per il momento anche le forte contrarietà espresse dell’associazionismo familiare nel corso delle audizioni. “Una simile formulazione espone la norma a una più che prevedibile censura di legittimità da parte della Corte di giustizia europea”, ha spiegato l’avvocato Simone Pillon a nome del Forum delle associazioni familiari, ieri, nel corso di una conferenza stampa convocata al Senato su iniziativa da Carlo Giovanardi (Ncd). È già accaduto – ricorda – con una sentenza “pilota” del 19 febbraio del 2013, che ha indotto l’Austria a parificare del tutto al matrimonio la sua legislazione sulle unioni civili, e in Germania, a proposito di modello tedesco. Un esito, secondo i giuristi del Forum, già messo nel conto da chi presenta questo progetto.

“Non è possibile la mediazione su un testo che conferisca rilevo pubblicistico all’unione fra persone dello stesso sesso. Per via giurisprudenziale, interna o internazionale, l’equiparazione al matrimonio anche sull’adozione e sulla reversibilità delle pensioni, oggi priva di copertura, avverrebbe comunque in seguito”, concorda Maurizio Sacconi (Ap), intestatario di una proposta che punta invece sui diritti reciproci trascurata in toto dalla relatrice Monica Cirinnà nello stendere e presentare il testo “unificato” base approvato ieri.

Una questione, quella delle coperture economiche per la reversibilità della pensione, sottolineata, accanto ad altri punti, anche da Lucio Malan (Fi): “Un onere che negli anni costerà decine di miliardi e non ci spiegano da dove arriveranno i soldi. Probabilmente riducendo ancora il pochissimo che oggi il governo da’ alla famiglia”.

Emanuela Micucci

 

Ecco cosa contiene il testo Cirinnà

Unione civile (solo omosessuale) e registri comunali

Due persone dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni. Presso gli uffici dello stato civile di ogni Comune è istituito il registro delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. L’unione civile è certificata dal relativo documento attestante la costituzione dell’unione, che deve contenere i dati anagrafici delle parti, l’indicazione del loro regime patrimoniale e della loro residenza, oltre ai dati anagrafici e la residenza dei testimoni. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile le parti possono stabilire il cognome dell’unione civile scegliendolo tra i loro cognomi. Lo stesso è conservato durante lo stato vedovile, fino a nuove nozze o al perfezionamento di nuova unione civile. Si può scegliere anche di adottare il doppio cognome. L’unione civile non potrà essere realizzata se una delle parti risulta sposato, è un minore, ha un’interdizione per infermità mentale, ha un legame di parentela, è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altro

 

Adozioni

L’istituto della stepchild adoption, l’“adozione interna” del figlio del partner, viene introdotto per coppie gay con una modifica al comma b dell’articolo 44 della legge 4 maggio 1983, n. 184 in tema di adozioni: dopo la parola “coniuge” sono inserite le parole “o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”.

 

Regime giuridico

Per quanto riguarda il regime giuridico delle unioni, si estendono i diritti e i doveri già previsti nel Codice civile per i coniugi. Riconosciuti quindi il diritto alla successione, la pensione di reversibilità, il diritto all’assistenza sanitaria e carceraria, il subentro nel contratto di locazione, il diritto allo scioglimento dell’unione.

 

Riconoscimento dei matrimoni gay contratti all’estero come unioni

Tra le norme che arriveranno tramite delega al governo è previsto che i matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso vengano trascritti in Italia come unioni civili.

 

Contratti di convivenza (davanti al notaio) per le coppie di fatto omosessuali ed etero sessuali

Serviranno a disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla vita in comune delle coppie di fatto. Si intendono conviventi le persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Le convivenze, e il loro scioglimento, verranno stipulate davanti a un notaio. I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario, in caso di malattia o di ricovero, in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, inserimento nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare. Ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati. In caso di contratto di locazione il convivente superstite ha il diritto di abitazione, nella casa di comune residenza, per un numero di anni pari alla durata della convivenza. In caso di cessazione della convivenza di fatto ci sarà l’obbligo di mantenimento o alimentare per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.




Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Abbiamo aggiornato l'Informativa secondo la "EU Cookie Law". Puoi continuare ad utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccare su "Accetta" permettendo il loro utilizzo.

Chiudi