Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Se il gender è un paradosso, l’ironia serva

Famiglia, alla Settimana Cei di spiritualità coniugale e familiare di Nocera Umbra si riflette sulla identità sessuale, Prendendo le distanze con severità dalle teorie del gender, ma con la misericordia dell’accoglienza

Il gender? Un paradosso da guardare con un misto di severità, ironia e misericordia. La severità nasce dall’esigenza di prendere le distanze in modo netto e senza tentennamenti da una “teoria” che pretende di cancellare la natura e di ricondurre tutto alla cultura se non, nei peggiori dei casi, all’arbitrio del momento. L’ironia sorge inevitabile osservando gli eccessi in cui i teorici del gender stanno cadendo nel tentativo progressivo e inarrestabile di destrutturazione del maschile e del femminile. Una caparbietà che ha ormai sfondato il muro del paradosso: il vecchio acronimo Lgbt, poi diventato Lgbtq e ancora Lgbtqai non basta ormai più per abbracciare i 70 “generi sessuali” a cui è arrivato Facebook Usa nello sforzo maniacale di offrire ai suoi utenti una varietà quando più possibile onnicomprensiva. E a ciascuna delle 70 varianti si possono applicare 6 “gradazioni”. In tutto 420 “generi” sessuali. Una gamma così vasta – e così assurda – da far impallidire le previsioni di Bauman sulla società liquida. Siamo arrivati all’affettività liquida, anzi liquefatta, fluida, aerea. Cioè inesistente. Perché l’affettività, per essere soddisfacente e serena, ha bisogno di relazioni autentiche, non di variabili infinite che riflettono solo l’incapacità di uscire da sé, in un contorcimento narcisistico che configura solitudine, incertezza, infelicità.

 

E qui entra in gioco la misericordia. Se è vero che le bugie del gender possono ingannare tutti, è altrettanto vero che sono proprio le persone più fragili, più insicure della propria identità sessuale, a soffrirne maggiormente. Perché, dopo essere cadute nella spirale dell’agglomerato luccicante e sconvolgente della trasfigurazione sessuale perenne – un giorno uomo, l’altro donna, poi trans, poi queer, poi asexual secondo un percorso che può toccare tutte le 420 possibilità di Facebook – queste persone finiranno presto o tardi per lanciare un grido di disperazione e di aiuto. E andranno accolte con spirito di fraternità e di com-passione, nella logica di una Chiesa che include e integra, senza escludere nessuno. Giusto, ma come?

 

La Settimana nazionale Cei di studi sulla spiritualità coniugale e familiare, in corso a Nocera Umbra, mette a fuoco proprio bugie, paradossi e sofferenze che nascono dalle “gender theory” nella consapevolezza però che la contrapposizione non serve, il muro contro muro rischia di diventare una guerra di opposte ideologie che non fa bene a nessuno. Don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la famiglia, fa addirittura ricorso a un passaggio della liturgia pasquale per sintetizzare l’atteggiamento che deve segnare la svolta pastorale auspicata anche dal Sinodo: “Felice colpa che meritò un così grande Salvatore”. Cioè la guarigione portata da Cristo è superiore anche al disegno originario. Di conseguenza anche la Chiesa deve attrezzarsi per trovare la modalità più opportuna nell’affrontare le macerie del gender. Con equilibrio, simpatia, misericordia.

 

E si tratta di un abbraccio da rivolgere, con la stessa intensità, a credenti e non credenti. Perché, come fa notare il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, il “percorso sinodale è aperto a tutti, persone di fede e persone in ricerca, nella consapevolezza che il Vangelo della famiglia va annunciato in modo nuovo, più efficace, più penetrante per gli uomini del nostro tempo”.

 

Parlare allora di complementarietà e di reciprocità, fa notare il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, vuol dire andare alla radice della verità coniugale, ricordando che all’inizio Dio “maschio e femmina li creò”. E che quello nuziale è un progetto che attraversa tutta la storia della salvezza. Altri contributi di grande spessore presentati alla “Settimana” – tra cui quelli dello psichiatra Tonino Cantelmi, della docente di filosofia morale Susy Zanardo, del rettore dell’Istituto cattolico di Parigi Philippe Bordeyne e del direttore dell’Istituto di teologia del corpo di Lione, Yves Semen – troveranno spazio con ampie sintesi sul nostro mensile “Noi genitori & figli” in edicola con Avvenire domenica 31 maggio.

Luciano Moia

(“Avvenire”, 2 maggio 2015)




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