Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Scuola in ospedale per 72mila ragazzi

Istruzione domiciliare coinvolge ore 1.200 studenti malati. I dati del Miur alla vigilia del workshop nazionale che si apre oggi a Roma. Ferraro: Gli Usr siano attenti alla composizione dell’organici dei docenti ospedalieri, di cui occorre prevedere la formazione iniziale e in itinere. In arrivo la nuova area del portale Pso

 

Sono 72.765 gli studenti e oltre mille i docenti coinvolti nel progetto Scuola in ospedale. A fornire i dati, riferito allo scorso anno scolastico è il ministero dell’istruzione alla vigilia del workshop nazionale che promuove a Roma, da oggi a venerdì (18-20 marzo), sulle prospettive, tra continuità e innovazione, della scuola in ospedale e a domicilio.

Un importante filone dell’offerta formativa della scuola italiana che riguarda in tutti gli ordini e gradi del percorso formativo. Da un parte garantendo, con la sua presenza  nelle strutture ospedaliere, ai bambini e ai ragazzi ricoverati il diritto all’istruzione, dall’altra essendo un valido strumento contro la dispersione scolastica. Dal 2003 a questa “scuola fuori dalla scuola”, con cui il Miur assicura il diritto all’istruzione anche a chi è impossibilitato a frequentare per gravi motivi di salute, si è affiancato il servizio d’istruzione domiciliare per i ragazzi colpiti da gravi patologie, che coinvolge oggi 1.235 gli studenti, 3.448 i docenti e oltre mille le scuole. “La scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare sono un servizio pubblico e offrono un’istruzione completa e non generica, qualitativamente significativa, come risposta della società alla soddisfazione di un diritto soggettivo”, spiega Speranzina Ferraro, dirigente Miur responsabile di questo filone dell’offerta formativa. Si contrastano gli abbandoni e il ritardo scolastici, rendendo possibile la prosecuzione del percorso di apprendimento nella malattia e, sottolinea Ferraro, “si dà agli alunni la consapevolezza di non essere fuori dal contesto scolastico e di sostenerne la motivazione. Si facilita l’apprendimento attraverso l’applicazione di nuove strategie e metodologie. Si svolge una funzione di collegamento e di mediazione tra più contesti, facilitando l’adattamento del bambino ospedalizzato e della sua famiglia”. Infatti, malattia, dolore, ospedalizzazione possono costituire un ostacolo per la sviluppo cognitivo ed  emotivo del ragazzo malato. “L’insegnante rappresenta per la famiglia del bambino e per il contesto sanitario un ‘ponte’ con il mondo normale, con la realtà esterna – prosegue -. Per il bambino riveste un ruolo importante, perché rappresenta la continuità tra dentro e fuori l’ospedale, tra passato, presente e futuro, ma anche e soprattutto la speranza per il futuro recupero degli aspetti sani e vitali”.

Il contesto della scuola in ospedale è profondamente cambiato. I tempi del ricovero sono diventati più brevi, ma sono aumentate le lungodegenze specie degli adolescenti che frequentano le medie e le superiori ed è in crescita l’istruzione domiciliare. Sono numerosi anche gli studenti stranieri (quasi 5.000) e disabili (circa 3.300). E’ poi rilevante il numero di alunni ricoverati di scuola superiore (quasi 5.000). Così, il servizio scolastico richiesto è sempre più specialistico, specie alle superiori. E’ allora indispensabile il raccordo con la scuola di provenienza per concordare interventi formativi coerenti e finalizzati alla maturazione globale della persona. Mentre la documentazione è essenziale per valutazione e validazione. “Forse – osserva Ferraro – i tempi sono maturi perché gli uffici scolastici regionali rivolgano un’attenzione specifica alla composizione degli organici del personale docente in ospedale, per verificare la coerenza dell’offerta rispetto alla domanda e ampliare, se non già previsto, il ventaglio dell’offerta d’istruzione a tutti gli ordini e gradi di scuola. Un’attenzione va rivolta anche da parte delle scuole polo e sezioni ospedaliere alla costituzione di reti di scuole e docenti per rispondere a bisogni specifici di ciascun alunno”. In Italia infatti sono presenti 18 scuole polo regionali, 242 sezioni ospedaliere, 909 docenti tra ruolo e non ruolo operanti in ospedale, a cui si aggiungono 100 insegnanti proveniente da reti territoriali e 67 docenti volontari. Figura chiave è quella del docente ospedaliero, a cui vengono richieste competenze “che fanno emergere l’importanza della formazione iniziale e in servizio. Oggi qualunque insegnate della scuola ‘normale’ può richiedere di insegnare in ospedale, ma deve essere ribadito che occorrono capacità e competenze particolari. E’ necessario prevedere sia la formazione inziale attraverso specifici moduli sia interventi continuativi e in itinere”. Infine, è strategico il ruolo del dirigente scolastico.

Nella tre giorni romana di workshop, dal 18 al 20 marzo, aperta dal ministro dell’istruzione Stefania Gianni e chiusa dal sottosegretario all’istruzione Davide Faraone, sarà presentata la nuova area del portale web della scuola in ospedale (http://pso.istruzione.it) dedicata alla Formazione per la Scuola in Ospedale (Afso). Uno spazio all’interno del quale saranno presenti nuovi materiali e contributi dedicati alla formazione in servizio dei docenti in ospedale e una sezione sperimentale per la creazione e l’attivazione di classi virtuali a supporto dei processi formativi e didattici degli studenti ospedalizzati o a domicilio.

Emanuela Micucci




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