Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Rimuovere le discriminazioni e promuovere parità di trattamento: tutti siamo d’accordo. Ma serve proprio l’Unar che abbiamo?

Le vicende denunciate dal programma “Le Iene” chiedono sia fatta chiarezza, distinguendo decisamente fra progetti di contrasto alla violenza e all’omofobia e attività ricreative che non necessitano certo di denaro pubblico.

L’A.Ge. – Associazione Italiana Genitori – ribadisce la necessità che l’UNAR (Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica) costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri svolga la sua attività in modo coerente ai propri scopi e trasparente.

Soprattutto sia aperto alle Associazioni Genitori, coinvolgendole con continuità nella definizione e programmazione, nonché nella valutazione del suo operato.

È purtroppo necessario ribadire ancora una volta – poiché pochi se ne ricordano –  che i primi responsabili dell’educazione dei figli sono i genitori: è un diritto-dovere esplicitato dalla nostra Costituzione, che negli artt. 29, 30 e 31 descrive con chiarezza il valore della famiglia e dei genitori. Ogni altra agenzia educativa non può esimersi dal confrontarsi con loro per le iniziative rivolte ai figli, ed ogni iniziativa, senza il coinvolgimento dei genitori, rischia di non raggiungere il suo obiettivo.

Inoltre tante sono le discriminazioni che vorremmo segnalare, a partire dal mancato accesso all’istruzione per tutti (p.e. disabili, stranieri…), il bullismo e il cyberbullismo, le situazioni di degrado sociale e di abbandono scolastico, la penalizzazione delle famiglie numerose, il mancato sostegno della natalità, una scuola che ancora non aiuta pienamente la crescita sociale, riproducendo la situazione di studio e condizione economica dei genitori.

Allora ci chiediamo a cosa serva l’UNAR in assenza di una collaborazione chiara e responsabile con i genitori: è sufficiente essere un’agenzia di finanziamento progetti? O non deve piuttosto diventare un luogo di incontro di tutti coloro che vogliono un Italia plurale, aperta all’educare, al promuovere le buone esperienze, all’associazionismo e alle famiglie, senza discriminazioni?




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