Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Report del CONVEGNO su DECRETO LEGISLATIVO 65/2017 (c.d. 0-6 ANNI) Attuativo della L. 107/2015 (c.d. Buona Scuola). MILANO 16 MARZO 2019

AGe Milano, insieme alle associazioni AGeSC Lombardia, AMISM, Nonni 2.0, Diesse Lombardia, DiSal, Fidae Lombardia, Fism Lombardia, Forum Famiglie Milano, Generazione Famiglia LMPT Lombardia e Sidef, ha promosso un Convegno sul D.Lgs n. 65/2017, una norma poco conosciuta, cercando di evidenziarne criticità e opportunità,

Siamo partiti dall’urgenza di dare una risposta adeguata ai bisogni di “cura, educazione e istruzione” dei figli nella fascia di età 0-6 anni che sono decisamente aumentati, a causa di molti fattori concomitanti (impegni lavorativi, orari poco flessibili, reti parentali e relazionali insufficienti).

Scopo del convegno è stato quello di riflettere sull’impianto culturale, politico e istituzionale del Decreto e individuare anche elementi pedagogici di novità

Le relazioni che si sono succedute hanno messo bene in evidenza come, nella fascia di età 0-6 anni, le attuali esigenze delle famiglie in ordine ai bisogni di cura/assistenza e istruzione siano decisamente cresciute  e si intersecano sempre di più tra loro stesse. Abbiamo anche visto come la Società Civile, nel segno della sussidiarietà, ha iniziato a sperimentare soluzioni diversificate, ma tutte tese a cogliere un medesimo obiettivo: sostenere e accompagnare le famiglie nel percorso di crescita dei loro figli in questa fascia di età.

Invero anche le Istituzioni, ai vari livelli nazionali e locali, hanno prodotto diversi interventi  normativi e legislativi, dall’istituzione delle c.d. “classi Primavera” con la Finanziaria del 2007, al recente Decreto 65/2017, oggetto del Convegno, passando attraverso variegate forme di sostegno economico per la frequenza degli Asili Nido.

Dagli interventi è emerso che la tendenza a “scolarizzare” anche questa fascia di età non è una prospettiva accettabile. Le diverse esperienze già in atto in alcuni Istituti Scolastici dimostrano come la continuità dei servizi è una realtà che sta nei fatti, maturata più sulla spinta delle esigenze familiari che per una progettazione a tavolino. E comunque, queste esperienze, hanno sempre teso a diversificare le risposte per i bambini da 0 a 3 anni, privilegiando la cura e i momenti  ludici, da quelli da 4 a 6 anni che invece si avvicinano all’età scolare per eccellenza, a cui vengono progressivamente proposti percorsi più finalizzati all’ingresso nella Scuola Primaria.

Questo spaccato di realtà, con le sue diverse modalità di risposta ai bisogni prima evidenziati, ci è sembrato maggiormente rispondente a quell’armonico sviluppo di questi bambini che si avviano al percorso scolastico tradizionale, ed  è quello che un Decreto di riordino dovrebbe prevedere.

La centralità della questione educativa, fondamentale in questa fascia d’età, richiede un deciso cambio di “paradigma culturale” e un ritorno alla Costituzione dove all’art. 30 sancisce che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” e impone dunque di individuare le modalità più adatte a facilitare l’esercizio di questo diritto/dovere. In modo analogo va ridisegnato l’intervento delle istituzioni pubbliche affinché “favoriscano l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà”, come stabilisce il comma 4 dell’art.118 della Costituzione.

La difficoltà di un crescente numero di genitori ad esercitare le prerogative genitoriali non giustifica la loro programmatica marginalizzazione rispetto alla gestione dei processi di cura, educazione e istruzione che si svolgono nei servizi. Questa marginalizzazione demotiva pesantemente chi è in grado di intervenire, aumenta la deresponsabilizzazione e contribuisce di fatto a rendere più fragile la funzione genitoriale. Se il “patto educativo” appare necessario in tutti i gradi scolastici, esso è indispensabile nella fascia 0-6 anni, dove deve trovare forme più adeguate per esprimersi.

La diversificazione dell’offerta di servizi per l’infanzia, come rappresentato in una delle relazioni, ha portato una ricaduta molto positiva sulla professionalità del personale educativo e degli insegnanti, perché richiede uno sguardo sul proprio compito professionale più ampio rispetto a quello prevalente nei gradi successivi di scolarizzazione. Ha inoltre favorito la crescita di un rapporto positivo tra genitori e scuola, espressione del patto educativo che dovrebbe caratterizzare tutta la scuola italiana.

Altro tema a cui si  dato attenzione è l’Accordo Stato/Regioni (limitatamente a Lombardia, Veneto ed E. Romagna) in forza dell’art.116 della Costituzione. Il testo in discussione, potrebbe contenere fra le competenze nuove affidate a queste Regioni, anche quelle della “cura, educazione e istruzione” che abbraccia la fascia di età fino a sei anni. Per le Regioni ad autonomia differenziata, la competenza regionale sulla materia si sgancerebbe dalla “legislazione concorrente” con lo Stato, abilitandole a dettare “norme generali sull’istruzione” per la fascia di età dai tre ai sei anni.

Qualora si realizzasse questa condizione, la Lombardia potrebbe sviluppare un’armonica e organica proposta per la cura e l’istruzione dei bambini nella fascia 0-6 anni. Inoltre, convogliando in un unico Fondo le risorse finanziarie derivanti  da Leggi nazionali e quelle stanziate con proprio Bilancio, sarebbe più semplice elaborare una pluralità di risposte ai diversificati bisogni già citati.

Nel caso della Regione Lombardia vi sono strumenti normativi già positivamente sperimentati e tutt’ora in essere, come lo strumento del “voucher”, che già viene proficuamente utilizzato per altri servizi e che costituisce un’interessante opportunità per valorizzare la responsabilità delle famiglie nella scelta delle soluzioni più adeguate alle proprie esigenze, nell’ambito delle esperienze accreditate dalla Regione Lombardia, a garanzia dello standard qualitativo dei servizi offerti.

In conclusione, l’assetto che verrà dato al segmento 0-6 anni inciderà significativamente sulle politiche di conciliazione tra tempi di lavoro e di cura familiare. Anche per questo riteniamo opportuno costituire un Tavolo Regionale per le politiche sul segmento 0-6 anni che potrebbe concretizzarsi in una sorta di “Tavolo per l’alleanza educativa”, che sia rappresentativo di tutti i soggetti interessati (associazioni di genitori e famiglie, associazioni professionali, amministrazioni scolastiche), dove Ente Locale e realtà associative di famiglie e genitori presenti sul territorio condividono percorsi, progetti e soluzioni.




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