Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Pollicino Charlie e l’Orco Leviatano

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha espropriato i coniugi Gard della loro potestà genitoriale

“Charlie, per il tuo bene, nel tuo migliore interesse, devi morire!”. Così sentenziò il giudice dell’Alta Corte di Giustizia, insieme agli altri “benpensanti” giurisperiti inglesi e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sulla scorta di quanto richiesto dai sanitari anglosassoni, contrari i genitori, voce del piccolo infante, che lottano strenuamente contro l’Orco Leviatano che ha deciso di prendersi il loro cucciolo.

Questi luminari delle “magnifiche sorti e progressive” hanno sancito che morire per asfissia – questa è la morte cui andrebbe incontro il piccolo Charlie Gard, nato il 4 agosto 2016, affetto da sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, una volta staccato il respiratore artificiale – sia un sacrosanto diritto “umano” del neonato, malato inguaribile, o forse guaribile, ma in percentuale tale da non ritenere “opportuno” che Charlie venga ancora curato, assistito, accudito, amato.

Al fianco di mamma e papà, si è schierato l’ultimo elfo (alias il presidente Donald J. Trump), che ha chiesto al Grande Leviatano inglese di permettergli di prendersi cura del piccolo Charlie nelle terre d’America, dove innovative pozioni magiche sarebbero in grado di guarire il cucciolo d’uomo, e di revocare così la sua già scritta sentenza di morte.

Fuor di metafora – ed augurandoci il meglio per Charlie –, la vicenda del piccolo Gard è molto preoccupante perché denota l’invadenza dello Stato nella sfera privata a tal punto da decidere fino a quando la vita possa essere vissuta e dall’esautorare i genitori dal proprio legittimo diritto di prendersi cura e proteggere i propri figli.

Indipendentemente, infatti, dalla guaribilità o meno della malattia di Charlie – su cui si è focalizzata l’attenzione dell’opinione pubblica e della battaglia legale –, egli ha diritto di vivere e di essere curato a prescindere dalle possibilità di guarigione della sua malattia (alte, bassissime o quasi nulle che siano).

Così come si legge nella Risoluzione 444 del 13 luglio 2017 della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America: “ la vita umana è sacra e merita ogni cura e protezione in tutte le fasi del suo sviluppo” e “ un bambino non è una statistica da gestire ma una vita, che deve essere sostenuta in ogni modo possibile”.

L’uomo sofferente (così come l’uomo sano) ha diritto a vivere sempre e comunque e nessuno mai potrà dire se una vita è degna di essere vissuta. E qual è la vita – ci chiediamo – che non è degna di essere vissuta?

In questo nostro mondo tutto incentrato sul “benessere”, sull’“efficienza”, sulla “competitività”, la sofferenza è vista come qualcosa da esorcizzare. Invece, la sofferenza è una grande occasione per riflettere sul nostro limite.

Il pensiero dominante ha innalzato il totem dello “standard della qualità della vita”: se sei sotto lo standard, ti sopprimo perché non voglio vedere la sofferenza, non voglio vedere il mio limite.

Qui dietro si nasconde anche una pericolosa cultura dello scarto, che disumanizza l’uomo e lo rende un oggetto, da buttar via quando non “serve” più e diventa un “peso” per la società.

Questo parametro dello “standard della qualità della vita” va quindi guardato con diffidenza, perché contiene in nuce una visione utilitaristica dell’uomo, questa sì contraria alla dignità umana.

In secondo luogo, la questione del piccolo inglese mette in evidenza l’inaccettabile arroganza dello Stato che pretende di decidere il bene di un bambino, nonostante e contrariamente alla legittima volontà dei genitori.

Nessun provvedimento giurisdizionale ha mai privato totalmente della capacità di intendere e di volere e della potestà genitoriale Chris Gard e Connie Yates, i genitori di Charlie. Quindi per lo Stato i due sono pienamente capaci ed idonei ad esercitare la responsabilità genitoriale, tranne nel caso di specie (semplicemente un caso di vita o di morte) per il quale il giudice inglese ha deciso di nominare un curatore speciale per il minore (the guardian, o per meglio dire the guardian of dead), essendoci un conflitto di interessi – a sui dire – tra i genitori e il figlio, per individuare il miglior interesse del minore! Come se due “legittimi” genitori potessero volere il male del proprio figlio!

Ciò nonostante, lo Stato si è arbitrariamente sostituito ai legittimi tutori di Charlie e ha deciso in loro vece che il meglio per il proprio figlio – almeno per il momento – sia lasciarlo morire.

I genitori e solo i genitori sono i giudici del migliore interesse dei propri figli!

Qualsiasi intervento esterno sul punto (tolti i casi di privazione legittima della potestà genitoriale) sarebbe da intendersi come una ingiustificata interferenza con il loro status di genitori ed i loro diritti sanciti dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Non possiamo non condividere le parole di Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, il quale ha dichiarato che: “la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha espropriato il papà e la mamma di Charlie della loro potestà, approvando la decisione con cui i tribunali britannici hanno negato ai genitori il diritto di curare il proprio figlio come essi desiderano. Anche se dal punto di vista clinico non vi fosse alcuna speranza, non si tratta certo di una violenza portata sul corpo del piccolo Charlie, ma di uno smisurato amore”.

La sentenza della CEDU e quelle dei giudici inglesi arrecano un grave vulnus al diritto/dovere dei genitori di proteggere e prendersi cura dei propri figli e arrogano allo Stato diritti primari che non gli competono. Tutti i genitori sono chiamati a resistere a questa pericolosa deriva. We are Chris Gard e Connie Yates: dont’t kill Charlie!

                                                                                           

                                                                                                Giovanni Alianiello

                                                                                  presidente A.GE. Civitanova Marche




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