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La teledipendenza nel biberon
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La teledipendenza nel biberonCOMUNICATO STAMPA
Nonostante tutto il progetto è proseguito, e l'A.Ge. ne vuole chiaramente evidenziare i rischi, perché fino a due anni un bambino non ha elaborato sufficienti attività cognitive che lo rendano capace di mediazione, di critica e di scelta. I neonati e i bambini hanno bisogno di papà, di mamme, di fratelli e nonni con cui giocare; hanno bisogno di contatto, di manipolare, di muoversi, di sperimentare. Proprio nei primi anni si pongono le premesse per lo sviluppo del pensiero, della creatività, delle relazioni interpersonali: Baby TV non potrà che incoraggiare la passività e frenare lo sviluppo psicomotorio. A ciò si aggiungano i rischi per la salute e la predisposizione all'obesità che, secondo molti autorevoli studi scientifici, è indotta dalla prolungata esposizione alla TV. Ancora una volta l'appello è affinché i neonati e i bambini siano rispettati nel loro diritto ad essere piccoli. L'Italia deve compiere ancora molti passi in avanti: l'Istituzione del Garante dei Minori, la piena autonomia e il rafforzamento delle Autorità di Garanzia e Tutela dei minori di fronte ai media, l'aumento di risorse per realizzare vere politiche familiari, insieme a ludoteche, "spazi genitori", aree urbane verdi accoglienti per le famiglie sono le condizioni per avere, domani, cittadini in salute psicofisica e pienamente attivi. E' necessaria, inoltre, una incisiva azione di "media education" (educazione ai media e con i media), pressoché totalmente assente nel nostro Paese. La sudditanza alla "TV babysitter" e all'idea che il crescere dei consumi corrisponda al benessere del Paese sono solo frutto della miopia e dell'egoismo di adulti ripiegati su se stessi, che accettano l'idea di mettere al mondo creature teledipendenti, consumatori fidelizzati per i mercati di domani. Inviato da : Admin, 06 Nov 2009
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