Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

La misericordia nelle periferie. Convegno A.Ge. del 27 maggio 2017

Si è svolto a Roma lo scorso 27 maggio 2017 il Convegno organizzato dall’A.Ge. Nazionale al termine del progetto ” La misericordia nelle periferie”.

Dopo i saluti della Presidente Rosaria D’Anna, l’incontro è stato aperto dall’intervento di Don Enzo Bottacini aiutante di studio Ufficio Nazionale Pastorale della Famiglia per la CEI.

Tutti i volontari e soprattutto oggi qui voi dell’AGe siete degli artigiani della misericordia in quanto portate avanti delle azioni concrete che servono per promuoverla e metterla in pratica.  La famiglia è la culla della misericordia, quella famiglia che voi rappresentate e sostenete. Dovete essere indicatori delle strade di felicità da percorrere ogni giorno, feritoie di speranza, luci concrete che aiutano a costruire il bene dove deve essere seminato. Quindi ben venga la partecipazione di AGe ai progetti del forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori e soprattutto al progetto Immischiati a scuola.

 

Prof. Paolo Battimiello Dirigente Scolastico

 “A scuola c’è la formazione giusta per aiutare i bambini ad apprendere e superare i problemi che si portano in classe?

L’idea poetica di stare insieme non funziona se io non conosco la valenza educativa dei miei interlocutori.

Se la scuola non è disposta a cedere nulla di ciò che ha, la collaborazione non è possibile.

La scuola deve dare il diritto di parola ai bambini perché siano cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri, sappiano che ciascuno di loro, nella propria unicità, sia utile a costruire un progetto comune dove tutti si possano affermare.

Non possiamo più dire che la società di oggi ha fallito nella sua missione educativa perché ciascuno di noi è responsabile di ciò, e chi si limita ad affermare questo e basta è parte del problema.

Di questa mancanza di comunicazione chi ne soffre sono i nostri figli.

Purtroppo oggi il dialogo dei genitori con la scuola è un dialogo tra sordi, la scuola ha compiuto il grande errore di non aver approfittato del grande capitale che possono portare i genitori.

L’inclusione non è una cosa solo della scuola ma una scelta di consapevolezza della società, una scelta di vita da cui non si può prescindere.

 

Chiara Crivelli, Segretaria AGe nazionale 

Nell’Anno Santo della Misericordia abbiamo pensato di dedicare le azioni delle aGe locali e regionale soprattutto alle periferie, quelle di chi rimane ai margini della società, quelle “periferie esistenziali” di cui tanto ci ha parlato Papa Francesco.

Oggi abbiamo scelto alcuni modelli di azioni concrete portate avanti dalle AGe locali che vogliamo presentarvi.

 

Deborah Murante – AGe Liguria progetto “Aiuto! LE DIPENDENZE”

Il progetto si sviluppa attraverso la costruzione di un percorso di sensibilizzazione rispetto ai comportamenti devianti e poco funzionali alla maturazione personale e al benessere psicofisico; si concentra soprattutto sul tema dell’abuso e della dipendenza di sostanze o da alcool.    Come dagli ultimi episodi avvenuti negli ultimi anni, le notti di divertimento si sono trasformati in ore di illegalità e violenza di giovani sotto effetto di droghe e di alcool. Abbiamo constatato, dopo varie verifiche che il livello di giovani che fanno uso di sostanze o di alcool si è drasticamente abbassato ai 12/13 anni poco più che bambini. A fronte di questa realtà è emerso il bisogno di:

– riflettere con le Istituzioni di questa fascia d’età così delicata e così a rischio devianza o dipendenze

– Verifiche ai locali (pub, discoteche, supermercati, tabaccherie) con sigillo di qualità se rispettano le norme di legge

– presentare ai genitori e alla cittadinanza le iniziative e condividere con essi gli obiettivi Con incontri mensili

– creare alcune occasioni di incontro in cui i minori nelle scuole dalla primaria di secondo grado dove al termine si possono confrontare con persone esperte sulla tematica.

Sono partner del progetto la discoteca Kursaal Club, la Psicologa Monica Borgogno, la croce verde Intemelia, il club alcolisti.

Il progetto si svolge con la presentazione dello stesso alla cittadinanza e ai ragazzi delle scuole con

testimonianze sul campo dei volontari di primo soccorso, con le testimonianze degli ex alcolisti che portano le loro esperienze di vita ed in fine con la professionalità della psicologa che aiuta i genitori a comprendere le dinamiche di queste dipendenze.

Al termine degli incontri l’Associazione mette a disposizione per i ragazzi e i genitori bigliettini da visita per mettersi in contatto privatamente con gli esperti.

 

Anna Maria Leobono, AGe Avetrana – progetto BASKIN

Il Baskin è lo sport dell’inclusione. Lo spunto è sorto a due insegnanti di sostegno e di ed. fisica che si sono resi conto di come anche i bambini con handicap fisico avevano bisogno di giocare e di relazionarsi con gli altri anche nell’ora di educazione fisica.

L’idea è quella di creare uno sport, il baskin, dove la squadra è composta da ragazzi normodotati, maschi e femmine, e di ragazzi con handicap anche diversi. Le regole consistono nel dotare ogni componente della squadra di una maglietta con un numero uguale in base alle proprie doti fisiche e per ciascuno esiste un grado di difficoltà diversa di fare canestro.

In questo modo tutti, ma proprio tutti possono giocare a baskin. Che sia in palestra, a scuola, nei cortili o nelle piazze all’aperto, basta allestire il campo.

Per rendere tutto questo possibile abbiamo organizzato una raccolta di tappi di plastica alla quale partecipano tutti nel comune: scuole, parrocchie, negozianti etc. Con i fondi vengono acquistate le carrozzine per fare in modo che anche bambini con problemi di deambulazione possano giocare, e il materiale necessario per allestire il campo. Questo sport sta portando grandi benefici ai ragazzini anche con grandi difficoltà motorie perché li fa sentire accolti e parte di una squadra. Per questo si sta diffondendo velocemente in Puglia.

 

Gloria Filippetti Pedagogista. AGe Porto Potenza Picena

Ogni giorno, chi è abituato a lavorare o ha un impegno nel sociale, deve fare i conti con le difficoltà che vivono molte famiglie; purtroppo spesso tali difficoltà si trasformano in forme di disagio che emergono nei comportamenti e nelle relazioni dei componenti delle famiglie stesse. L’A.Ge. Porto Potenza Picena partendo da un’idea sviluppata a Torino dalla Fondazione Paideia ha attivato il progetto “Una famiglia per una famiglia”. Circa venti famiglie hanno partecipato, costruendo una rete di famiglie solidale, che si sono incontrate con l’obiettivo di trarre il proprio benessere dalla reciproca relazione e supporto

Il progetto si è svolto con la collaborazione di diversi partner nel territorio, che hanno rivestito ruoli differenti, dalla segnalazione alla sensibilizzazione delle famiglie fino al supporto logistico o concreto sulla base delle proprie competenze nelle varie attività realizzate. La sperimentazione ha visto l’alternarsi di diverse attività ludiche e ricreative a momenti di riflessione e laboratori esperienziali creati ad hoc per le famiglie.

Al termine si è riscontrato, con grande soddisfazione degli organizzatori e dei servizi sociali del comune, come questo progetto pensato per il supporto alle difficoltà giornaliere delle famiglie, abbia visto la promozione di vantaggi sia per le famiglie che ne hanno preso parte, sia per la comunità a cui appartengono.

Il primo vantaggio è quello di aver rivalutato la famiglia come risorsa capace di generare bene comune nel momento in cui si unisce ad altre famiglie non rimanendo chiusa nel proprio nucleo, condividendo i propri bisogni e le proprie difficoltà per superarle insieme.

Un altro vantaggio è aver mostrato che il benessere non può essere garantito solo per via istituzionale, dallo Stato e dalle sue derivazioni, ma nasce anche dalla collaborazione attiva delle Istituzioni Pubbliche con la Società civile.

Il terzo vantaggio, sicuramente è quello che ha generato maggiore soddisfazione nei proponenti il progetto: la capacità delle famiglie di diventare protagonisti della vita sociale. La loro forza diventa una sorta di autodifesa, la famiglia quindi non ha bisogno di essere protetta come un bene in estinzione, ma è capace di produrre iniziative e stabilire relazioni che risultano di sostegno per se stessa e per altri nuclei familiari.




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