RELAZIONE INTRODUTTIVA
Consiglio nazionale
19/20 gennaio 2008
Iniziamo con questa riunione del Consiglio Nazionale un percorso che per tre anni ci vedrà lavorare intensamente, insieme: alcuni di noi si affacciano alla responsabilità nazionale per la prima volta, altri hanno qualche anno di servizio in più alle spalle. Nei prossimi mesi, giungeranno nuovi amici, a seguito di congressi regionali che sono in vista.
A tutti ancora un grazie anticipato e un augurio, perché per tutti è un ripartire da capo.
Il Congresso che ci ha eletto si è svolto in un clima sereno, positivo. Abbiamo negli occhi e nel cuore le fotografie e i testi di Ennio Rosini: da quelle parole riprendo una descrizione che rilancio come augurio. "L'AGe è stata una grande équipe di lavoro, nella quale i genitori si sono dedicati a scoprire e conseguire ciò che è bene per la crescita dei figli in armonia con il bene di tutta la comunità, con spirito di collaborazione e di autentico dialogo, insieme a tutte le componenti dei processi educativi."
Fa bene, talora, ripartire dai ricordi: i ricordi non sono rimpianto, ma sono rielaborazione, poiché quando il tempo è trascorso forse non c'è la nitidezza della descrizione, ma il guadagno della comprensione. È quel processo vitale per il quale comprendere è un ricordare, e possiamo dire "Adesso capisco qualcosa di più".
Ripartiamo, dunque, in questo nostro lavoro, solidamente ancorati nelle nostre radici e memorie. I tanti volti di amici impegnati nell'associazione sono impressi uno ad uno nella memoria dei più anziani: e vogliamo che da questi saggi giungano a noi, più giovani, distillati di esperienza, ponderatezza ed equilibrio, slancio ideale, bonario rimbrotto, se necessario.
Il Congresso ci ha confermato, semmai ne avessimo avuto bisogno, del radicamento della nostra associazione in tutto il Paese: anche dove la nostra voce è più flebile, ci siamo. E confermo che, già nelle prime settimane, ho visto segnali incoraggianti: Sorgeranno ancora molte nuove associazioni!
Soprattutto il Congresso ci ha confermato nella nostra dignità di cittadini che vogliono abitare, da genitori, le scuole, le comunità, i servizi sociali, gli ospedali, i media: oltre che un diritto conclamato, la cittadinanza è un dovere, una responsabilità. Poiché nell'essere genitori è implicito, in modo essenziale, categoriale, il "prendersi cura" dei figli, del loro tempo, del loro spazio. Quindi il prendersi cura della città, della scuola, dell'educazione. E se, da genitori ci prendiamo cura dei figli, è come se, da più forti, ci prendessimo cura dei più deboli. Perciò la nostra attenzione deve anche correre a chi, oggi, è più debole, o indifeso, o violato: pensiamo a quelle famiglie (una su sette) che non arrivano a fine mese. Pensiamo ai troppi bambini, anche in Italia, costretti al lavoro minorile (Eurispes ne stima circa 400mila) o comunque privati di una piena istruzione. Ma anche a nuove povertà quali la dipendenza da TV (un 6,6% di bambini in Italia supera le 5 ore al giorno), l'abitudine ad ubriacarsi che tocca il 12% dei ragazzi fra 15 e 17 anni, l'essere coinvolti in episodi di bullismo che giunge al 20%.
Il contesto nel quale oggi la nostra associazione si trova ad operare ha in sé le caratteristiche della complessità e della globalizzazione, per la quale ogni fenomeno ha risvolti avvincenti e positivi, nel contempo carichi di preoccupazione, quasi a sfidare le nostre intelligenze di educatori.
Come negare le molte conquiste nella scienza, nella tecnica, nella medicina, che ci hanno condotto ad una vita migliore e più longeva? Eppure tali conquiste pongono nuove domande, di carattere etico, legate al nascere e al morire, al rischio di tecnocrazie che condizionano l'economia e la politica.
I mezzi di comunicazione ci consentono di essere istantaneamente e continuativamente connessi al mondo intero. E, al crescere di questi, si moltiplicano le proposte di cultura, si innalza il livello medio d'istruzione, si ampliano le possibilità di spostamento nel mondo. Molti dei nostri figli hanno già vissuto qualche settimana in paesi stranieri, possiedono le lingue, utilizzano facilmente un computer e la rete internet, sono più europei di noi.
Si sono spalancati orizzonti di libertà, nel mondo, dopo la caduta del Muro.
Nel contempo, viviamo il disorientamento e siamo consapevoli che sono da ridefinire coordinate per il nostro viaggio.
Moltiplicandosi le parole, si moltiplicano le opinioni: e se tutte le opinioni sono ritenute vere, nessuna lo è. Come è possibile porsi come educatori, se tutto è relativo? Se l'educazione è una relazione intenzionale che mira all'autonomia e all'identità, ciò è più complesso quando gli adulti stessi sperimentano appartenenze deboli, un'autonomia spesso proposta come anarchia, identità incerte oppure, al contrario, contrappositive.
Come negare che la libertà, valore faticosamente acquisito, sia nella crescita personale che nella storia sociale e politica anche del nostro Paese, dischiude grandi orizzonti, predispone al futuro? Ma viviamo episodi in cui la libertà è negata, è di qualcuno e non di altri. Magari è di pochi a scapito di molti. Pare quasi che vi sia paura della libertà. Perché libertà significa confronto fra diversità. E diversità significa esistenza di identità. Ma se le identità sono deboli, è inevitabile la paura della libertà. "La paura della libertà genera oscurantismo", diceva qualcuno nei giorni scorsi, commentando i tristi fatti accaduti alla Sapienza di Roma.
Non penso che se ne esca contrapponendo forza a forza, quantità a quantità: secondo l'insegnamento della lettera di Pietro, secondo il magistero di Benedetto XVI, le ragioni della nostra speranza vanno proposte con la forza del pensiero, con l'articolazione della proposta, con la quotidiana fatica dell'educazione, della cultura, della progettualità.
Con altre parole, mons. Zani, introducendo il nostro Congresso, proprio tra le sfide cruciali dell'educazione, segnalava la necessità di "saper giustificare nei luoghi laici e pubblici della elaborazione e della trasmissione culturale il significato antropologico, le componenti dottrinali ed etiche, nonché la storia degli effetti della tradizione cristiana".
Nei luoghi laici e pubblici si mette in gioco la nostra associazione, che è associazione fondata sui valori della Costituzione e dell'etica cristiana: siamo, dunque, associazione di laici che, cristianamente ispirati, a partire dal valore naturale, umano (quindi teologico) della genitorialità, si pongono in dialogo nel campo della vita.
In quanto genitori, naturalmente siamo propensi all'impegno educativo e alla realizzazione delle migliori condizioni per la crescita dei figli. Le migliori condizioni, per natura, sono quelle di stabilità della famiglia, sono quelle di una educazione che, avvenendo "per differenziazione", necessita dell'incontro tra il bambino e figure sessualmente eterogenee.
Si comprende, dunque, la nostra affinità con le molte realtà aderenti al Forum delle Associazioni Familiari, e l'impegno, insieme a loro, per politiche familiari che riconoscano che il bene della famiglia è il bene della società.
Il contesto va abitato, dunque: quasi direi, va amato. Teologicamente diciamo che questo mondo è già salvato, anche se ancora soffre nelle doglie del parto. Qui è lo scarto, il già e non ancora, che ci spinge all'azione, con speranza. Anzi, l'azione può davvero essere "luogo di apprendimento della speranza" .
Il contesto va interpretato, e in esso sono da cogliere le domande che orientano le linee dell'agire.
Un luogo centrale dell'azione dell'A.Ge. è la scuola, o meglio, il sistema d'istruzione e formazione. Come si evolve il sistema scolastico?
È, come gli altri ambiti di vita, innervato nella complessità: la vivono gli insegnanti (alla ricerca di identità, poiché l'opera di trasmissione delle conoscenze e della cultura non è richiesta come prioritaria), la vivono gli allievi (frastornati dalle mille proposte e anche dalle lusinghe di una società che li vuole già adulti), la vivono i genitori (appartenenti a famiglie assai differenziate: stabili, di fatto, di seconda composizione...).
Nello specifico, l'agire "con il cacciavite" del Ministro della P.I. on. Giuseppe Fioroni, si sta trasformando in una graduale ma incisiva riforma: dalla ripresa dell'anno scolastico abbiamo assistito all'emanazione di provvedimenti sulla disciplina degli alunni (modifiche allo Statuto, reintroduzione del voto di condotta nelle secondarie), sull'innalzamento dell'età dell'obbligo scolastico ai 16 anni, sul recupero dei debiti formativi, sul ripristino del tempo pieno nelle primarie. Pochi mesi prima era stata introdotta una nuova regolamentazione dell'esame di stato (che ha anche modificato la composizione delle commissioni), e prima ancora la reintroduzione degli istituti tecnici e professionali, l'ampliamento della quota di autonomia curricolare al 20%, l'affidamento delle scelte su valutazione e porfolio al collegio docenti, la disapplicazione delle norme sul docente tutor e sulla permanenza biennale dei docenti nell'istituto.
In questo quadro si è inserita la pubblicazione delle Nuove Indicazioni per il Curricolo della scuola dell'infanzia e primo ciclo d'istruzione : come già il precedente testo redatto dal prof. Bertagna, il documento riguarda in modo unitario tutto l'arco che va dalla scuola dell'infanzia alla secondaria di primo grado compresa (ex scuola media). È un documento base, che introduce un quadro generale di finalità ed entra nel dettaglio di obiettivi di apprendimento per ogni segmento: l'autonomia delle scuole è ora al lavoro su questo testo, che è sperimentale per due anni. Nell'autonomia delle scuole, lo ricordo, sono compresi anche i genitori: il Ministro, emanando la circolare di accompagnamento, suggeriva di costituire gruppi di lavoro misti sulle Indicazioni, comprendenti i genitori.
Concludendo il riferimento al mondo della scuola, constatiamo che, nel sistema educativo policentrico, la scuola italiana ha via via perso di autorevolezza e credibilità: sfiancata da continui provvedimenti di riforma, la scuola non ha sviluppato ed esplorato a fondo l'autonomia che dal 1997 le è riconosciuta. Pur essendoci lodevoli esperienze in campo (il Premio Andrea per la scuola anche quest'anno ha raccolto centinaia di buone pratiche, ora al vaglio della commissione mista AGe/Università Cattolica per la valutazione), l'autonomia è stata intesa anche come anarchia, come giustapposizione di progetti senza una progettualità, come contrapposizione fra il dirigente e il collegio docenti: in genere, a scapito dei genitori e degli alunni.
La percezione che gli studenti siano meno preparati (e le indagini internazionali, sia pure da considerare in riferimento agli indicatori censiti, confermano la percezione), i ripetuti e amplificati dai media episodi di malcostume, vandalismo e bullismo, la indeterminatezza della rotta da seguire e l'assenza di una verifica sulla qualità degli istituti e sul rispetto delle norme ricadono negativamente sui docenti.
I contratti di lavoro ancora non valorizzano la progressione in carriera e il merito: molti insegnanti sono sfiduciati, eppure restano una risorsa preziosa di impegno e dedizione.
L'altissima mobilità e l'inserimento in pochi anni di 150mila precari (che richiederebbe tempi per la formazione, adeguato accompagnamento), la rigidità del sistema (più che "pubblico", è "statale", scarsamente autonomo e rispettoso della libertà di scelta educativa) non contribuiscono certo a rassicurare le famiglie circa la qualità e la continuità dell'insegnamento in Italia.
Quali indicazioni per la nostra associazione?
Se le agenzie formative sono molteplici (famiglia, scuola, sport, oratorio, tempo libero, biblioteche, corsi) e il 60% delle competenze dei ragazzi proviene dall'esterno della scuola, una direzione da seguire è il lavoro di comunità, la presenza dell'associazione nella realizzazione di un contesto educativo, che comprenda la scuola e la coinvolga in una rete più ampia.
La famiglia è luogo di continuità: accompagna il bambino dalla nascita in tutti gli ambienti che attraversa. È il porto in cui ogni giorno si ritorna. È collegamento tra la scuola e ciò che è intorno (pensiamo ai genitori nei rapporti delle amministrazioni comunali, o delle parrocchie).
In questa logica reticolare (una rete che non costringe, ma accoglie, previene, orienta) sono da sostenere tutte le esperienze di progettazione partecipata, di tavoli e forum sociali ed educativi, di sostegno alle "Città dei bambini", di dialogo tra le generazioni, di integrazione del volontariato e del privato sociale nel servizio pubblico, di lavoro per la qualità della vita dei bambini in ogni luogo di vita (gli ospedali, lo sport, l'ambiente naturale, la salute nel suo insieme, o altro ancora). Nello specifico della scuola estremamente interessante è l'indicazione (nella circolare sulle iscrizioni) relativa alla realizzazione di Patti di corresponsabilità educativa tra scuola e genitori, da non ridurre ad una presa d'atto delle norme in vigore nella scuola o delle sanzioni pecuniarie a carico dei genitori per atti di vandalismo dei figli.
Alcune esperienze sono in atto, nella nostra associazione: devo citare l'Emilia Romagna, la Liguria, un'esperienza giuntami qualche giorno fa da Verona.
La revisione degli organi collegiali della scuola, da troppo tempo ferma nei meandri parlamentari, ora deve giungere a qualche approdo: abbiamo concluso la nostra raccolta di firme su punti chiari e semplici, e abbiamo mobilitato (senza troppa enfasi né pubblicizzazione) più di dodicimila genitori. Presto dovremo ufficializzare la consegna delle firme al Ministro. La richiesta che l'AGe da anni avanza affinché il tempo impiegato dai genitori in attività legate alla scuola dei figli (colloqui, partecipazione ad assemblee, consigli di classe/istituto) sia considerato "tempo di cura", e riconosciuto con adeguati strumenti dovrà trovare concretezza: la legge sulla cura parentale (L. 53/2000) potrà offrire una possibilità in tal senso?
Nella visione reticolare dell'educazione voglio condividere con voi, perché divenga scelta forte, la partecipazione dell'A.Ge. al Tavolo interassociativo per l'Educazione, costituito presso la CEI con altre 40 associazioni, che ha già visto la produzione di un documento congiunto, la proposta di due seminari di studio, in vista di un convegno che si terrà nel maggio prossimo. In tale Tavolo l'AGe sta svolgendo un ruolo impegnativo servizio (con l'occasione devo citare anche il sostegno e lo stimolo che viene alla nostra associazione dall'Ufficio per la Pastorale dell'Educazione, Scuola e Università della Conferenza Episcopale Italiana).
La trasversalità e pervasività dell'esperienza genitoriale è riconosciuta, ultimamente, anche da parte di mondi fino a poco fa molto lontani: mi riferisco ai media e al dibattito politico. La nostra presenza, in varie forme, nelle commissioni di revisione cinematografica, nel Consiglio nazionale degli Utenti, in ruoli di consulenza presso la Commissione bicamerale per l'Infanzia darà presto altri frutti visibili. Dovremo operare sempre perché la nostra proposta sia competente, non censoria, coinvolgente e positiva.
Nel lavoro di comunità, infatti, non ci si limita a segnalare gli errori degli altri e le inadempienze del sistema: ad ogni segnalazione si affianca la proposta di soluzione, l'idea divergente che dischiude altri orizzonti.
Un'idea deve condurre il nostro rapporto, non succube e amicale, con la politica: ogni giorno qualche milione di genitori, in Italia, si sveglia presto e tira a notte nell'impegno per i propri figli. Non crea problemi, ed è un silenzioso operatore della prevenzione di problemi seri. Ogni giorno le famiglie italiane procurano allo Stato qualche milione di euro di risparmio nella spesa sociale. Perciò non dobbiamo temere di chiedere: è solo una restituzione, così che possiamo, con l'associazionismo, realizzare reti solidali tra famiglie, coinvolgendo anche quelle in difficoltà.
Sono consapevole che le sfide che ho delineato, e gli impegni operativi che ne conseguono, sono elevate, impegnative per la nostra associazione. Perciò penso ad un'associazione "sensibile", che sappia avere la flessibilità necessaria per modificarsi nella corsa, per collocarsi in ascolto costante delle domande. Abbiamo antenne sensibili? Sì, sono le associazioni locali e regionali, con le quali dobbiamo rafforzare la circolarità di comunicazione.
La stessa struttura dell'Associazione deve caratterizzarsi per una forte sussidiarietà interna, da non disgiungere mai dalla solidarietà e corresponsabilità. Tutti siamo indispensabili per gli altri, nessuno è autosufficiente da sé. Il Presidente non è l'AGe, ne è solo il Presidente. Eppure l'AGe senza il Presidente nazionale non può essere. Il livello regionale ha una propria autonomia, si rapporta direttamente con la Regione. Senza il livello regionale l'AGe nazionale non si regge, eppure il livello regionale necessita della rappresentanza al livello nazionale. Ogni socio può dire di avere "qualcuno" a Roma che parla per lui, ma Roma se non ha alle spalle diecimila -ventimila soci non parlerà più.
Queste ragioni mi hanno condotto, dopo una lunga serie di riflessioni e consultazioni, a presentarvi qui di seguito una proposta organizzativa unitaria, che comprende anche la proposta di responsabilità per alcuni di voi.
Il Funzionamento consigli nazionali: siano riunioni caratterizzate da franchezza, condivisione, trasparenza, efficienza. Perciò alcuni strumenti possono essere d'aiuto
- il verbale sintetico: si segnano a verbale i presenti, gli intervenuti, il testo della delibera votata, si allegano eventuali dichiarazioni, odg, ecc.
- l'utilizzo di supporti informatici (pc e videoproiettore)
- la delega della presidenza della riunione a due fra presidenti regionali e componenti il CEN, a turno.
- Per ogni punto in discussione si stabilirà il tempo complessivo da dedicarvi
- Suddivisione del consiglio in gruppi, con la possibile articolazione di lavoro in
Ore 15/16 introduzione ai lavori, breve illustrazione dei temi, informative
Ore 16.15 - 18.15 suddivisione in commissioni secondo l'articolazione degli uffici
Ore 18.30 - 20.00 plenaria
Eventuale sessione plenaria 21.30 /23.00
Plenaria 9.30/13
- Calendarizzazione dei consigli nazionali articolata in 3 consigli all'anno + l'Assemblea annuale. Un consiglio all'anno possibilmente sarà ospitato in una Regione.
- Giornate di lavoro con i Presidenti regionali: l'obiettivo è l'armonizzazione della struttura federativa AGe con la necessaria coesione e unitarietà di livello nazionale
- Si costituiranno i seguenti uffici, da intendersi come gruppi di lavoro, a servizio dell'operatività dell'associazione
Sistema d'istruzione/formazione e universitario (e partecipazione al FoNAGS) e consulenze
Politiche familiari (e delega per la partecipazione al Forum delle Famiglie)
Politiche della comunicazione e dei media (e coordinamento rappresentanze nei CNU, commissioni, ecc.)
Progetti AGe
Formazione interna quadri e soci; organizzazione di un convegno tematico annuale (si potrebbe collocare in concomitanza con l'Assemblea)
Mondialità, Europa, integrazione
- Il Consiglio, su indicazione del Presidente, designerà alcuni consiglieri appositamente delegati su temi specifici: fra questi almeno disabilità, promozione e marketing associativo, studio sulla presenza dei nonni e anziani nelle famiglie..
Il CEN (costituito dai 6 responsabili degli Uffici + Presidente e i 2 vicepresidenti + Segretario e Tesoriere = totale 11 persone) si riunirà non in concomitanza con i Consigli. È infatti compito del CEN predisporre l'odg del Consiglio, quindi dovrà riunirsi circa un mese e mezzo prima. Possibilità di riunione in teleconferenza. Sarà da verificare il trasferimento di alcune competenze dal Consiglio al CEN (accettazione nuove associazioni, campagna tesseramento, decisioni urgenti, adesioni a progetti - da ratificare in Consiglio...)
- Rilevanza del Comitato scientifico. Ne fanno parte il Presidente, i past president e alcuni esperti-amici dell'associazione. Da definire con apposito regolamento i compiti e il funzionamento del Comitato.
- Grande attenzione alla gestione del Bilancio. Poiché gli impegni descritti comportano spese consistenti, tutta la "partita" economica è da rivedere secondo i principi di solidarietà/sussidiarietà/trasparenza, rivedendo, per snellire e incentivare, le procedure di tesseramento e una maggiore uniformità fra le Regioni. Chiedo, inoltre, che il Consiglio stabilisca nel Bilancio l'importo annuale e gli ambiti delle spese del Presidente e dei suoi delegati per rappresentanza. Il sottoscritto vuole incontrare, non per turismo, tutte le regioni, e lo farà insieme ai vicepresidenti: la corresponsabilità nelle spese...aumenta!
- Revisione dello statuto (per inserimenti in registri nazionali) a partire da una consulenza prestata da esperti giuristi e sul non profit, alla luce del sistema interno di rapporti che intendiamo promuovere nell'AGe e dell'evoluzione delle norme, ancora oggi in fase di revisione.
Non potevo, né dovevo dire tutto, in questo intervento. Vi ringrazio della comprensione e degli apporti che integreranno queste pagine.
Ringrazio le signore Giuliana e Antonella per la squisita gentilezza con cui mi hanno accolto nel primo mese. So che il clima creatosi continuerà: chiedo anche voi di sorridere un poco per qualche scivolone che ogni tanto potremo fare. Basta che qualcuno dia una mano per risollevarsi.
Roma, 19 gennaio 2008
Relazione approvata all'unanimità dal Consiglio nazionale