Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

I bambini delle scuole elementari non potranno più essere puniti con sanzioni disciplinari come note, sospensioni o espulsioni.

 La novità arriva da un emendamento contenuto nella proposta di legge che reintroduce l’educazione civica nelle scuole, che abroga due articoli del regio decreto 1927 e del 1928 in vigore fino ad oggi.

Si approva alla camera l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole e nello stesso tempo, nei fatti, si esautorano gli educatori e si rendono le regole solo formule simboliche. Fin da piccoli cioè si viene educati alla inesistenza o inutilità delle regole, non si rispetta l’autorità, non esistono conseguenze alle proprie azioni.

Al di là di tutto, questa decisione non fa che esprimere bene la crisi del concetto stesso di educazione. Non è possibile educare se non partendo dalla condivisione e applicazione di regole che garantiscano i fondamenti del vivere civile e non esiste regola senza sanzione. Ogni regola non è davvero tale se non prevede la possibilità di derogare da essa e di determinare le conseguenze concrete che tale deroga comporta. Anzi, proprio lo scontrarsi con il limite imposto da un divieto diventa uno dei momenti più preziosi del percorso educativo, perché esperienza in cui l’individuo misura realisticamente le proprie capacità, nonché le reali dimensioni del suo io, che non può essere astratto, indefinito o infinito… Quanto mi delimita e fissa lo spazio mio e degli altri, nonché le reciproche responsabilità, è il fondamento stesso del vivere civile.

Ancora di più in un luogo deputato alla convivenza educativa, sia con il gruppo dei pari, sia con l’adulto educatore che ha il dovere di configurarsi anche come autorità, cioè come persona autorevole di riferimento, né più né meno di come il genitore ha il dovere di essere autorevole agli occhi del figlio. Se si toglie lo strumento della sanzione, si toglie il corrispettivo dei No che il genitore deve dire all’occorrenza al proprio figlio, se vuole realmente esercitare la genitorialità. Perché i giusti No sono l’occasione preziosa che ha per amarlo autenticamente.

Va da sé che qui si parla di “giusti” No, quelli dettati dalla prudenza e dal buon senso, che rappresentano pur sempre la  fatica dell’educare.

C’è chi parla di norme obsolete che andavano abolite, perché poi, nei casi estremi, si ricorrerà all’intervento di “specialisti”, favorendo ancor di più in questo modo quel processo di “ospedalizzazione“ della scuola, avviato ormai da diversi anni, che vorrebbe risolvere con certificazioni e approcci “speciali” quanto è probabilmente semplice materia di educazione.

A favore di tale emendamento si cita il provvedimento più grave che sarebbe stato abrogato, vale a dire la sospensione e l’espulsione dalla scuola, che si ammette però essere già di fatto inattuabile nella scuola primaria, ma non si parla invece del fatto che siano state anche abolite le semplici ammonizioni e note sul registro con comunicazione scritta ai genitori, che non si comprende quale danno possano mai arrecare. Si gioca con le parole “punizione” e “sanzione”, interpretate sempre in chiave repressiva, senza tenere conto che rappresentano invece un’importante esperienza di responsabilizzazione che fa capire che ogni azione ha delle conseguenze. E i piccolissimi sono in grado di capirlo meglio degli adulti proprio perché provengono dal mondo dei giochi, dove sperimentano l’importanza delle regole, dei ruoli, e spesso pure delle penitenze…

Ora tutto si rimette al patto di corresponsabilità, ma cosa c’era di più innocuo di una nota sul registro? Cosa si potrà mai pensare di alternativo?

Comprendere, dialogare, amare sono solo vuote parole se non si esprimono anche attraverso il gesto faticoso e prudente di una giusta sanzione.

Se è vero come è vero che “i No fanno crescere”, a maggior ragione la riflessione sulle conseguenze di un gesto o di un comportamento, attraverso una sanzione autorevolmente educativa, diventa la prima e più efficace lezione di educazione civica che si possa impartire.

 

DavideVepsier

Consigliere Age

Componente Ufficio Scuola

 

 




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