Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Genitori, figli e le nuove tecnologie. Una sfida nelle relazioni familiari di oggi e del futuro.

Genitori, figli e le nuove tecnologie. Una sfida nelle relazioni familiari di oggi e del futuro.

Già accadeva qualche anno fa che… “come è andata a scuola”? “Bene!” “Cosa avete fatto?” “Niente!” Figurarsi ora, che in famiglia ci si vede pochissimo a causa dei rispettivi impegni e parlarsi mentre lo sguardo è assorto in quello schermo da cinque pollici, con le dita frenetiche che volano sullo schermo, non è affatto semplice. Qualche genitore che si crede “moderno” magari dialoga con i propri figli direttamente tramite Iphone: (messaggino)“vieni a tavola che è pronta la cena”. E che dire dei gruppi Whatsapp familiari? Nelle già difficili relazioni tra genitori e figli si frappone quello schermo che toglie ogni empatia e ogni emozione, fintamente sostituite dalle emoji.

Da un lato dello schermo i genitori: tra le mille difficoltà che la vita odierna ci propina nel lavoro e nelle relazioni interpersonali il controllo di figli adolescenti ci sfugge sempre più e, sconfitti, cediamo alla tentazione di diventare loro amici. Amici anche nei social: andiamo su Facebook? E i nostri figli scappano su Instagram. Li raggiungiamo pure lì? Ecco pronto Telegram. Già questo ci dovrebbe far capire che sono i nostri stessi figli a non volere un genitore come amico, ma ad aver bisogno di un genitore che sappia fare questo difficile mestiere.

Tremo ogni volta che sento dire ad un genitore “mio figlio è più bravo di me con il PC o con lo smartphone, io non ci capisco nulla e lascio fare a lui”. Ci vogliamo rendere conto che è nostra responsabilità tutto ciò che i pargoli combinano con l’ausilio delle nuove tecnologie? Non faccio altro che ripetere ad ogni incontro con i genitori che non possiamo mettere nelle mani dei nostri figli una tecnologia che non conosciamo. Cito non testualmente la nuova legge sul cyberbullismo (Legge 29 maggio 2017, n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”): “In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore.” Quindi, offendere pubblicamente un compagno (ricordiamoci che le chat dei social sono luoghi pubblici e, anche se private, possono essere copiate e diffuse dall’interlocutore), screditare la reputazione di un docente, minacciare un compagno, pubblicare foto di amici minorenni o aprire un profilo a nome di un’altra persona sono tutti reati penali. Ne discutiamo mai con i nostri figli? O addirittura siamo noi genitori stessi che commettiamo questi reati, ad esempio nelle chat della scuola? Qualche tempo fa un docente si lamentava con me di genitori onnipresenti nei social network che però non controllano mai il registro elettronico con i voti del proprio figlio.

Dall’altro lato dello schermo i figli, che non hanno motivo di confidare a mamma e papà una difficoltà incontrata a scuola o uno scontro con gli amici quando hanno centinaia di amici con cui sfogarsi nelle chat. E magari, se sono un po’ volgari, se enfatizzano un po’ il racconto, avranno anche più visualizzazioni, più “like”. Del resto è questo che interessa agli adolescenti: sentirsi parte di un gruppo tra pari ed avere il loro riconoscimento. A volte, per raggiungere questo scopo, rischiano anche la vita: con selfie estremi o semplicemente non facendo attenzione mentre camminano per strada con lo sguardo perso nello schermo dello smartphone. Neanche li interessa più fare l’avvocato o l’astronauta: oggi vogliono fare i “blogger”, diventare “influencer” come Favij, Chiara Ferragni, i “the show”, Greta Menchi, Ciccio Gamer, i Pantellas, Sofia Viscardi…  Persone di cui noi adulti difficilmente abbiamo sentito parlare, esse sono gli idoli degli adolescenti che stanno ore e ore a guardare i loro video e a seguire i loro consigli. Nativi digitali, Millennials, Generazione Z: etichettarli con una definizione ci serve per chiuderli in una scatola, per sminuire le dinamiche dei loro comportamenti. Si è provato ad addossare alla “Blue Whale” (una “sfida” on line la quale come prova finale prevede il suicidio) le colpe del cutting (fenomeno di autolesionismo) o del suicidio degli adolescenti ma non ci si è preoccupati di indagare i reali motivi a cui attribuire questi comportamenti: il fallimento della società degli adulti, come educatori e curatori della crescita sana dei loro figli. I quali semplicemente che oltre dei giochi e dei vestiti firmati hanno anche bisogno del nostro affetto e della nostra considerazione.

E quindi il mio consiglio da genitore A.Ge. è quello di provare ad incontrarci con i nostri figli, magari proprio attraverso quello schermo che sembra dividerci. C’è un universo di argomenti relativi alla Rete da condividere con loro, e condividere è un modo per avvicinarci a loro e ai loro mondi, per essere presenti e disponibili, per cercare di capire le loro fragilità e i loro bisogni. Indaghiamo su cosa a loro piace, sui blogger che seguono e guardiamoli anche noi; poi proviamo a commentarli e a criticarli con loro. Usiamo la rete con intelligenza, senza rischiare di rimanervi invischiati, e rendiamo amico quello schermo che tenta di dividere genitori e figli.

Fedele al motto “non possiamo mettere nelle mani dei nostri figli una tecnologia che non conosciamo”, l’AGe Marche ha deciso di aderire come socio fondatore a R.E.D., Rete per l’Educazione Digitale, cosciente che lavorando insieme, in rete e con la rete, facendo formazione ed informazione a scuola e con gli adulti, si potrà tentare di sconfiggere quella che potremmo definire “cyber-ignoranza”.

Ivana Staffolani – presidente A.Ge. regionale Marche e A.Ge. Corridonia

L’A.Ge. Associazione Italiana Genitori esiste in Italia da 50 anni. Nelle Marche ci sono 9 associazioni AGe locali, tre in provincia di Macerata (Corridonia, Civitanova, Porto Potenza). Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione italiana, alle Dichiarazioni internazionali dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e all’etica cristiana, intendono partecipare alla vita scolastica e sociale per fare della famiglia un soggetto politico.  Agemarche@age.it




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