Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Fisco, la famiglia chiede conto

Tavola rotonda organizzata dal Forum delle associazioni familiari, di cui l’Age è membro. I politici: si può ripartire dalle 80 euro e dalle tasse sulla casa. L’intervento di Belletti: Occorre costruire una maggiore equità

Fiumi di inchiostro sono stati versati, promesse e buone intenzioni si sono sprecate ma per un fisco amico della famiglia siamo ancora all’anno zero. O quasi. Il sistema italiano della tassazione, oltre che essere molto gravoso, resta ancorato a un criterio rigorosamente individuale. A parità di reddito il fatto di avere coniuge e figli a carico incide molto marginalmente sul livello delle imposte da pagare. Nel mondo politico c’è una consapevolezza diffusa che questo stato di cose non è socialmente equo, non favorisce la crescita ed è di ostacolo a quel rilancio della natalità del quale l’Italia – uno dei Paesi meno prolifici d’Europa – avrebbe un estremo bisogno. È una preoccupazione che nei giorni scorsi ha trovato conferma nel corso di un incontro organizzato dal Forum delle associazioni familiari al quale hanno partecipato con il presidente Francesco Belletti, i senatori Giorgio Santini del Pd e Maurizio Gasparri di Forza Italia, la senatrice del Movimento 5 Stelle Nunzia Catalfo, gli onorevoli Mario Sberna di Per l’Italia e Alessandro Pagano dell’Ncd. Una tavola rotonda (moderata dal giornalista di Avvenire Francesco Riccardi) effettuata nel tentativo di rimettere all’ordine del giorno il tema di un fisco più attento alla famiglia e verificare se sia possibile creare un fronte trasversale per interventi concreti.

 

Finora infatti quando si è trattato di “cambiare verso” hanno vinto le divisioni e l’inerzia, perfino quando c’era un consenso diffuso sulle iniziative da prendere. Il caso più eclatante si è verificato con l’introduzione del bonus degli 80 euro. Varato in fretta e furia nella primavera 2014, il bonus è erogato sulla base del solo reddito individuale. In sede di conversione in legge però il Parlamento ha voluto premettere all’articolo 1 che la misura era adottata «in attesa dell’intervento normativo strutturale da attuare con la legge di Stabilità per l’anno 2015 nel quale saranno prioritariamente previsti interventi di natura fiscale che privilegino, con misure appropriate, il carico di famiglia e, in particolare, le famiglie monoreddito con almeno due o più figli a carico». Un pronunciamento sul quale si era registrata una larga intesa: nel momento in cui la misura fosse diventato permanente, i legislatori si impegnavano a tenere conto dei carichi familiari.

Superando così quell’incongruenza che permette a una coppia senza figli con doppio reddito da 25mila euro di avere due bonus, mentre la famiglia monoreddito con più figli appena sopra la soglia di 26 mila euro non prende nulla. Purtroppo la legge di stabilità 2015 ha tradito l’impegno e i criteri di erogazione degli 80 euro sono rimasti tali e quali.

Proprio in ragione delle difficoltà economiche e politiche a varare un intervento fiscale ad ampio spettro i parlamentari hanno convenuto che la strada migliore è quella di individuare un paio di misure concrete che tengano conto del fattore famiglia. Una di queste è proprio il bonus 80 euro che dal prossimo anno potrebbe essere riformulato prevedendo un’erogazione in base ai “pesi familiari”. Nei mesi scorsi su questo il Forum aveva già proposto di aumentare lo sgravio per chi ha figli e di ridurlo per chi non ne ha. Un altro obiettivo possibile riguarda le tasse sulla casa che nel passaggio tra abolizione dell’Imu e introduzione della Tasi hanno perso la detrazione fissa per i figli recuperata poi, ma in modo disomogeneo, dai singoli Comuni. L’annunciata semplificazione con l’arrivo della local tax può offrire l’occasione di un riequilibrio delle imposte in base ai carichi familiari.

Tra i politici intervenuti alla tavola rotonda, Giorgio Santini ha sottolineato che la delega fiscale non ha tra le sue finalità quella di intervenire sulla tassazione dei redditi da lavoro. Meglio guardare quindi alla legge di Stabilità con la quale si potrebbero ridisegnare gli sgravi già concessi, con un’attenzione particolare alle famiglie in area povertà, molto più diffuse tra i nuclei numerosi. Il bonus potrebbe essere ridefinito e allargato agli incapienti. Il miglioramento dello spread e di altri indicatori economici può favorire questi interventi, ma sempre tenendo conto delle difficoltà di bilancio. La senatrice Nunzia Catalfo, promotrice della legge sul reddito di cittadinanza, ha sottolineato come questa misura possa a sua volta sostenere le famiglie in area di maggior disagio introducendo uno strumento certo e strutturale dopo le iniziative sperimentali con la social card, avviare negli ultimi anni. Sul piano più strettamente fiscale, la Catalfo si è detta favorevole a una ridefinizione della no tax area, la soglia di reddito esente, da calcolare in base ai componenti della famiglia. Maurizio Gasparri ha dato la sua disponibilità a concentrare le attenzioni su pochi obiettivi concreti da preparare per tempo e perseguire in modo trasversale, a partire appunto dalla casa e dal bonus, anche tenendo conto della limitatezza delle risorse.

Alessandro Pagano ha insistito soprattutto sulla necessità di contrastare la denatalità. Lo sviluppo demografico è decisivo, ha detto, anche per la ripresa economica. Il bonus per i neonati rivisto dall’ultima legge di stabilità (erogato fino ai 3 anni di vita) va allargato e garantito fino ai 18 anni di età del figlio, come accade in altri Paesi. Mario Sberna, che proviene dall’associazionismo familiare, si è detto ovviamente favorevole a queste misure. Ma ha espresso forti perplessità sulla possibilità che questo Parlamento, dove restano resistenze culturali a politiche per la famiglia, possa adottare riforme più incisive.

Nicola Pini

(“Avvenire”, 17 marzo 2015)

 

 

L’intervento di Belletti

“Bisogna costruire un nuova equità”

 

L’obiettivo è quello dell’equità, attraverso un sistema fiscale che tenga conto della specificità familiare e che non penalizzi le famiglie con figli. Il Forum ne ha studiato uno e l’ha battezzato “FattoreFamiglia”. L’abbiamo sostenuto e lo sosterremo ancora, con la soddisfazione di vedere sempre nuove adesioni alla irrinunciabile ed urgente necessità di un fisco a misura di famiglia, se non proprio allo specifico modello da noi proposto. Anche un recente ordine del giorno parlamentare, accolto dal governo e confermato dal Presidente Renzi, aveva impegnato l’esecutivo ad introdurre forme di esclusione dalla tassazione dei costi destinati obbligatoriamente per legge all’acquisto di beni e servizi a favore dei membri della famiglia e l’applicazione di coefficienti familiari per la determinazione del carico fiscale complessivo. Il che significa che la parte di reddito che viene destinata al mantenimento dei componenti della famiglia deve essere esente da imposizione fiscale, così come avviene per le imprese.

 

Una no tax area a misura di famiglia, crescente in funzione dei numero di membri del nucleo, e soprattutto di figli. Un modello semplice, che garantisce l’equità del prelievo fiscale e protegge le famiglie numerose (come da art. 31 della Costituzione), che nel nostro Paese troppo spesso finiscono sotto la soglia di povertà per il semplice fatto di avere più figli. Difficilmente questa riforma di equità familiare del fisco potrà trovare una qualche applicazione in questa fase di attuazione della legge delega, che esclude modifiche all’Irpef. Ma qualcosa si può fare. Ad esempio costituire la commissione incaricata di redigere un rapporto annuale sull’evasione fiscale e contributiva e quella incaricata della redazione di un rapporto annuale sulle spese fiscali, alle quali è previsto che partecipino le associazioni familiari e che per ora sono rimaste sulla carta.

 

Si può poi creare uno spazio di consultazione con società civile e associazioni familiari per l’individuazione delle misure di riordino stabilite dalla legge delega. Consultazione promessa e mai avvenuta.

 

C’è un’altra norma in vigore da quasi vent’anni che è manifestamente iniqua: per essere considerato a carico, un familiare non deve possedere redditi superiori a 2.840 euro annui. Una somma ridicola. L’Istat indica come soglia di sussistenza i 7.000 euro. Su questo livello si potrebbe fissare il limite di reddito dei familiari a carico.

 

Ma c’è un’iniquità ancora più grave che riguarda gli incapienti, ossia coloro che o non possiedono reddito o è troppo basso per usufruire delle detrazioni. Agli incapienti, che sono poi le persone più bisognose, è giusto che le detrazioni non godute vengano trasformate in somme equivalenti riconosciute dall’erario. Ci sono questioni che non possono attendere ancora: la giustizia fiscale per le famiglie è certamente una di queste.

 

Francesco Belletti

Presidente del Forum delle Associazioni familiari




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