Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

DOPO 50 ANNI E’ SEMPRE PIU’ ATTUALE L’ENCICLICA “POPULORUM PROGRESSIO” DI PAOLO VI

Un folto e attento pubblico ha partecipato nel pomeriggio di lunedì 30 ottobre nel teatro di Sant’Agostino a Reggio Emilia all’incontro promosso in occasione del 50° dell’enciclica “Populorum Progressio” di Paolo VI. L’iniziativa, introdotta da Luigi Grasselli e coordinata da Edoardo Tincani ha offerto la possibilità di una lettura e di una riflessione a 360° condotte dal vescovo Massimo Camisasca e da Stefano Zamagni docente di economia nell’Ateneo felsineo sull’importante documento magisteriale che afferma al n. 98 “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”.

Mons. Camisasca ha posto l’accento sull’importanza ecclesiale e pastorale dell’enciclica di papa Montini, di cui oggi si evidenzia il coraggioso e fondamentale ruolo avuto nella Chiesa del XX secolo. Il vescovo ha innanzitutto ripercorso le peculiarità del magistero sociale della Chiesa dalla “Rerum Novarum” ad oggi. L’enciclica “Populorum Progressio” vuole rispondere a preoccupazioni e situazioni concrete con un nuovo sguardo sul mondo. Consapevolezza che nessuno Stato può vivere in modo isolato; globalizzazione ante litteram, decolonizzazione, conflitti interni, discrepanze tra primo e terzo mondo sono il contesto in cui è nata l’enciclica scritta da un Papa che ha molto viaggiato ed è entrato a contatto con tante difficili realtà. Così esordisce “I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello”. L’enciclica – il cui messaggio è di stringente attualità – è contraddistinta da un forte valore missionario: impegno per i poveri, per la giustizia e annuncio della fede non sono disgiunti; c’è unità tra impegno missionario e impegno sociale e il cristianesimo non può porre limiti alla carità.

Stefano Zamagni ha innanzitutto precisato che il termine sviluppo, con cui è stato tradotto il latino “progressio” sta a significare un giudizio di valore: il cambiare per il meglio. Non basta poi solo la libertà “da” e “di”; è fondamentale la “libertà per”, cioè per un fine alto. L’economista ha poi focalizzato l’attenzione sulla parola “pace”: essa è possibile, va costruita dagli uomini e soprattutto modificando le istituzioni politiche ed economiche, cioè le regole del gioco. Come scrisse Giovanni Paolo II la pace presuppone un cambiamento: rifiutare le strutture di peccato, cioè quelle istituzioni perverse che obbligano i buoni a diventare cattivi; è evidente una loro grave responsabilità “adiaforica” – cioè amorale, priva di un’etica.

Zamagni ha poi insistito sulle tre dimensioni dello sviluppo integrale: crescita, socio-relazionale e spirituale, che mai devono essere in disaccordo; e ha evidenziato l’importanza della misericordia, il dare il cuore ai poveri. Ha poi sottolineato come le insopportabili diseguaglianze, cioè le distanze sempre maggiori tra un gruppo sociale e l’altro, costituiscano una grave e reale minaccia per la pace; infine ha rivendicato la centralità del ruolo dell’economia civile, in cui è insito il concetto di fraternità – “homo homini natura amicus”(Genovesi), rispetto all’economia politica per la quale “homo homini lupus”(Hobbes).

Giuseppe-Adriano Rossi




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