Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Diseguaglianze nell’assistenza alla nascita: un’emergenza nazionale

neonato ospedaleLa denuncia del Comitato nazionale di Bioetica in un documento che l’Age pubblica. De Curtis: Mortalità infantile rimane al Sud più elevata del 30% rispetto al Nord. Occorre un’equa distribuzione delle risorse per la Sanità al di là dei piani di rientro dei deficit economici regionali

 “Ingiuste diseguaglianze nell’assistenza alla nascita nel nostro Paese mettono in seria crisi il rispetto del principio di giustizia in una delle sue più importanti e vitali espressioni, ossia nell’integrazione di due diritti umani fondamentali, il diritto all’eguaglianza e il diritto alla cura della salute, raggiungibile attraverso un’equa ripartizione delle risorse per la Sanità”. È quanto scrive il Comitato nazionale  per la Bioetica (CNB) nella mozione “Diseguaglianze nell’assistenza alla nascita: un’emergenza nazionale”. Il documento, indirizzato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, vuole portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica le criticità assistenziali alla nascita che si verificano in molte regioni del nostro Paese e che sono riconducibili all’organizzazione del Sistema sanitario e delle sue strutture. Infatti, “la riduzione della mortalità infantile in Italia, rappresentata per il 70% dalla mortalità neonatale, non è però avvenuta in modo omogeneo – scrive nel documento Mario De Curtis -. Nelle regioni meridionali essa rimane circa del 30% più elevata rispetto alle regioni settentrionali”.

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La prevenzione delle diseguaglianze alla nascita, dunque, secondo il Comitato nazionale per la Bioetica dovrebbe prevedere “già nella fase della gestazione” il rafforzamento del lavoro dei consultori, “che dovrebbero svolgere una funzione di accoglienza, promozione culturale e integrazione sociosanitaria”; l’implementazione di corsi di accompagnamento alla nascita, “dove le donne (soprattutto le straniere) possano essere informate circa le possibilità di un’appropriata assistenza dalla gravidanza al parto e al rientro a casa con il bambino”; l’attuazione e il contestuale monitoraggio del “percorso nascita” (dall’accordo Stato-Regioni del 2010), ossia “la presa in carico della donna in gravidanza sin dalla prima visita con un programma che preveda gli esami necessari per monitorare la salute della madre e del feto”.

 “È un dato di fatto che – osserva il Comitato – le regioni con le situazioni assistenziali più critiche sono proprio quelle con i piani di rientro dal deficit economico regionale nelle quali non è possibile assumere personale e neanche sostituire quello che è andato in pensione”. Così, per la mancanza di posti letto di terapia intensiva neonatale, spesso bambini anche molto prematuri e nati in un centro attrezzato, non possono essere assistiti nello stesso ospedale e debbono essere trasferiti in un altro centro dove è disponibile un posto. Trasferimenti possono determinare gravi conseguenze per la salute. “Senza un potenziamento delle Unità di terapia intensiva neonatale e una migliore organizzazione della rete perinatale non si potranno ridurre i tassi di mortalità neonatale nelle Regioni meridionali”, sottolinea il Comitato. “Sembra opportuno evidenziare – precisa il documento – come dal punto di vista etico sia inammissibile che la salvaguardia dei diversi parametri imposti dai piani di rientro possa incidere in modo così grave sul diritto alla salute”.

 Non va meglio lo screening neonatale allargato che permettere la diagnosi precoce di più di 40 patologie rare, molte delle quali disabilitanti. Questo esame, infatti, segna un’altra diseguaglianza nell’offerta sanitaria ai neonati, essendo oggi effettuato solo in alcune regioni del nostro Paese. Sebbene recenti interventi legislativi (Legge distabilità 2014) dovrebbero risolvere in un prossimo futuro questo problema. “È auspicabile inoltre che – aggiunge il Comitato di Bioetica – tutti i punti nascita siano in grado di effettuare lo screening audiologico, finalizzato ad identificare precocemente l’ipoacusia e la sordità, e lo screening oftalmologico per diagnosticare precocemente anomalie della visione”.

Emanuela Micucci




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