Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Capricci dei bambini, le 10 regole per non mandare in crisi i genitori

capricci 2Nel libro di Cavallo e Panarese le ragioni dei ragazzi e gli errori di mamma e papà. Il decalogo anti-capriccio: buon esempio, attenzioni, sostegno e accoglienza molto prima di regole e punizioni

I capricci, la più potente arma dei bambini per mandare in crisi i genitori, hanno sempre una motivazione profonda. Bisogna trovarla, e arrivare insieme a una soluzione. Questo è il senso profondo nei consigli che dispensano Roberta Cavallo e Antonio Panarese in Smettila fare i capricci! (Mondadori pp250, e. 18,00), saggio, che esplora le ragioni dei bambini, gli errori dei genitori e le possibili soluzioni per venirsi incontro.

I due autori (già letti da oltre 50mila famiglie), consulenti genitoriali, specializzati nelle fasi della crescita, devono gran parte della loro esperienza al lavoro nel centro residenziale per bambini in affido fondato da Angela Pedicone (morta prematuramente nel 2010), dove hanno avuto modo di interagire con molti casi ‘borderline’, che nel libro arricchiscono il racconto e danno il là ad ogni capitolo.

Il ‘segreto’ per uscire vivi dalle crisi isteriche dei bambini al supermercato, le pappe che durano ore o le guerre per convincerli a spegnere il televisore o fare i compiti, dicono Cavallo e Panarese, è semplice: ‘‘assecondare le leggi che Madre Natura ha previsto per la crescita dei bambini”. Fra queste, ricordarsi che i bambini non sono vasi da riempire, ma scrigni pieni di progetti da realizzare, sono ”vasi pieni”.

Inoltre, nei primi sette anni di vita, i bambini imparano imitando chi ha intorno, soprattutto mamma e papà, che hanno l’occasione quindi di ‘comunicare’ con l’esempio i comportamenti corretti. Molto prima ”di regole, spiegazioni, morali, punizioni, o prove di sopravvivenza, tuo figlio ha bisogno di attenzioni, amore accoglienza, sostegno e comprensione”.

Facile a dirsi, viene da pensare, ma i due autori forniscono anche un ricco catalogo di dritte per costruire un rapporto più sano con i propri figli, ed evitare così di ritrovarsi a urlare contro un bambino in pianto dirotto.

Vanno evitate, dicono i due autori, le punizioni, che hanno solo l’effetto di spaventare, confondere, e umiliare il bambino, ma anche ”il rinforzo positivo (complimentarsi e premiarlo quando il piccolo fa quello che il genitore vuole), perché il bambino ”rinuncia ad essere se stesso, per adattarsi al bambino ideale (ma non reale) che i genitori hanno in testa”. Possono essere utili, invece, ‘le 10 sfingi per risolvere ogni capriccio’:

1) Sintonia: Capire le ragioni del disagio e di quanto tuo figlio abbia bisogno di te in quel momento;

2) Sentimenti (tuoi): Sforzarsi di essere ‘neutrale’. Accogliere le proprie emozioni, la propria esasperazione e poi lasciarle andare per rimanere distaccati e presenti a se stessi nel rapporto con il bambino.

3) Sentimenti (suoi): permettere al bambino di esprimere quello che prova, o, nel caso non ci riesca, aiutarlo a farlo, guardandolo negli occhi, e osservandolo.

4) Sensibilità: Dimostrargli che sai quanto sia difficile sentirsi come si sente, senza mai sminuirlo.

5) Supporto: Dargli fiducia, dimostrarsi pronti ad aiutarlo a risolvere il suo problema.

6) La danza del sì, cioè gestire la sua frustrazione di non poter fare una cosa subito, programmando e rispettando un momento in cui il bambino potrà soddisfare il suo bisogno.

7) Scialla! Lasciarsi un po’ andare, non arroccarsi su posizioni troppo rigide ma anticipare il bisogno.

8) Specchio: mettersi nei panni del bambino e delle sue esperienze (ad esempio, ”E’ più importante una maglia pulita o un pomeriggio in cui tuo figlio gioca e impara un’infinità di cose?”).

9) Sostegno: Tuo figlio deve sapere che hai il controllo della situazione. ”Se prendi in mano la cosa, se contieni tuo figlio fisicamente (senza fargli male) quando piange, per lui sarà più facile sciogliersi e lasciar andare l’emozione trattenuta. Se si perde il controllo, lui non si sente protetto o aiutato.

10) Sbizzarrisciti: Evitare di dare spiegazioni razionali che ancora il bambino non capisce (soprattutto fino a sette anni), ma avvicinarsi al suo mondo fantastico, per fargli comprendere le cose.

Francesca Pierleoni

(www.ansa.it, 3 luglio 2015)

 

 




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