Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Buona scuola. Questionario A.Ge.: “Genitori poco coinvolti”

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La Buona Scuola targata genitori non conosce mezze misure. Analizzando i dati dell’indagine esplorativa sulle linee guida La Buona Scuola promossa dall’Age (associazione italiana genitori) attraverso un questionario chiuso on line sul sito associativo (www.age.it), emergono posizioni e proposte chiare e nette dei genitori sulla riforma della scuola del governo Renzi. Consensi e criticità dei genitori raggiungono percentuali plebiscitarie.

 

Un mese di consultazione online, conclusa il 20 ottobre, a cui ha 1.143 persone , di cui 659 donne (il 64%) e 371 uomini (il 36%), l’età media è di 46 anni e il 75% ha figli a scuola, il 19% esercita la professione di insegnante e il 48% è socio Age. A cui è seguita l’interpretazione e la supervisione scientifica dei dati del questionario a cura di Maria Rita Mancaniello, docente di Psicopedagogia presso l’Università degli studi di Firenze.

Infine, il Rapporto sull’indagine è stato inviato, nei giorni scorsi, al premier Matteo Renzi, al ministro dell’istruzione Stefania Giannini e al direttore generale del Miur Giovanna Boda come contributo dell’Age e dei genitori che hanno partecipato all’indagine in vista degli atti governativi sulla riforma della scuola, cominciando dal decreto atteso in Consiglio dei ministri a fine febbraio.

 

Il rapporto integrale, di cui qui sotto pubblichiamo una sintesi, è consultabile e scaricabile sul sito dell’Age www.age.it.

 

I principali dati

 

Il questionario era composto da 6 sezioni: 5 con complessive 15 domande a risposta chiusa a scelta multipla (possibilità di rispondere a una sola di esse) e una sesta aperta per “altre osservazioni-proposte”.

Sul piano straordinario di assunzione degli insegnanti i genitori, sebbene favorevoli, puntano su alcune precondizioni irrinunciabili: formazione obbligatoria, continua e che abbia didattiche(86%). Bocciata , invece, la chiamata diretta: favorevoli solo l’8% degli intervistati.

Consensi incassa la possibilità di introdurre nuove discipline, ma tra le famiglie regna la sfiducia nella reale attuazione di queste novità, perché per il 39% mancano le risorse economiche e per il 61% occorre un’adeguata formazione degli insegnanti.

Uno spreco di risorse per il 14% dei genitori la valutazione di docenti e alunni. Ma il 70% crede nel Sistema nazionale di valutazione e nelle prove Invalsi. Per valutare il merito dei docenti il 39% chiede un nucleo di valutazione interno alla scuola, con la presenza dei genitori.

La maggiore criticità evidenziata dalle famiglie, infatti, è che la componete genitori è sottovalutata e poco valorizzata: il 71% la vorrebbe paritaria a quella docenti. Gli stessi Organi Collegiali risultano inadeguati addirittura dall’80% dei genitori che mostrano l’esigenza di riformarli assegnandogli un ruolo di indirizzo, controllo (87%).

Un plebiscito di consensi incassa l’alternanza scuola-lavoro (83%), anche se il 17% delle famiglie è contrario all’obbligatorietà di questi percorsi.

Promossi anche i finanziamenti privati alle scuole, purché il Miur vigili (9%) e soprattutto riequilibri differenze territoriali con risorse aggiuntive dove necessario.

Insufficiente, invece, l’impegno del governo a favore degli studenti con disabilità per il 42% degli intervistati. Centrale resta il nodo della preparazione dei docenti.

Assente dalla Buona Scuola il tema della libertà di scelta educativa, riferito in particolare alle scuole paritarie. L’Age ha voluto indagare anche questo tema, registrando che sui fondi alle paritarie i genitori sono divisi tra detassazione (38%) e costo standard (37%). Interessante che ben il 735 degli intervistati considera queste scuole importanti per il pluralismo dell’offerta formativa.

Il capitolo edilizia scolastica è quello che in generale registrale opionini più negative dei genitori. Il 71% è scettico sul Piano Scuole del governo. Per il 19% “solo annunci e poi il vuoto”.

Infine, tra le proposte e le osservazioni dei genitori nelle domande aperte dell’ultima sezione del questionario, il podio va alla richiesta di una maggiore partecipazione dei genitori a scuola. Seguono osservazioni sulla qualità dell’insegnamento: le famiglie chiedono più pedagogia e formazione in servizio per docenti e dirigenti. Ma anche stipendio più alti agli insegnanti e corsi per prevenire il bour out. E invitano a porre attenzione al rapporto con gli enti locali, aspetto trascurato nel documento governativo. Mentre c’è chi si spinge, sul fronte finanziamenti agli istituti scolastici, ad abolire il Mof.

 

I commenti    

Maria Rita Mancaniello, docente di Psicopedagogia presso l’Università degli studi di Firenze: “Così come per tutto il discorso intorno alla rappresentanza, fino ad arrivare al tema della valutazione dei docenti, dalla lettura delle risposte, il dato che emerge più chiaramente è che la componente “genitori” sia stata sottovalutata e poco valorizzata nel panorama delle figure del sistema scolastico, relegando la loro partecipazione ad un ruolo periferico rispetto a quelle che sono le potenzialità della corresponsabilità educativa, propria della relazione tra scuola e famiglia. Tuttavia, i genitori hanno ancora fiducia, o forse speranza, di potersi incontrare realmente con le scuole, per poter condividere azioni e percorsi a favore della qualità della formazione e della vita dei figli/ alunni, in un mondo globale che appare, spesso, non solo complesso, ma anche non del tutto decifrabile.

Le diverse criticità messe in luce dalle risposte del questionario dell’Age, non sono tanto legate alle proposte che sono contenute nel documento su “La Buona Scuola”, quanto al timore di una reale possibilità che siano attuate e della preoccupazione che esse rimangano solo enunciazioni di principio, come molto spesso è successo nel passato, senza trovare applicazione”.

 

Fabrizio Azzolini, presidente nazionale Age (Associazione italiana genitori): “Rimane indubbia una delusione sul ruolo attribuito, nella gestione della scuola, alla componente “genitori”, la quale si sente sottovalutata e poco valorizzata nel panorama delle figure del sistema scolastico. Dalle risposte al nostro questionario emerge forte la richiesta di poter essere nella scuola come genitori, anche al di là della partecipazione agli Organi Collegiali, come presenza attiva in grado di condividere la vita e l’operatività scolastica. I genitori chiedono di essere sostenuti e accompagnati nella loro opera educativa: nelle risposte aperte, ad esempio, propongono che la scuola organizzi con loro e per loro incontri e corsi di formazione. Le famiglie, infatti, possono sentirsi senza una bussola sociale che li aiuti a orientare i figli verso le scelte per la vita: le life skills, come hanno indicato alcuni genitori, dovrebbero essere collocati fra i compiti della scuola. I genitori vogliono provarci e vogliono farlo alleandosi con la scuola per una corresponsabilità educativa fra le famiglie e la scuola cosa finalmente attuata e concreta. Il desiderio espresso dal governo e dai suoi rappresentanti, di vedere la Consultazione pubblica del documento La Buona Scuola nella logica di co-progettazione partecipata e condivisa, offrono la speranza ai genitori e a tutti coloro che si prendono cura della crescita dei bambini e dei ragazzi, di trovare nel successivo sviluppo e nell’emanazione della riforma, il riconoscimento che si auspicano”.

 

Sulla partecipazione dei genitori al questionario “è interessante notare – aggiunge Mancaniello – che hanno partecipato alla rilevazione sia associati A.Ge. che soci non A.Ge. quasi nella stessa percentuale, con una piccola percentuale a favore degli esterni all’Associazione. Un dato che può essere letto sia come la capacità dell’Associazione di promuove e diffondere la propria iniziativa in modo capillare, sia come esigenza dei genitori, ma anche degli adulti in generale che hanno a cuore la scuola e sentono il valore della partecipazione, di avere canali di comunicazione specifici e che nell’indagine promossa dall’A.Ge. hanno trovata una opportunità per essere ascoltati”.

 

 

SINTESI DEL RAPPORTO

Assumere docenti

Formazione obbligatoria, continua e con irrinunciabili ricadute didattiche per l’86%

Bocciata la chiamata diretta: favorevoli solo l’8%

 

Assumere tutti i docenti di cui la buona scuola ha bisogno. Se il 42% dei genitori si dichiara d’accordo sulla stabilizzazione dei docenti precari, oltra la metà (54%) esprime però una forte perplessità sul metodo proposto dal documento governativo,  perché “il piano straordinario non migliora l’azione didattico-formativo”, sottolineando che “il processo di reclutamento deve essere ben valutato anche nella prospettiva della qualità dell’insegnamento e della capacità soggettiva di essere insegnanti”. Per l’86% dei genitori lo strumento più valido per selezionare e reclutare gli insegnati è il concorso a cui segue, per gli idonei, un periodo di formazione obbligatorio. Bocciata, invece, la chiamata diretta dei docenti da parte della scuola, che raccoglie il 8% dei consensi dei genitori. Irrinunciabile per i genitori la formazione inziale e permanente degli insegnati, tanto che bel l’86% la vorrebbe rendere “obbligatoria, continuativa e realizzata con valutazione finale direttamente degli istituti preposti, sotto la responsabilità del Ministero dell’istruzione”: condizioni queste indispensabili per i genitori affinché la formazione abbia ricadute sulla didattica migliorandola. A cui si aggiunge un 8% che dichiara che, anche se obbligatoria, la formazione non dei docenti non porta nessun miglioramento “se lasciata alla libera iniziativa dell’insegnante”.

 

Disabilità

Impegno del governo insufficiente per il 42%

Il nodo della preparazione dei docenti

 

Famiglie divise sull’impegno del governo sugli studenti con disabilità nella Buona Scuola. Se il 42% lo ritiene insufficiente di fronte a un aumento degli alunni con disabilità e un numero di docenti di sostegno non proporzionale al fabbisogno dei ragazzi, il 58% promuove le proposte del governo ma condizionandole a un’adeguata preparazione dei docenti e a un’attenzione prioritaria a tutti i tipi di disabilità, bisogni educativi speciali e anche distrubi specifici dell’apprendimento.

 

Nuove discipline

Sfiducia nell’attuazione

Mancano risorse (39%), occorre adeguata formazione degli insegnanti (61%)

 

L’introduzione di nuove discipline è considerata da parte di tutti i genitori una scelta che permetterà un salto di qualità, nella formazione degli alunni, seppur ci sia una manifesta sfiducia nel fatto che questo possa essere attuato. Il 39% degli intervistati ritiene, infatti, che, la mancanza di definizione delle risorse finanziarie da investire per tale scopo, non indica una certezza della reale possibilità che questo obiettivo possa essere realizzato, ma anche il restante 61% esprime la necessità di una formazione adeguata degli insegnanti, rispetto a tali ambiti del sapere.

Valutazione

Uno spreco di risorse per il 14%

Ma il 70% crede nel Sistema nazionale di valutazione e nelle prove Invalsi

Merito dei docenti: il 39% chiedono nucleo di valutazione interno alla scuola, con la presenza dei genitori

 

Un altro interessante sguardo che emerge dall’indagine è quello relativo al sistema di valutazione proposto nelle linee di riforma La Buona Scuola. Contrariamente ad una idea generalizzata, legata all’immaginario collettivo intorno alla scuola, nelle rispose del questionario troviamo che per il 14% dei genitori “non serve valutare alunni e docenti” ritenendolo solo “uno spreco di risorse”. “Una percentuale che “seppur non ampia – spiega Mancaniello – pone la questione se è il tipo di sistema che attualmente è adibito alla valutazione che non è ritenuto adeguato e quindi non utile, oppure se è un concetto di scuola che privilegia il processo di apprendimento secondo il paradigma dello sviluppo del soggetto e dell’implementazione delle sue conoscenze, ma come sistema di apprendimento naturale, che definisce già di per se l’azione e l’esperienza come intrinsecamente formative e quindi, come tali, non necessitanti di una valutazione specifica”. Tuttavia, la valutazione è considerata importante da quasi il 70% dei genitori, che credono che il Sistema nazionale di valutazione già in atto, attraverso le valutazioni promosse dal sistema Invalsi, siano sufficienti per valutare sia gli insegnanti che le scuole. gli alunni. Va notato, però, che validano e valutano positivamente il sistema in sé, ma non troppo il metodo di somministrazione, poiché quasi il 57% degli intervistati ritiene che debba esser migliorato il sistema di controllo durante le prove, perché vedono alto il rischio, dell’alterazione degli esiti da parte degli Istituti scolastici, al fine di dimostrare le proprie capacità formative.

Alla domanda di “come si può valutare il merito dell’insegnate” il 39% propone un nucleo di valutazione scolastica interni alla scuola, che veda la presenza anche di genitori e studenti e che sia presieduto dal dirigente scolastico. Mentre il 50% punta su valutazioni oggettive da parte di una commissione esterna alla scuola.

 

 

La vera autonomia

 

Componete genitori sottovalutata e poco valorizzata: 71% la vorrebbe paritaria a docenti

Organi Collegiali inadeguati (80%): abbiano ruolo di indirizzo, controllo (87%)

 

Così come per tutto il discorso intorno alla rappresentanza, fino ad arrivare al tema della valutazione dei docenti, da questa lettura delle risposte, il dato che emerge più chiaramente è che la componente “genitori” sia stata sottovalutata e poco valorizzata nel panorama delle figure del sistema scolastico, relegando la loro partecipazione ad un ruolo periferico rispetto a quelle che sono le potenzialità della corresponsabilità educativa, propria della relazione tra scuola e famiglia.

Il 71 % dei partecipanti ritiene che andrebbe attribuita alla componente genitori, insieme agli alunni, una rappresentanza “paritaria a quella del personale scolastico, per realizzare una effettiva responsabilità e una reale partecipazione, anche con poteri di indirizzo e controllo”.  Un conferma arriva dal 25% che ritiene non importanti gli Organi Collegiali proprio “perché genitori e alunni non vengono formati per l’esercizio del ruolo assegnato”. Di conseguenza risulta inadeguata la struttura degli attuali Organi Collegiali per l’80% dei genitori: un dato perfettamente in linea con quello emerso dalla Consultazione  online del governo sulla Buona Scuola, dove l’81% dei partecipanti hanno chiesto la riforma degli Organi Collegiali che però è una spetto assente dalle linee guida sulla riforma della scuola come sottolineato dal ministro dell’istruzione Stefania Giannini commentando i risultati della Consultazione, dichiarando che sarà uno dei punti su cui lavorerà il Miur. In particolare i genitori che hanno partecipato al questionario dell’Age ritengono gli Organi Collegiali inadeguati non solo perché genitori e studenti “non sono rappresentati in numero paritario rispetto ai docenti (49%), ma anche perché il dirigente scolastico predomina sulle tutte gli altri componenti (30%). Quale, allora, il ruolo di nuovi Organi Collegiali per i genitori? Plebiscitaria la risposta: per l’87% dovrebbe essere “di indirizzo e controllo democratico, determinante nelle scelte di tutta l’azione della scuola, in funzione della corresponsabilità educativa, per perseguire risultati di qualità”.

 

Libertà di scelta educativa

Sulle scuole paritarie famiglie divise tra detassazione (38%) e costo standard (37%)

Presenze importante per il pluralismo dell’offerta formativa (73%)

 

Le linee guida sulla Buona Scuola non affrontano il tema del finanziamento delle scuole paritarie, che insieme alle scuole statali costituiscono per legge il sistema scolastico pubblico. Sulla questione l’Age ha da tempo espresso la sua posizione, ritenendo utile un intervenire con la detassazione delle spese sostenute dalle famiglie, per favorire la libera scelta educativa. Il questionario ha voluto, quindi, indagare anche questo argomento. Quasi il 38% dei partecipanti è “d’accordo nell’agevolare le scuole paritarie con la detassazione e non con finanziamenti secondo i parametri della scuola statale, perché la Costituzione non ne prevede il finanziamento e perché nell’assunzione del personale e nella gestione non segue le disposizioni di legge dello Stato sul reclutamento”. A questa posizione si affiancano, in modo più netto, quasi il 25 % dei partecipanti che si sono espressi a difesa della libertà di scelta del tipo di scuola in cui far crescere i propri figli, ma sostenendo che, “chi decide di iscrivere il proprio figlio ad una scuola paritaria lo deve fare senza oneri per lo Stato”. Su una posizione maggiormente a sostegno delle scuole paritarie si colloca, invece, circa il 37% di coloro che hanno risposto, scegliendo l’affermazione che “ogni famiglia ha diritto di scegliersi la scuola e lo Stato deve corrispondergli il costo secondo i parametri del costo medio di ogni iscritto nella scuola di Stato (costo standard per alunno)”. Significativo, infine, il 73% di genitori che ritiene le scuole paritarie “importanti” come espressione di “un pluralismo dell’offerta formativa”. Il 5% inoltre nr riconosce anche “il risparmio per le casse dello Stato” rappresentato dalla paritarie. E il 22% dei genitori sottolinea come siano spesso considerate dei diplomifici, a causa del persistere nell’opinione pubblica di un pregiudizio.

 

Finanziamenti privati alle scuole

Promossi i fondi privati.

Purché il Miur vigili (9%) e riequilibri differenze territoriali

 

Favorevoli ai finanziamenti di privati alla scuole oltre la metà dei genitori. Per il 17% in questo modo si  responsabilizzano meglio gli istituti scolastici. Tuttavia, alcuni genitori sottolineano che il budget deve essere sotto controllo del Miur (9%) e la maggior parte, sebbene favorevole alle risorse private, chiede che  “l ministero dell’istruzione introduca forme di finanziamento per un riequilibrio fra le diversificate realtà scolastiche territoriali”. Il 18% contrario a l’utilizzo di capitali privati nei bilanci delle scuole teme che “la didattica si assoggetterebbe agli interessi privati”.

 

Scuola-lavoro

Un plebiscito di consensi: 83%

Sull’obbligatorietà dei percorsi il 17% è contrario

 

L’83 % dei genitori ritiene l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro nel triennio finale degli istituti tecnici e professionali una scelta necessaria e la sostengono con molta fiducia. Perché “finora le scuole hanno disatteso questa opportunità e metterla obbligatoria permette che ogni realtà promuova istruzione e formazione in sintonia con le risorse ed i bisogni del proprio territorio”. A fianco di questa posizione, si trova anche una piccola parte, 17 %, che non mette in dubbio il valore di una maggiore relazione tra il mondo della scuola e l’esperienza diretta nel campo del lavoro, ma privilegia la “libera scelta delle scuole”, ritenendo che non sia necessario obbligarle ai percorsi di alternanza, lasciandole loro la valutazione di come agire e programmare la propria attività didattica con l’apporto di famiglie e territorio.

 

Edilizia scolastica

Il 71% scettico sul Piano Scuole del governo

Per il 19% “solo annunci e poi il vuoto”

 

Il questionario dell’Age indaga anche sull’edilizia scolastica che il premier Matteo Renzi ha dichiarato, fin dal suo insediamento, centrale nel suo governo avviando un piano nazionale per #scuolebelle, #scuolesicure e #scuolenuove. Grandi investimenti su cui, però, il 71% dei partecipanti al questionario non esprime una fiducia sulla reale capacità del governo di realizzare nell’immediato questi obiettivi, augurandosi che si possa dare avvio alla ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici esistenti. Un 19% si esprime in modo molto più pessimistico, ritenendo che, come per il passato, siano “solo annunci e poi il vuoto assoluto”, mentre un 10% è fiducioso e sicuro che “il nuovo Governo si impegnerà a risolvere i tanti problemi degli istituti”.

 

Le proposte e le osservazioni dei genitori nelle domande aperte

Al primo posto maggiore partecipazione dei genitori

Più pedagogia e formazione in servizio per docenti e dirigenti

Stipendio più alto agli insegnanti e corsi per prevenire il bour out

Abolizione del Mof

Attenzione al rapporto con gli enti locali

 

Il suggerimento/richiesta che pervade gran parte delle risposte è relativo ad una presenza maggiore dei genitori nella scuola a partire dagli Organi Collegiali riformati e messi in grado di funzionare veramente, con una maggiore capacità di incidere in modo più incisivo nella governance della scuola. E forte è la richiesta di poter essere nella scuola come genitori, anche al di là della partecipazione agli Organi Collegiali, come presenza attiva in grado di condividere la vita e l’operatività scolastica. Chiedono che la scuola organizzi con loro e per loro incontri e corsi di formazione.

 

L’altra tematica espressa nelle domande aperte al questionario è la qualità dell’insegnamento, sia degli insegnanti che dei dirigenti scolastici. Anche se le  indicazioni per queste due ultime categorie sono minori in numero, risultano comunque interessanti e significative. La principale è “più pedagogia”, che va tradotto sia in maggiori competenze educativo/formative/didattiche che in maggiore capacità di “ascolto” e di “comprensione”, ovvero, in sostanza, in maggiori capacità relazionali. Si chiede poi agli insegnanti più capacità relazionale nei confronti degli alunni e anche nei confronti dei genitori. Più formazione iniziale e in servizio per i docenti, perché questi possano avere maggiori strumenti magari collegandosi maggiormente con le università dove sono attive le Scuole (ex facoltà) di Scienze della Formazione. Formazione e aggiornamento continuo riguardano anche gli insegnanti impegnati maggiormente con gli alunni con disabilità e con gli studenti con cittadinanza non italiana.

 

I genitori chiedono inoltre di aumentare il numero di insegnanti per le sezioni nella scuola d’infanzia.

 

Fortissima è la richiesta per classi meno numerose come punto essenziale per una scuola di qualità.

 

E la richiesta per la qualità dell’edilizia scolastica, seppur accompagnata da forti e diffusi dubbi che sarà possibile davvero vedere qualche risultato. L’argomento dell’edilizia scolastica è quello in cui si mostra maggiormente la sfiducia in possibili risultati positivi, si avverte una grande disillusione, quella di chi ci ha sperato tanto e più volte, ma senza risultato.

 

I genitori chiedono una remunerazione più alta per i docenti e l’introduzione, per loro e per i dirigenti scolastici, di un costante monitoraggio o centralizzato o locale in cui possano essere presenti genitori e, magari, anche alunni, mentre per il reclutamento degli insegnanti si trova anche la proposta di sottoporre gli insegnanti a test psicoattitudinali.

 

Numerose poi le richieste di superare il precariato degli insegnanti con proposte di immissione in ruolo degli storici precari attraverso diverse strategie, ma tutte mirate allo stesso scopo di superare questa “piaga”.

 

Tra le risposte/proposte dei genitori

 

La prima è una “levata di scudi contro le prove INVALSI” sia perché ritenute non in grado di valutare realmente la qualità della scuola sia perché costose e sostituibili da prove interne alla scuola o da prove locali o, semplicemente, dagli esiti scolastici.

La seconda è l’abolizione del MOF sia “per evitare che la scuola sia un progettificio” sia per evitare che i progetti possano essere, in realtà, degli strumenti per regolare situazioni interne alla scuola. Inoltre, la richiesta di attivare la prevenzione del burn out degli insegnanti attraverso attività specifiche di formazione e corsi.

 

Occorre una maggior vicinanza della scuola al mondo del lavoro, lontane sia dal punto di vista concettuale, il che ci riporta ad una costante nazionale che vede la scuola come tendenzialmente accademica, sia dal punto di vista dell’adeguatezza dei programmi nei confronti dei mutamenti e delle trasformazioni in corso anche nel mondo del lavoro e delle professioni.

 

Attenzione al ruolo degli Enti Locali, enti che maggiormente conoscono risorse e criticità locali ma che sono quasi completamente assenti nel documento del governo. Ma nel corso degli anni hanno mostrato capacità di intervento in campo educativo; il timore è quello di una scuola separata dal suo contesto territoriale che utilizza il territorio per le sue escursioni, perché, se si vuole che la scuola utilizzi educativamente il territorio, quest’ultimo ha necessità di attrezzarsi con presìdi formativi.

 

Infine, le proposte dei genitori relative all’inserimento e/o rafforzamento di aree disciplinari: da un lato si chiede una maggior presenza di discipline giuridico-economiche ed informatiche mentre dall’altro lato si chiede l’educazione affettiva e la formazione alla gestione dei conflitti, si chiede più storia dell’arte, musica, disegno e più matematica/logica. Si chiede la formazione al pronto soccorso e l’educazione civica, di introdurre e di abolire l’educazione sessuale nella scuola. “L’apparente eterogeneità di questo gruppo di richieste – spiega Mancaniello – è legato certamente all’eterogeneità della loro età e di quella dei figli nonché ai loro percorsi di vita e stili educativi, ma ciò comunque dimostra l’interesse che i genitori hanno per la tematica scuola”.




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