Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Bullismo e cyberbullismo: cosa sono, cosa non sono, prevenzione e suggerimenti.

Tutti oramai dovremmo sapere che cosa sono bullismo e cyberbullismo. Siamo davvero sicuri che sia così?

COS’È IL BULLISMO
Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying”, mentre nelle lingue scandinave il termine utilizzato è “mobbing”, anch’esso entrato ormai a far parte del nostro linguaggio comune per definire le prevaricazioni tra adulti in ambito lavorativo.
E’ una forma di oppressione, psicologica o fisica,ripetuta e continuata nel tempo,perpetuata da una persona – o da un gruppo di persone – più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole.
“Un comportamento bullo” è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi,persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime.
Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare.
COSA NON E’IL BULLISMO
Una prima categoria di comportamenti non classificabili come bullismo è quella degli atti particolarmente gravi, che più si avvicinano ad un vero e proprio reato.
Attaccare un coetaneo con coltellini o altri oggetti pericolosi, fare minacce pesanti, procurare ferite fisiche gravi, commettere furti di oggetti molto costosi, compiere molestie o abusi sessuali sono condotte che rientrano nella categoria dei comportamenti antisociali e devianti e non sono in alcun modo definibili come “bullismo”.
Allo stesso modo, i comportamenti cosiddetti “quasi aggressivi”, che spesso si verificano tra coetanei, non costituiscono forme di bullismo: i giochi turbolenti e le “lotte”, particolarmente diffusi tra i maschi,o la presa in giro “per gioco” implicano una simmetria della relazione, cioè una parità di potere e di forza tra i due soggetti implicati e una alternanza dei ruoli prevaricatore/prevaricato

COS’È IL CYBER BULLISMO
Cyberbullismo, ovvero come rovinare una persona su Internet. E’un fenomeno di mobbing molto grave che consiste nell’invio ripetuto di messaggi offensivi tramite sms, in chat o su facebook per molestare una persona per un lungo periodo. Viene così danneggiata la reputazione delle vittime in breve tempo in una comunità molto ampia. Spesso i genitori e gli insegnanti che solitamente non hanno accesso alla comunicazione in rete degli adolescenti. ne rimangono a lungo all’oscuro,
I «cyberbulli» (spesso un «branco»), sono persone che la vittima ha conosciuto a scuola, nel quartiere o in un’associazione, ma possono essere anche persone conosciute solo via internet attraverso social networks e che si nascondono dietro profili falsi (fake) o, come nel caso dal famigerato Ask, sono anonimi. Offendono, minacciano o ricattano le loro vittime direttamente o facendo pressione psicologica su di loro attraverso minacce e offese che possono consistere in: diffusione di immagini imbarazzanti \ compromettenti, diffusione di false dichiarazioni sulla mia vita personale, esclusione da gruppi online, appropriazione ed utilizzo di password e account di posta elettronica o social network. Chi ne è vittima può subire conseguenze molto gravi, come la perdita della fiducia in se stesso, stati di ansia e depressione, fino al suicidio come riportato ultimamente dalla cronaca giornalistica. Per il cyberbullo virtuale è più facile mantenere l’anonimato o almeno una certa distanza, può attaccare senza rivelare il proprio nome, può ferire senza dover temere una reazione.

La vittima non si sente più al sicuro da nessuna parte, poiché le offese la raggiungono via Internet persino nelle proprie mura. È inoltre difficile cancellare le offese, che quindi, una volta pubblicate in rete, possono essere rilette e riguardate ripetutamente. Per la vittima è dura dimenticare e superare le violenze subite. Il cybermobbing contribuisce in questo modo a rafforzare la sofferenza della vittima.
Le vittime, gli autori e gli spettatori di atti di cyberbullismo sono spesso omertosi, pertanto per genitori e insegnanti è difficile focalizzare il problema.

NOTE DI PREVENZIONE DEL CYBERBULLISMO

– Trattare i dati privati propri e altrui in modo critico e con la massima sensibilità
– essere consapevoli che se si forniscomo indicazioni personali o si pubblicano immagini su blog, reti sociali o forum si è potenziali bersagli
– mantenere un comportamento rispettoso (netiquette), evitando di postare dati e informazioni sensibili sul proprio profilo (p. es. foto imbarazzanti o troppo discinte)
– curare solo amicizie personali e proteggere la sfera privata mediante criteri d’impostazione sicuri
– i genitori e le scuole possono sostenere i bambini e i giovani dando loro i consigli qui illustrati e discutendo con loro su quali conseguenze può avere il loro comportamento in rete e cosa significa il cybermobbing per le vittime. Va inoltre segnalato loro che i bulli sono perseguibili penalmente
– ricercando il proprio nome su Internet (detto «egosurfing») si ottengono informazioni sul contesto in cui appare il proprio nome e sulle immagini pubblicate di se stessi.

A casa
– Instaurate con i vostri figli una comunicazione improntata alla fiducia, interessandovi a come utilizzano i media e discutendone con loro
– fatevi spiegare in che cosa consiste il fascino dei media per loro o quali sono le loro paure
– di tanto in tanto controllare i contenuti postati su Internet dai vostri figli. Concordate fin dall’inizio con vostro figlio in che modo accompagnarlo nel suo utilizzo dei media digitali. Man mano che crescerà, vostro figlio vorrà decidere sempre più spesso cosa mostrarvi e cosa no. Accettate questo fatto e, un poco alla volta, date più libertà a vostro figlio. Ma allo stesso tempo segnalategli chiaramente che siete a sua disposizione se ha bisogno di voi

A scuola
– assumere un atteggiamento chiaro che incoraggia gli alunni a segnalare un problema
– prevedere procedure standardizzate per affrontare casi concreti, in modo che gli insegnanti siano istruiti per l’intervento.
IDEE PRECONCETTE PIÙ DIFFUSE: il bullismo e/o il cyberbullismo
• in fondo, è solo “una ragazzata”
• fa parte della crescita, è una fase normale che serve a “rafforzarsi”
• chi subisce le prepotenze dovrebbe imparare a difendersi
• le caratteristiche esteriori della vittima rivestono un ruolo fondamentale
• è un fenomeno proprio delle zone più povere e degradate, è più diffuso nelle grandi città, nelle scuole e nelle classi più numerose
• deriva dalla competizione per ottenere buoni voti a scuola.
• è manifestato da chi ha una bassa autostima e al di là delle apparenze è ansioso e insicuro.

IN OTTICA DI PREVENZIONE
Gli insegnanti e con essi tutto il personale scolastico sono chiamati a impegnarsi per:
1. prendere consapevolezza del problema;
2.elaborare una politica scolastica antibullismo, in stretta collaborazione con i dirigenti scolastici e il personale non docente;
3. formulare una definizione condivisa di bullismo/cyberbullismo;
4. stilare una lista condivisa di indicatori che permettano di riconoscere il fenomeno;
5. analizzare i bisogni della specifica scuola e la presenza del fenomeno dal punto di vista quantitativo e qualitativo (diffusione,frequenza degli episodi,numero dei ragazzi coinvolti,tipologie di bullismo);
6. monitorare gli spazi di gioco libero e i momenti meno strutturati
7. intervenire tempestivamente di fronte a episodi di prepotenza (non sottovalutarli né tollerarli);
8. dare sostegno alle vittime;
9. considerare i bulli in presenza e/o in rete come persone da aiutare oltre che da “fermare”;
10. coinvolgere gli alunni nella ricerca di soluzioni adeguate al problema;
11. promuovere relazioni di fiducia basate sull’ascolto e sul dialogo, anche al fine di comprendere le cause delle azioni di prevaricazione;
12. promuovere una cultura di gruppo centrata su solidarietà, collaborazione, empatia e comportamenti prosociali;
13. creare un’alleanza educativa e un clima di collaborazione con i genitori;
14. effettuare un monitoraggio costante del fenomeno, anche con l’aiuto di qualche esperto.

COME REAGIRE AL CYBERBULLISMO?

Misure immediate
– Non rispondere assolutamente al bullo online, ma chiedere aiuto ai propri genitori o a un altro adulto di fiducia
– gli adulti devono ascoltare attentamente e mantenere la calma: il profilo del cyber bullo va bloccato e segnalato al network sociale o al forum
– salvare sul computer il materiale che può fungere da prova (per esempio screenshot, conversazioni in chat e immagini) e subito dopo, se possibile, cancellare – o far cancellare dal gestore della piattaforma – tutti i contenuti in rete
– se sono coinvolti compagni di scuola, i genitori dovrebbero rivolgersi agli insegnanti e, laddove presente, allo psicologo scolastico per valutare se sporgere denuncia presso la polizia

Misure a medio e lungo termine
– Non rimproverate o colpevolizzate vostro figlio, ma segnalategli che lo aiuterete e lo proteggerete.
– Create un’atmosfera che trasmette sicurezza a vostro figlio.
– Cercate di ottenere una visione d’insieme: Che cos’è successo? Chi è coinvolto? Quale ruolo è stato assunto da vostro figlio?
– Essere pazienti, le vittime hanno bisogno di tempo per raccontare quello che è successo.

Piccolo codice di strada anti-bullo
1. PARLATE DI SENTIMENTI IN FAMIGLIA.
2. DATE IMPORTANZA AI VALORI.
3. FATE CONQUISTARE LE PICCOLE GRANDI COSE AI FIGLI.
4. LASCIATE CHE CADANO A TERRA OGNI TANTO ED IMPARINO A RIALZARSI DA SOLI.
5. EDUCATE I FIGLI A METTERSI IN GIOCO SENZA CERCARE PER FORZA LA VITTORIA.
6. PARLATE DEI VOSTRI PUNTI DEBOLI.
7. RIPRENDETELI NEL RISPETTO DELLA LORO DIGNITA’.
8. LODATELI E DATE CAREZZE.
9. INSEGNATE IL CORAGGIO CHA FA CONVIVERE CON LA PAURA.
10. TENETE FUORI I FIGLI DAL CONFLITTO CONIUGALE, COINVEOLGETELI NEL DECENTRAMENTO DEI PUNTI DI VISTA.
11. ESPRIMETE ASPETTATIVE IN ZONA PROSSIMALE SENZA PRETENDERE LA PERFEZIONE.
12. PRENDETE SUL SERIO BISOGNI E IDEE DEI FIGLI.
13. RIFLETTE SULLA VOSTRA COERENZA E SUL FATTO CHE I FIGLI NON VI APPARTENGONO.

Di M. Letizia Capparucci – pedagogista clinico – Praxis Macerata

per AGe Corridonia

Fumetto a cura di Emanuele Cavataio per AGe Corridonia




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