Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Bambini senza famiglia. La legge va cambiata

Comunità Papa Giovanni XXIII: Istituti chiusi nel 2006, ma migliaia di bambini senza sistemazione. Sono 2.100 quelli fino a 5 anni di età. Biondelli: “Entro il 2015 Linee di indirizzo nazionali sull’accoglienza nelle comunità”

 

Bishops Hold Mass And Procession On US Border In Support Of Immigration ReformGli istituti sono stati chiusi, ma migliaia di bambini in Italia non hanno trovato una famiglia. Colpa di un’ambiguità legislativa. Risultato: oltre 1.100 bambini da 0 a 2 anni di età, 2.100 fino a 5 anni che sono stati collocati in comunità potrebbero essere “privati delle relazioni familiari fondamentali in questa fase del loro sviluppo”. Lo denuncia, ricordano i dati del ministero del lavoro e delle politiche sociali aggiornati al 31 dicembre 2011,  la Comunità Papa Giovanni XXIII che, ieri pomeriggio (13 gennaio), è stata ricevuta in audizione dalla Commissione parlamentare per l’Infanzia e successivamente dal sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Franca Biondelli.

In un report presentato ai rappresentanti di Parlamento e Governo l’associazione evidenzia il fatto che, a distanza di 8 anni dal superamento del ricovero di minori in istituto, realizzatosi nel 2006 grazie alla legge 149/2001, “sono ancora migliaia i bambini ed i ragazzi che vivono in un contesto etero familiare attuato in strutture di accoglienza che non sono familiari, dove sono presenti operatori validi dal punto professionale, ma che non rispondono ai bisogni di ‘relazioni familiari’ di cui necessitano molti bambini e ragazzi allontanati dalle loro famiglie”.

Il problema, secondo l’associazione, è che la legge 184/83, poi modificata dalla legge 149/01, “definisce impropriamente tutte le comunità quali comunità di tipo familiare” non distinguendo tra quelle che sono davvero strutturate come una famiglia, con un papà e una mamma presenti a tempo pieno, e le comunità gestite da educatori a turno.

Un’ambiguità legislativa che la Comunità Papa Giovanni XXIII chiede di risolvere, sollecitando Parlamento e Governo ad attivarsi per modificare la legge 184/83, eliminando l’impropria definizione di comunità di tipo familiare e distinguendo con chiarezza le varie tipologie di comunità.

La nuova norma dovrebbe, quindi, prevedere che i minori allontanati dalla famiglia di origine possano essere collocati in una famiglia affidataria o in una struttura familiare gestita da una coppia di coniugi o comunque da una figura paterna e materna presenti a tempo pieno, come avviene nelle comunità familiari e nelle case famiglia multiutenza, e solo quando questo non sia possibile si ricorra alle comunità educative.

“Per l’accoglienza dei bambini sotto i 6 anni – spiega la Papa Giovanni XIII – va disposto che questa possa avvenire solo nelle famiglie affidatarie o case famiglia o nelle comunità familiari, vietando l’inserimento nelle comunità educative”.

In attesa di una nuova norma la Comunità Giovanni XXIII, nell’incontro con il sottosegretario Biondelli, ha incassato disponibilità da parte del ministero del Welfare a predisporre entro il 2015 delle Linee di indirizzo nazionali sull’accoglienza nelle comunità che recepisca e definisca le diverse tipologie delle comunità.

Em.Mic.




Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Abbiamo aggiornato l'Informativa secondo la "EU Cookie Law". Puoi continuare ad utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccare su "Accetta" permettendo il loro utilizzo.

Chiudi