Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Azzardo, se la pubblicità è imposta dallo Stato

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«Faites vos jeux», fate il vostro gioco! Firmato: Repubblica italiana. Avete letto bene. Lo Stato non solo autorizza il gioco d’azzardo. Ma, per dire le cose come stanno, lo promuove, lo pubblicizza, è il promotore di campagne pubblicitarie. Perché l’investimento in pubblicità nei giochi è anche un obbligo imposto dallo Stato stesso nel momento in cui affida in concessione giochi come Lotto e lotterie istantanee. I cui concessionari per contratto destinano una quota dell’aggio (la percentuale sulle somme riscosse, calcolato in misura percentuale sul volume delle giocate) per pubblicizzare il gioco stesso. Nel 2013, spicciolo più, spicciolo meno, questa quota ammonta a 50 milioni di euro.

 

«Trovo indecente – tuona Paola Binetti (Per l’Italia), componente della commissione Affari sociali della Camera – che mentre la legge sul Gioco d’azzardo patologico (Gap) annaspa in commissione Bilancio con tanti dubbi sul suo finanziamento, lo Stato chieda ai concessionari del gioco di spendere 50 milioni di euro in pubblicità. Quella stessa pubblicità che induce spesso i giocatori a diventare patologici». Coloro che si ammalano d’azzardo, secondo la parlamentare, non sembrano «interessare a nessuno. Ci saremmo aspettati che lo Stato chiedesse ai concessionari di contribuire alla cura e alla prevenzione della patologia, non di fare pubblicità. Quei soldi potrebbero finanziare in parte la legge, supportando il Fondo per le famiglie dei soggetti patologici».

 

Insomma, la legge impone che si investano decine di milioni sul gioco d’azzardo; ma poi mancano all’appello i soldi per curare quegli stessi giocatori che si ammalano di dipendenza, invogliati anche dalla pubblicità. Secondo i dati dell’Istituto di ricerca americano Leisure.com (rilanciati ieri dall’agenzia Il velino.it), i concessionari del gaming spendono in media 105 milioni l’anno in pubblicità (solo in parte imposti dallo Stato).

 

A questa somma vanno aggiunti 87 milioni di euro in sponsorizzazioni nel solo 2013. Cifre rilevanti. Come detto, lo Stato interviene, in particolare, obbligando le réclame per lotterie istantanee e Lotto. Vediamo come: per i primi (come il diffusissimo Gratta e vinci) c’è l’obbligo di spendere in pubblicità lo 0,5% della raccolta. E se nel 2013 quest’ultima (dati Monopoli di Stato) ha raggiunto i 7 miliardi, l’ammontare in pubblicità raggiunge i 35 milioni. Il Lotto ha investito circa 20 milioni in spot. La concessione per questo gioco, datata 1993, disponeva il rimborso dallo Stato delle somme investite in pubblicità per promuoverlo.

 

Nel 2000 un decreto del ministero dell’Economia modificava la convenzione originaria trasferendo alla società concessionaria gli oneri derivanti dagli investimenti pubblicitari, e introducendo «margini di discrezionalità negli investimenti pubblicitari»: la percentuale da investire non poteva comunque essere inferiore al 7% del compenso percepito dal concessionario l’anno precedente. Come avviene oggi. Il piano annuale di promozione e pubblicità del Lotto viene approvato tuttora dall’Amministrazione concedente, cioè dallo Stato. «E pensare – rileva il sociologo Maurizio Fiasco – che si potrebbe imporre lo stop alla “pubblicità di Stato” con un semplice decreto ministeriale. Evidentemente manca questa volontà, così come manca la volontà di approvare in breve la legge sul gioco d’azzardo…».

 

Ma che direzione prendono le somme versate? Nei canali di diffusione la parte del leone, pari al 52%, la fa la televisione; il 26% viene investito sul web, l’8% su quotidiani e periodici, il 7% dalle radio e un altro 7% su altri mezzi. Così da non farsi mancare nulla.

 

 

Vito Salinaro

(Avvenire)




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