Referente:
Gianni Nicolì Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Si diffondono, talora in modo spontaneo, forme di mobilitazione e protesta che esprimono il malessere dei docenti nella scuola. Nel corso di alcuni scioperi, ai quali hanno aderito anche gruppi di studenti, la protesta è sfociata in forme, minoritarie, di scontro più violento, che sono assolutamente e con fermezza da rigettare.
Da lungo tempo la scuola è oggetto di provvedimenti (ma più frequentemente di annunci) che, ispirati da una mera logica di riduzione della spesa, raggiungono solamente l’effetto di screditare l’istituzione, di dare voce ad opinioni emotive e disinformate, di svalutare il prezioso lavoro degli insegnanti, genericamente considerati una categoria privilegiata.
Il nostro Paese pare vedere nella scuola solo una spesa e non un investimento. È una politica perdente, perché la storia ci insegna che cittadini meglio formati, con più conoscenze e creatività risollevano l’economia.
Alcune forme di protesta dei docenti attivate in queste settimane, che prevedono l’astensione dal colloquio con le famiglie o dalle attività non squisitamente “frontali”, restituiscono a molti proprio l’idea di insegnante che si vorrebbe rifiutare, allontanano ancor più i genitori e il Paese dalla solidarietà con la scuola che si vorrebbe suscitare, penalizzano gli studenti, cioè i cittadini per i quali tutto il sistema dell’istruzione è organizzato.
In quanto associazione di genitori, noi non possiamo né intendiamo interferire su questioni di tipo sindacale: il nostro compito e la nostra legittima aspettativa sono di natura più ampia e globale, nell’interesse dei nostri figli; proprio in quest’ottica possiamo e dobbiamo dire la nostra.
Non siamo per i discorsi semplificatori, poiché la scuola è un sistema complesso.
Non siamo per i discorsi generici: c’è qualche insegnante mediocre e demotivato, insieme ad ottimi insegnanti e dirigenti, che impegnano nella scuola il loro patrimonio di dedizione e competenza. Ci sono anche genitori deleganti e assenti, insieme ai tanti che ancora credono nella partecipazione e nella presenza.
Perciò è necessario che le migliori esperienze di corresponsabilità e cooperazione siano conosciute e sostenute, a partire dalla valorizzazione e dal rilancio di ogni forma associativa di dirigenti, insegnanti, studenti e genitori.
Ci preoccupa che nella protesta si rifiutino in modo indiscriminato anche i tentativi di innovazione, e che la protesta rischi di diventare solo conservazione dell’esistente:
partecipazione del territorio alla vita della scuola, per esempio, non significa privatizzazione, autonomia statutaria delle scuole non significa necessariamente arbitrio e discriminazioni.
Pensiamo che sia urgente, più che mai, la realizzazione di un’autentica valutazione del sistema e non solo degli allievi, una valutazione delle scuole e dell’insegnamento: ciò per avere dati certi, per uscire dalle interpretazioni parziali, perché emergano e siano diffuse le esperienze positive, perché si possano studiare, per superarle, le differenze tra scuola e scuola, tra sezione e sezione che già oggi esistono.

Le Province annunciano che, a causa di ulteriori tagli da parte del Governo, non essendo più in grado di sostenere le spese, spegneranno il riscaldamento delle scuole.
Ancora una volta, dunque, in carenza di fondi, si colpiscono le scuole.
Di certo l’annuncio si colloca in una forte dialettica fra le Province e il Governo, acuita dai provvedimenti che prevedono la soppressione di parte di questi enti.
Ed è altresì vero che la riduzione di trasferimenti agli enti locali può comportare ulteriori riduzioni di servizi ai cittadini.
Perché, però, utilizzare le scuole come oggetto del contendere?
Perché non decidere, una volta per tutte, di assumere responsabilmente decisioni che, recuperando risorse, incidano nella spesa ancora incontaminata?
Leggi tutto: Le Province spengono il riscaldamento alle scuole?
Per andare a scuola il 44,3% degli studenti fino a 17 anni utilizza l'automobile (qualcuno lo porta!), mentre il mezzo pubblico o collettivo è utilizzato dal 27,1%. Si sposta a piedi il 29,9% degli studenti. Politiche della mobilità ancora insufficienti? Strade ritenute insicure? Inutilità delle campagne a favore del movimento quotidiano come prevenzione e salute?
Tra i servizi e le attrezzature scolastiche utilizzate dagli studenti, ai primi posti si collocano la palestra (79,2%) e il laboratorio scientifico/sala computer (53,4%). Solo il 15,1% utilizza il laboratorio linguistico
Forse perché i laboratori linguistici non esistono? E che fine hanno fatto gli obiettivi europei sulla padronanza di “almeno due lingue” straniere? Nonostante molte riforme e progetti in proposito, laboratori scientifici e informatici usati da poco più del 50%?
All'esame di terza media il 35,4% dei ragazzi di 13-17 anni ha conseguito il giudizio "sufficiente", il 27,5% "buono", il 19,7% "distinto" e solo il 17,3% "ottimo".
La virtù sta nel mezzo? Crisi confermata della scuola media? Dati un poco preoccupanti ….
La presenza di compagni di scuola stranieri è più alta nel Centro-nord (oltre il 78%), mentre nel Sud e nelle Isole la quota non raggiunge il 33%. Nello stesso periodo, la quota degli studenti italiani che frequentano compagni stranieri al di fuori dell'orario scolastico passa dal 23% al 28,8%.
Si confermano dati che gli Italiani si ostinano a non vedere? I nostri figli, comunque, sono di certo più interculturali di noi.
Tutti questi dati, e anche molti altri, sono consultabili al link: http://www.istat.it/it/archivio/71706
Le parole del Presidente Napolitano
"Un paese non può trascurare il suo capitale più importante: la conoscenza. La scuola promuova quei valori sociali e civili che tengono unite le società democratiche"
Guarda il video dal sito della Presidenza della Repubblica