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La ristrutturazione della rete scolastica e gli istituti compresivi

LA RISTRUTTURAZIONE DELLA RETE SCOLASTICA  E GLI ISTITUTI COMPRESIVI

Tagli obbligatori, opportunità da cogliere?

 

Di fronte alla necessità, imposta dalla legge, di compiere scelte relative alla riorganizzazione della rete scolastica, prima di tutto dobbiamo conoscere. E poi, anche partendo dall’ampio dibattito che nella rete delle associazioni AGe si sta ampliando, da genitori associati, quindi propositivi, ragionevoli, sempre dalla parte dell’educazione, della scuola e dei valori, elaborare posizioni e valutazioni consapevoli.

 

LA NORMATIVA

Tratto da ALFONSO RUBINACCI “Quale scuola si prospetta”, in Tuttoscuola n. 517 – dicembre 2011 p. 12

 

L’art. 19, comma 4 e 5 del DL n 98/2011, convertito nella legge n. 111/2011, fissa per gli istituti comprensivi a 1000 il numero minimo di alunni per acquisire l’autonomia, ridotto  a 500 per le istituzioni collocate nelle  piccole isole, nei comuni montani, nelle aree caratterizzate da specificità linguistiche.  Il comma 5 dello stesso articolo prevede anche che gli istituti comprensivi costituiti con un numero di alunni inferiori a 500 unità, ridotto a 300 per le istituzioni ubicate nelle piccole isole, etc,  sono affidati in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome. A breve distanza dall’approvazione della manovra di luglio, il Governo interviene ancora una volta con la legge di stabilità per il triennio 2012-2014, approvata recentemente dal  Parlamento. Si corregge la previsione di cui al comma 5 dell’articolo 19, e si innalza il limite minimo di alunni per istituzione scolastica (da 500 a 600 e da 300 a 400) sotto il quale non può essere previsto in via esclusiva, oltre al dirigente scolastico, il posto  di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA). La previsione di modifica, sottolinea la relazione illustrativa del disegno di legge di stabilità, trova “… giustificazione nella circostanza che il carico di lavoro del DSGA dipende in buona parte dalla dimensione della scuola e del relativo bilancio. Pertanto … le scuole sotto i  600 alunni ( 400 nei comuni montani, etc.) (possono) essere “accorpate” tra loro due a due, al fine dell’affidamento di un unico DSGA in condivisione”. L’innalzamento del parametro, fissato nella manovra di luglio, ha come conseguenza la soppressione di ulteriori 1331 posti di dirigente scolastico e di circa 1660 posti di direttore dei servizi amministrativi. Il  tema centrale, contrariamente a quanto sottolinea  il Miur  nella direttiva ai Direttori Generali del 7  ottobre 2011, prot. 8220 “… che la  norma risponde a finalità di contenimento della spesa e al raggiungimento dell’obiettivo della stabilizzazione della finanza pubblica”, non è tanto quello dei risparmi, ma quello della qualità del servizio scolastico.

 

Entro la fine di Gennaio 2012, dunque, tutte le Regioni italiane “dovrebbero” (il condizionale è d’obbligo) adeguarsi.

 

IL DIBATTITO

 

Riportiamo di seguito una serie di articoli  e di prese di posizione della nostra rete associativa in quanto il problema è di grande rilevanza per il servizio alle famiglie, la qualità di tutto il sistema scolastico e l’innovazione pedagogico didattica.

 

Da questo quadro emergono luci ed ombre su tre piani:

 

  1. Politico-istituzionale: il provvedimento è calato dall’alto, cioè dal Governo centrale su territori regionali e istituti scolastici che sono dotati di autonomia. Ciò confligge con i ruoli derivati dalla riforma del Titolo V della Costituzione, art 117 che al punto n assegna allo Stato centrale (MIUR) solo compiti sulle “Norme generali sull’istruzione”. Se il provvedimento poi fosse solo di natura esclusivamente economica doveva, per legge, essere materia di confronto nella Conferenza Stato-Regioni, cosa che non è avvenuta. Naturalmente questo genera grossi problemi di applicazione sul territorio italiano, che ha storie, situazioni orografiche e sociali notevolmente differenti. Senza consultazione previa, ogni ristrutturazione che si basa solo sui numeri rischia di schiacciare le persone. La preoccupazione reale, oltre ai disservizi, che poi sono gli utenti a dover a colmare a loro carico, è la paura di perdere in qualità, sulla quale è facile scadere, ma è difficile da recuperare.
  2. Economico: la scuola, in questi ultimi anni in particolare, è stata vessata da tagli di ogni genere favorendo la fondata preoccupazione che una potatura può giovare, ma uno sradicamento può portare alla morte della pianta. Sostanzialmente si vuol dire che ogni risparmio da razionalizzazione per riduzione di spese sul personale e sulle strutture dovrebbe essere controbilanciato da reinvestimenti, innovazione e incrementi che, almeno per il momento , non si vedono e di cui nessuno parla.  Ad onore del vero il neo Ministro Francesco Profumo, nelle varie dichiarazioni, e nell’incontro diretto che i responsabili associativi hanno avuto al FONAGS del 23 novembre scorso, ha affermato di voler far funzionare l’esistente portando a regime il sistema. Si conferma, in quest’ottica, il principio per cui in Italia molte cose potrebbero già essere efficienti con la legislazione e le norme in vigore. Troppe innovazioni non vengono recepite e portano al “fai da te istituzionale”, favorendo l’inerzia del vecchio e le riforme cosiddette striscianti, dove l’italica fantasia si sbizzarrisce a far diventare regola le abitudini e le consuetudini.
  3. Pedagogico-didattico-organizzativo: insieme alle legittime e comprensibili opposizioni al dispositivo, che si sollevano anche dalle nostre realtà associative locali, vi è una considerazione di natura complessiva e contestuale che vede nella realizzazione di nuovi Istituti comprensivi, IC, anche nuove opportunità. L’esperienza degli istituti comprensivi è già presente in Italia da più di dieci anni, dai tempi del primi dimensionamenti degli anni 2000: vi sono anche posizioni favorevoli riscontrabili da coloro che in questo tipo di scuola vivono ed operano. La possibilità di un curricolo continuo (comunque meglio integrato), delloe della fruizione di personale, di condivisione di risorse ed esperienze, e di una  razionalizzazione corrispondente  a quella del territorio dei piccoli comuni sotto i 1000 abitanti e degli altri servizi socio-sanitari può portare la scuola ad interagire meglio nel suo contesto reale. Noi chiediamo che  non siano eliminati i plessi scolastici, cioè i luoghi dove hanno sede le aule, che devono rimanere presìdi nel territorio, aperti anche in orario extrascolastico alla comunità locale. Si accorperanno le presidenze e le segreterie: ciò può comportare per i genitori una serie di disagi, che dovranno essere necessariamente compensati da flessibilità nel servizio, mobilità di questo, maggiori e più aggiornate competenze del personale nonché da un uso mirato dei sistemi informatici per la comunicazione, le iscrizioni, l’accesso amministrativo etc…. Inoltre i “nuovi” dirigenti scolastici avranno a che fare con realtà molto complesse e articolate, caratterizzate da più di un migliaio di alunni e famiglie, molte decine di docenti, sedi dislocate. Ancora una volta il discorso torna alla qualità del personale dirigente, docente e ATA delle nostre scuole.

 

 Di seguito ecco documentazione, che andremo ulteriormente ad ampliare nelle prossime settimane.

 

-       dal sito di Tuttoscuola è particolarmente consigliato scaricare gratis (dietro registrazione) il dossier molto completo su questo tema

-       Due articoli della rivista Tuttoscuola a firma di Alfonso Rubinacci dei numeri di novembre e dicembre 2011, rispettivamente  n° 516 e 517.

-       Dalla rivista: Il Maestro dell’AIMC, n° 11-12 di nov/dic 2011 un dossier di esperienze.

-       Lettera aperta dell'Associazione Dirigenti scuole autonome e libere (Di.S.A.L.).

-       Dal sito dell’AGe Toscana

-       Dal’AGe San Donato milanese e provinciale di Milano