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Gianni Nicolì Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per il ventunesimo anniversario della strage di Capaci, insieme ai giovani, viaggeranno Pietro Grasso, presidente del Senato, e il ministro Maria Chiara Carrozza. A Napoli s'imbarcherà don Ciotti.
La Nave della Legalità è un'iniziativa che vuole sottolineare l'impegno dei magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mantenere viva la memoria delle stragi di Capaci e via D'Amelio, ed essere una testimonianza per i giovani, per ispirarli nella lotta contro le associazioni malavitose: all'ingresso nel porto di Palermo le due navi saranno accolte dalle gigantografie dei due magistrati, uniti nella lotta alle mafie e dalla reciproca stima e amicizia. Poi, cerimonia nell’Aula Bunker, simbolo dei processi antimafia, iniziative nei quartieri della città e, il pomeriggio, il commosso ricordo, alle 17.58, ora della strage di Capaci, davanti alla casa di Giovanni Falcone, in via Notarbartolo.
Anche noi genitori ci siamo: è un dovere da cittadini, ed ancor più da genitori, insieme ai nostri figli. Collaborare con le istituzioni, vivere onestamente, dedicarsi al bene comune, sperimentare la giustizia, la sobrietà e la collaborazione in famiglia: così la legalità nasce nelle nostre case.
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Mentre per l’anno 2014-2015 entreranno in vigore le norme relative ai libri digitali o misti ( cfr. http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs260313 ), per il prossimo anno 2013-2014 valgono ancora le consuete procedure, descritte nella circolare del 25 gennaio 2013 (cfr. http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/prot378_13 ), che peraltro rimanda alle indicazioni degli anni precedenti.
La normativa prevede il coinvolgimento dei genitori all’interno dei consigli di classe, prima dell’adozione della delibera finale da parte del collegio docenti.
Le scuole tendono ad escludere i genitori da queste scelte, e molti genitori si ritengono inadeguati in proposito. Il parere dei genitori è importante, per molte ragioni. Per esempio, si potrebbe discutere su alcune domande:
V’è poi, l’aspetto dei costi. La scuola deve osservare i “tetti di spesa” previsti dal MIUR. Sono stati confermati quelli dell’anno scorso: per esempio, in prima “media” non più di euro 294,00 (spesa complessiva), in terza non più di euro 132,00. Per le superiori le cifre sono molto articolate, andando da euro 335,00 per il primo anno del liceo classico a circa 160 euro per una scuola professionale.
E’ opportuno che i genitori vigilino anche sui cosiddetti “libri consigliati”, non obbligatori (in teoria), ma incidenti (di fatto) nella spesa, comportando spesso il superamento del tetto stabilito dal Miur.
A Bologna, il prossimo 26 maggio, si terrà un referendum consultivo che avrà come oggetto il sistema comunale integrato della scuola dell’infanzia. Il referendum non riguarda la scuola dell’obbligo, né le secondarie
Si parla di scuola paritaria e si sa che questo è un argomento ricorrente nel dibattito politico in Italia. Ovviamente entrano in gioco tutta una serie di questioni ed argomenti, fra i quali spesso prevalgono quelli solo ideologici.
Per esempio, è assai scorretta, riduttiva e non democratica, l'identificazione fra “statale” e “pubblico”.
Mentre nel nostro paese, dall'inizio della Repubblica ad oggi, la sanità è gestita in un regime misto a gestione regionale e privata, regolamentata da apposite convenzioni, tutto ciò non è mai stato convintamente applicato per il comparto scuola.
Eppure la Costituzione, all'art 33, e la legge 62/2000 garantiscono a realtà non statali di aprire scuole che, comunque, erogano un servizio pubblico. Anzi, la legge chiaramente definisce il sistema pubblico come costituito da scuole dello stato, degli enti locali e di realtà private (non profit).
Nel dibattito ormai decennale, spesso si è affermato scorrettamente che si sottraggono fondi alla scuola statale per devolverli a quella, impropriamente, definita privata. In realtà è il contrario. La scuola non statale si carica di allievi per cui lo Stato spende molto meno di quanto costerebbero se frequentassero le scuole statali. A Bologna, per esempio, le scuole dell’Infanzia paritarie convenzionate accolgono il 21% dei bambini e sono destinatarie del 2,8% delle risorse complessive che il Comune destina alla fascia di bambini di età 3-6 anni. Per ogni bambino delle scuole paritarie il comune spende euro 576, mentre per ogni bambino delle comunali ne spende 6.900.
L’Italia è ancora senza governo e si sta apprestando all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
L’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per cercare di uscire dallo stallo post elettorale, il 30 marzo ha designato una rosa di 10 cosiddetti “saggi”, personalità autorevoli, autodefinitisi facilitatori, che in 12 giorni di lavoro hanno approntato due documenti reperibili su www.quirinale.it .
Prendiamo atto che nei documenti c’è interesse anche per la realtà scolastica e universitaria, sia pure con un’accentuazione soprattutto economica. La scuola, inoltre, non viene considerata insieme e all’interno delle istituzioni del Paese.
Le pagine dedicate alla scuola sono sicuramente un fatto positivo, ma ancora un segno debole e insufficiente per ricollocare il sistema formativo tra le risorse urgenti e prioritarie per il riscatto della nostra nazione. Assente anche un solo cenno alla partecipazione dei cittadini – genitori nella scuola.
Ovviamente da un documento di natura generale non ci si poteva aspettare più di tanto una attenzione alla genitorialità sia in ambito scolastico che sociale.
Pur apprezzando, le analisi e le indicazioni, in particolare quella che dimostra il rapporto diretto tra istruzione, qualità della vita, salute e longevità, rileviamo ancora che la scuola, l’università e la formazione in generale, per decollare hanno bisogno di maggiori risorse, riforme e accreditamento sociale.
Al prossimo Governo mandiamo un messaggio forte e deciso in questa direzione: l’educazione è un investimento, non un settore da sottoporre solo a spending review.
Scarica la nota dell'ufficio scuola nazionale
Alcune scuole superiori, a Roma, Torino, Mantova, hanno deciso di istituire un test d'ingresso per selezionare gli studenti delle classi prime in esubero rispetto alla capienza dell’istituto. Tale decisione (condivisa dai consigli d’Istituto?) introdurrebbe anche nella scuola secondaria una precoce selettività, già all’interno della scuola dell’obbligo (ricordiamo che in Italia l’obbligo giunge ai sedici anni di età!). Vedersi rifiutare l'iscrizione alla scuola superiore perché soprannumerari o perché non si è superato un test è sicuramente un fatto grave, che pone molte considerazioni. Ci si sente rifiutati dallo stesso Stato che obbliga al dovere di istruzione, ma non rispetta le scelte. Sono perciò più che legittime e comprensibili, a nostro parere, le reazioni di studenti e famiglie, ed anche noi esprimiamo forte contrarietà al criterio dei test d’ammissione nella scuola superiore.
Ci pare opportuno ricordare quanto la circolare ministeriale 96/2012 relativa alle iscrizioni indica in proposito: “Le domande di iscrizione sono accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica, limite definito sulla base delle risorse di organico e dei piani di utilizzo degli edifici scolastici predisposti dagli Enti locali competenti. Resta inteso, comunque, che l’Amministrazione scolastica deve garantire in ogni caso, soprattutto per gli alunni soggetti all’obbligo di istruzione, la fruizione del diritto allo studio attraverso ogni utile forma di razionalizzazione e di indirizzo a livello territoriale. E’, pertanto, evidente che un’aperta ed efficace collaborazione tra le scuole e gli Enti locali consente di individuare in anticipo le condizioni per l’accoglimento delle domande, pur con le variazioni che di anno in anno si rendono necessarie. Nella previsione di richieste di iscrizione in eccedenza, la scuola procede preliminarmente alla definizione dei criteri di precedenza nella ammissione, mediante apposita delibera del Consiglio di istituto, da rendere pubblica prima dell’acquisizione delle iscrizioni, con affissione all’albo, con pubblicazione sul sito web dell’istituzione scolastica e, per le iscrizioni on line, in apposita sezione del modulo di iscrizione opportunamente personalizzato dalla scuola. Si rammenta, in proposito, che, pur nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati dai singoli Consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali, a puro titolo di esempio, quello della viciniorietà della residenza dell’alunno alla scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori. In quest’ottica, l’eventuale adozione del criterio dell’estrazione a sorte rappresenta, ovviamente, l’estrema “ratio”, a parità di ogni altro”
Leggi tutto: Test selettivi per accedere alla scuola secondaria, che è scuola dell’obbligo?