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Tutela dei minori nei media

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TUTELA DEI MINORI NEI MEDIA: DIFENDERE I BAMBINI, I RAGAZZI E GLI ADOLESCENTI NON SIGNIFICA PENALIZZARE L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA

Intervento in Assemblea Copercom 7 dicembre 2011

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Le difficoltà dei rappresentanti dei genitori in commissione di revisione cinematografica sono lo specchio di una diffusa disattenzione nei confronti dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia, considerati esclusivamente in quanto “consumatori”. Che un film come “Paranormal activity 3” venga giudicato “per tutti” in una commissione di revisione in cui la componente dei genitori è sempre minoritaria rispetto ai rappresentanti della produzione cinematografica la dice lunga. L’attività dei nostri rappresentanti pare svuotata di quella necessaria incisività in quanto non resta visibile alla collettività la traccia dei nostri sforzi. Anzi, talune volte abbiamo la sensazione che i segnali che trasmettiamo al comune cittadino siano di inefficienza, perché quest'ultimo non è a conoscenza dei nostri tentativi di applicare i vigenti (anche se inapplicati) criteri per la tutela del minore. Ciò che emerge pubblicamente è che la tutela dei minori non viene assicurata perché spesso viene consentita la visione (dapprima al cinema e immediatamente dopo in tv) di film a loro non adatti. Nulla si sa delle circostanze in cui si forma il rilascio del “nulla osta” che, come sappiamo noi, spesso viene licenziato dopo estenuanti discussioni, a maggioranza con il voto sfavorevole di noi genitori.


Eppure va sottolineato che la revisione cinematografica è l’unica forma di valutazione preventiva in chiave di tutela dei minori. Un reperto archeologico - forse?- in epoca di codici di autoregolamentazione che molti dubbi lasciano aperti sulla possibilità di applicare sanzioni ad opere già in circolazione. Dopo una serie di proposte e disegni legislativi che non sono arrivati al termine dell’iter parlamentare, è arrivato il momento di confrontarsi col vecchio e inviso concetto di “censura” (ovvero tagli alla pellicola in funzione di ciò che vedranno al cinema gli adulti) oggi reso obsoleto e di difficile applicazione per la molteplicità di mezzi di fruizione del film (cinema, tv, dvd, computer, i-pod, ecc). In un momento di transizione mediatica in cui di fatto l'uso di nuove potenzialità tecnologiche si interseca sotto gli occhi di bambini e adolescenti, la revisione cinematografica è uno strumento importante per la tutela dei minori. In questo panorama multimediale in continua trasformazione, il film resta l’innesco di un circuito che dal cinema passa alla TV, a internet, ai videogiochi.
Ma viene da chiedersi se è e sarà ancora possibile vietare ovvero negare realmente l'accesso ad un film inadatto alle fasce più giovani? E quale ruolo spetta ai genitori come educatori quando si deve spiegare un divieto ad un bambino, del tipo "Questo film non è adatto a te"?
Di fatto, la tutela dei minori nei media è oggi diventata una vera e propria “emergenza educativa”, come da più parti viene sottolineato, sia a livello istituzionale, sia dall’emergere di un numero sempre maggiore di inquietanti episodi di cronaca.
Il tema della tutela, lo ribadisco, non è da confondere con quello della censura, né è da ascrivere ad una battaglia ideologica e difensiva, come se i figli fossero da chiudere in un mondo avulso dalla contemporaneità, dalle opportunità che il mondo dei media offre. Ci collochiamo, piuttosto, nella laicissima prospettiva del diritto dei minori, come sancito dall’articolo 17 della Convenzione internazionale del 1989: “Gli Stati parti riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a una informazione e a materiali provenienti da fonti nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati parti … incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità sociale e culturale per il fanciullo … favoriscono l'elaborazione di principi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere in considerazione delle disposizioni degli artt. 13 e 18” (libertà di espressione, ma diritto/dovere dei genitori nell’educare, ricevendo adeguati supporti).
Ribadendo il diritto - dovere delle famiglie di essere protagoniste dell’educazione dei figli, in molti sentono che è dunque arrivato il momento di rimettere mano alla legislazione. Siamo consapevoli che l'assegnazione o meno di un divieto ad un opera cinematografica è essenziale per la resa economica del prodotto (cfr. il trascinamento di pubblicità). Per questo il lavoro della Commissione di revisione cinematografica presso la Direzione Cinema del Ministero dei beni Culturali, è stato e resta un punto caldo per la divulgazione di un film.
Si consideri, inoltre, che i prodotti direttamente predisposti per la TV non sono verificati dalla Commissione di Revisione Cinematografica: è il caso delle fiction, oppure dei telegiornali. E sulle une, come sugli altri, giungono spesso a noi, e al Comitato Media e Minori, numerose segnalazioni di palesi aggressioni all’equilibrio dei nostri figli.


Quattro gli elementi che, comunque si indirizzi il rinnovamento legislativo in materia, stanno a cuore ai genitori:
a) partecipare alla valutazione preventiva del film per una visione più serena e selezionata da parte della famiglia nell’ottica dell’educazione e della tutela del minore;
b) evitare di affidare la valutazione del film esclusivamente ad esperti (psicologi, sociologi, magistrati, ecc) poiché tutto quello che riguarda il minore, prima di essere “medicalizzato” coinvolge innanzitutto la famiglia che ha alle spalle;
c) definire una griglia di divieti più articolati per età rispetto agli attuali (14 e 18); in proposito, nei mesi scorsi, le associazioni dei genitori hanno presentato al Ministero un documento desunto soprattutto dal confronto con altri paesi dell’Europa
d) creare un maggiore mercato di produzioni adatte per l’infanzia e l’adolescenza: è giusto che il meccanismo dell’industria cinematografica giri con i suoi ritmi di produzione, ma non è giusto confondere i target di fruizione, come qualunque industria sa bene.


ORIENTAMENTI DEL CAMBIAMENTO
Per migliorare il funzionamento della valutazione preventiva di un film si evidenziano attualmente due scuole di pensiero: la prima tende a migliorare l’attuale legge che, pur mantenendo l'istituzione della commissione di revisione cinematografica, dia più spazio a genitori e psicologi dell'età evolutiva; la seconda si indirizza verso un cambiamento totale, affidando la valutazione dei film ai produttori cinematografici, e sarebbe l’unico esempio europeo di applicazione del modello americano della Moction Picture Association of America (MPAA).

PRIMO INDIRIZZO: RIELABORAZIONE COMPOSIZIONE COMMISSIONE REVISIONE
L’attuale composizione delle otto sezioni della Commissione di revisione cinematografica relative alle “opere a soggetto e film prodotti per la televisione”, è voluta dalla legge 30 maggio 1995, n. 203. Tale legge ha modificato la precedente disciplina (del 1962) introducendo, nella composizione della Commissione, quattro rappresentanti delle maggiori associazioni di genitori (AGE, AGESC, CGD). Tale composizione venne ulteriormente modificata dal n. 3 dell’8 gennaio 1998 per lo snellimento degli organi collegiali amministrativi, trasformando l’impianto originale di ogni Sezione come segue:


- un docente di materie giuridiche, come presidente,
- un docente di psicologia dell’età evolutiva o di pedagogia,
- due esperti di cultura cinematografica scelti tra critici, studiosi e autori,
- due rappresentanti delle categorie di settore (produttori, distributori ed esercenti),
- due genitori designati dalle associazioni più rappresentative,
- si aggiunse un rappresentante delle associazioni per la protezione degli animali, ma “per il solo esame delle produzioni che utilizzino in qualunque modo gli animali”.

Furono così estromessi uno tra lo psicologo e il pedagogista e due genitori per sezione, eliminati i membri supplenti e si stabilì che le decisioni fossero prese a maggioranza dei soli presenti (soltanto cinque su otto, in caso di numero legale minimo).
Data la sproporzione del numero di categorie interessate ai film in esame e l’insufficiente presenza dei genitori, l’attuale composizione non assicura una valutazione dei film in esame libera da ogni possibile prevalenza degli interessi di categoria anziché mirante alla tutela dei minori. Per meglio tutelare gli interessi dei minori è necessario ripristinare le proporzioni tra le diverse componenti in precedenza previste, modificando il decreto legislativo n.3/98 con un opportuno riequilibrio numerico delle varie categorie.


2) SECONDO INDIRIZZO: AUTOCENSURA DEI PRODUTTORI
È il sistema americano MPAA, che rappresenta gli interessi dell’industria audiovisiva americana nel mondo e da oltre 40 anni ne regola la diffusione di prodotti a livello mondiale. Tale sistema, dalle regole ben precise (messe a punto negli anni anche da sentenze delle Corti federali di vari Stati in base a proteste di cittadini) prevede che l'autocensura dei produttori abbia una sola commissione che valuta come erogare i divieti dal PG 12 al restricted 17 anni. Questa commissione è composta esclusivamente da genitori ritenuti i primi depositari dell’educazione dei figli e rappresentanza trasversale dell’utenza dei prodotti immessi sul mercato. Cospicue sanzioni economiche assicurano che il meccanismo di autocertificazione corrisponda in effetti agli interessi dei cittadini. Sul sito web della Moction Picture ci sono le linee guida per la valutazione delle opere di enterteinement per i genitori e sono pubblicati i divieti assegnati ad ogni film che è in circolazione nelle sale. In genere le valutazioni appaiono molto più severe rispetto ad altri Paesi. Tutto ciò nei molti anni di applicazione ha qualificato l’industria e il corretto servizio agli utenti.


Che fare, ora?
Oltre alle riforme legislative, escluse le strade già più volte battute della mediazione politica, potrebbero essere possibili alcune azioni immediate.
È necessario attivare una campagna mediatica che, nel dare per un verso visibilità pubblica all'attività delle Associazioni impegnate nella tutela dei minori (pubblicazione dei giudizi espressi dai genitori), per un altro potrebbero mettere a disagio la componente politica di fronte alla collettività, costringendola a prendere una posizione svincolata dai dirigenti dei Ministeri che, nell'incertezza normativa e politica, finora sono riusciti a tenere in piedi un sistema basato su leggi obsolete e che si presta a tutelare gli interessi economici degli imprenditori del cinema e della televisione piuttosto che i diritti del minore.
È necessario fare rete sia con le altre associazioni di genitori che con tutti le realtà attente ad una comunicazione ispirata da un’etica e dalla responsabilità nei confronti delle giovani generazioni, a partire da quelle aderenti al COPERCOM.
Nei nostri siti WEB potrebbe essere presente e aggiornato il database con tutti gli incontri e le informazioni oggettive sulla nostra attività (data, sezione, titoli film, pareri dei singoli membri della commissione ed esito finale) e sarebbe opportuno in questo modo informare l’opinione pubblica. Uno strumento del genere potrebbe raggiungere un grande numero di utenti: basterebbe infatti aggiungerlo come link nei siti più indicati oppure pubblicizzarlo nelle scuole, nelle parrocchie, nei grossi centri sociali e presso tutti quei luoghi dove l'infanzia e l'adolescenza sono oggetto di interesse e la diffusione potrebbe essere capillare. La diffusione di tali informazioni potrebbe creare imbarazzo fra tutti coloro che gestiscono il controllo su noi (che dovremmo essere i veri “controllori”!) e forse starebbero più cauti nella gestione “disinvolta” dell'attività della Commissione.
Da promuovere, inoltre, incontri pubblici, seminari di studio, partecipazione a trasmissioni radiotelevisive, perché si comprenda che stiamo parlando di tutela dei minori, di promozione di un cinema di qualità. La qualità paga, ed è anche a favore dell’industria cinematografica, che avrebbe maggiore consenso tra le famiglie!
Finora ci sembra che il peso politico delle Associazioni dei Genitori, pur contando su grandi numeri di iscritti e sull’impegno di tutti, non sia sufficiente; abbiamo registrato tale dato in occasione delle numerose lettere inviate e rimaste inevase, richieste di appuntamenti a ministri e alte personalità ministeriali e incontri vari che non hanno avuto alcun seguito concreto. L'unico peso e potere che potrebbero avere è quello di coordinare un forte movimento d'opinione, trasversale, che non possa essere controllato con la stessa facilità con cui veniamo controllati noi genitori in Commissione. Per citare solo alcuni esempi possiamo dire che ci viene negata la trasparenza sulle norme attuali, la possibilità di verbalizzare ciò che avviene realmente oppure che ci fanno vedere i film in moviola o che ci sostituiscono in caso di nostro impedimento anche con membri di diversa componente.
Vorremmo che la componente dei genitori non sia percepita alla stregua di altri portatori di interessi, sia pure legittimi: la nostra presenza tutela e promuove i cittadini, il Paese, non siamo “controparte” di produttori ed esperti di cinematografia. Proviamo ad affrontare l’emergenza educativa lavorando su alcune possibili cause. Possiamo, insieme, ricordare che, oltre alla tutela, è necessario promuovere il bello, il buono e il vero, anche nei media.


Davide Guarneri
Presidente nazionale AGe
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