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Tutela dei minori e televisione, tra fasce protette e “parental control”

Tutela dei minori e televisione, tra fasce protette e “parental control”


bimbomediaminoriPurtroppo la situazione della protezione delle giovani generazioni, che sono sempre meno tutelate di fronte ai programmi televisivi, richiede una riflessione ed una presa di posizione quanto mai energica e risolutiva, se non vogliamo che si vada sempre più verso una crisi di valori quanto mai deleteria.
Infatti sono alquanto significativi due fatti abbastanza recenti: il presidente del Comitato Nazionale Utenti, Luca Borgomeo, si è dimesso, in quanto l’Autorità Garante delle Comunicazioni tutelerebbe più gli interessi della Rai e di Mediaset che quelli degli utenti.
Inoltre non è più in funzione il Comitato Media Minori, che doveva segnalare al Garante per le Comunicazioni le violazioni delle emittenti TV al Codice di autoregolamentazione , affinché il Garante stesso potesse comminare le sanzioni previste.
Questo significa che vale poco, ormai, che vi siano ancora le fasce protette (nell’orario compreso fra le 22,30 e le 7),perché i canali digitali e satellitari si sono ampiamente moltiplicati e si può fare ben poco per controbattere le violazioni, in quanto dovrebbero essere applicati ad ogni televisore dei dispositivi che consentano di bloccare la visione di film o programmi dannosi per i bambini ed i ragazzi più piccoli.
In verità gli schermi digitali e i decoder sono provvisti di tali accorgimenti tecnici, che sono chiamati “parental control” e sono un’alternativa alle “fasce protette “.
Però i genitori devono mettere in funzione tali filtri protettivi della moralità dei propri figli e vigilare che le trasmissioni siano adeguate alla loro visione.
Sono loro che devono mettersi in azione per controbattere i programmi sconsigliati ed arginare la miriade di deviazioni che quotidianamente disorientano i piccoli e turbano la loro crescita psicofisica e mentale.
In una situazione così precaria è quanto mai necessario che le associazioni che si occupano della genitorialità e della famiglia prendano decisamente posizione affinché la tutela dei minori che frequentano i media possa avere le dovute garanzie di serietà e di legalità e vengano attivati palinsesti adeguati soprattutto a chi è in una fase di crescita e ha bisogno di essere a contatto con immagini e contesti di comunicazione che non creino turbamento e disorientamento, ma che consentano un passatempo piacevole e sano ,tale
da costituire motivo di apprendimento e divertimento coscienzioso e controllato.
Sono obiettivi che non trapelano dai programmi politici dei partiti e che non possono essere trascurati, in quanto la persona e la società, se si vuole cambiare in meglio la triste realtà attuale, necessitano di prospettive nuove e di progettualità convincenti, ai fini di dar vita ad una serie di obiettivi condivisi e di innovazioni indispensabili .
Ognuno deve poter sentirsi sicuro e garantito nei suoi diritti e doveri, nella sua cittadinanza e personalità, nella sua credenza e religiosità, nei suoi rapporti interpersonali, nelle sue capacità e forme di collaborazione che danno valore all’esistenza e proiettano l’uno verso l’altro in un’ottica di umanità e di convivenza quanto mai costruttive e democratiche.

Giovanni Bonvini

 

Media e minori: è ora di cambiare rotta!

Media e minori: è ora di cambiare rotta!

 
mediaeminoriSul delicatissimo tema dei minori e dei media è ora di cambiare rotta.
Rompere il silenzio assordante che rivela quanto sia smarrita in Italia una vera cultura dell’infanzia e dell’adolescenza.
 
Una proposta A.Ge.
 
 

Cyberbullismo e social network: iniziativa del Garante Privacy

Cyberbullismo e social network: iniziativa del Garante Privacy.

Un video per tutti i ragazzi e genitori

 

 

Per maggiori informazioni: www.gpdp.it/connettilatesta

 

Safer internet day (SID) 2013 - Giornata mondiale per l'utilizzo sicuro dei nuovi media

 

E li chiamano “prodotti culturali”?

 

E li chiamano “prodotti culturali”?

Quando il denaro pubblico finanzia film sonoramente fischiati dal pubblico e di scarso valore,
è necessario rivedere leggi e strumenti per la valutazione ormai obsoleti

 

 

filmIn tempo di spending rewiev e di tagli, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la regione Puglia impegnano soldi pubblici per finanziare film di scarso valore e tantomeno di nessun interesse culturale?

 

E’ il caso del film “E la chiamano estate”, regia di Paolo Franchi, prodotto da Nicoletta Mantovani con protagonista “svestita” Isabella Ferrari, film che ha beneficiato di un contributo di € 400.000 dal Ministero dei Beni Culturali e di € 80.000 dalla Regione Puglia.

Il film, presentato in prima visione al recente Festival del Cinema di Roma,  è stato sonoramente fischiato dal pubblico, che ha accompagnato le performances erotiche dei protagonisti con risatine e battute.

Lo scandalo era annunciato, per il nudo frontale in primo piano di Isabella Ferrari, accompagnato da scene esplicite di sesso che coinvolgono altri attori: in realtà la proiezione è diventata una pagina triste per il Festival di Roma.

 

Come genitori e  cittadini ci chiediamo quali siano i criteri e le priorità con cui, definendo prodotto culturale un film di questo genere, vengono assegnati contributi pubblici.

Non era più opportuno destinare questi soldi per attività rivolte ai giovani o alle persone in sofferenza? Stiamo attraversando tempi di grave crisi economica e finanziaria, molte famiglie non arrivano oltre la terza settimana del mese, le scuole e tutte le attività culturali subiscono tagli continui: perché quindi si gettano i nostri soldi?

 

Ma diversi sono i quesiti a cui rispondere riguardo alla produzione di pellicole e prodotti televisivi che inondano sale cinematografiche e abitazioni senza un serio sistema di qualificazione e di classificazione, soprattutto alla luce della necessità di tutelare bambini e ragazzi. Troppi i film dichiarati “per tutti” quando all’estero in diversi paesi vengono unanimemente reputati inadatti ai minori. Ultimamente stiamo prendendo atto che persino film inadatti ai minori di anni 17 all’estero vengono classificati in Italia per tutti.  Una legge obsoleta perché promulgata all’inizio degli anni ’60 ed una composizione “anomala” della commissione di revisione cinematografica per la tutela dei minori (che include in maggioranza anche rappresentanti del mondo che quei film produce):  ecco i due principali nodi da sciogliere al più presto. 

Per fare chiarezza, per ricompattare un mondo adulto in favore di piccoli e giovani (già cittadini oggi, e domani con ruoli di responsabilità  quando noi saremo anziani!) anziché dividersi tra tutela dei minori e profitto economico. Quando si capirà che i genitori non difendono un interesse privato, ma un bene pubblico, che sono i minori?

 

Il film in questione esce nelle sale cinematografiche nelle prossime ore ( con il divieto ai minori di anni 14, forse andava vietato ai 18 ). Lo scandalo suscitato forse porterà pubblico nelle sale e, paradossalmente, anche la nostra nota potrebbe attirarne ancor di più!

Questo film ha già avuto il suo incasso, preventivamente. Proprio in questi giorni sono, invece,  in programmazione tanti altri film interessanti  che meritano i soldi del biglietto: noi ci sforziamo di farli conoscere, anche nel nostro sito www.age.it 

 

 

 

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