Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Adolescenti. Più sul web che a scuola, fuori gioco i genitori

Sono gli adolescenti del 2015 secondo l’indagine promossa per il XII Safer Internet Day che si celebra oggi. Sui banchi 5 ore al giorno, in rete oltre 5 per 1 ragazzo su 6, grazie all’immancabile smartphone. Ma chiedono lezioni di social contri i pericoli del web

 

Sempre più connessi, sempre più tempo e sempre più precocemente. Usando internet sul device personale, smartphone in testa, superano il PC di famiglia e mettono così fuori gioco i genitori. Questi gli adolescenti del 2015 secondo un’indagine promossa tra 8.000 studenti tra gli 11 e i 19 anni dal Safer Internet Center Italiano con Skuola.net in occasione del 12esimo Safer Internet Day che si celebra oggi (10 febbraio).  Eppure,  senza la guida degli adulti aumenta la percentuale di ragazzi esposti ai rischi della rete. Tanto più che la ricerca mostra che solo un teenager su 10 si connette ad internet meno di un’ora al giorno. tutti gli altri superano questo limite e si arriva a picchi superiori alle 5 ore al giorno per 1 su 6. E oltre la metà dei giovani naviga prevalentemente tramite il proprio smartphone, posseduto da ben il 98% degli intervistati. Addio pc, dunque. Si abbassa il battesimo del telefonino; il primo cellulare connesso a internet, infatti, arriva nelle mani dei ragazzi sempre prima: fra i nati tra il 2002-2004 la percentuale di quelli che hanno ricevuto lo smartphone prima di finire le scuole medie è pari al 95%, mentre tra i classe ’96-’98 è pari al 36.2%.

Se i genitori per il 19% dei ragazzi  risultano essere completamente all’oscuro delle attività digitali dei propri figli o averne un’idea molto vaga (34%), non va meglio per gli insegnati. I docenti, infatti, lontani anni luce dalla vita online dei ragazzi: la metà degli studenti intervistati afferma che i prof non hanno mai fornito consigli o indicazioni su un uso corretto di strumenti come i social network. A scuola, dunque, non se ne parla. Non solo. Le attività nelle scuole dedicate alla vita in rete hanno coinvolto poco più della metà degli studenti: il 25% dei ragazzi hanno partecipato più di una volta ad incontri di questo tipo,  ma ben il  49% non ne sono mai stati coinvolti. E sono proprio gli studenti a chiedere di svolgere più lezioni di social a scuola: secondo una recente ricerca di Skuola.net, a dirlo sono circa 2 su 3. I ragazzi, del resto, sono consapevoli dei pericoli della rete. Con le ragazze che dichiarano di state maggiormente coinvolte nella ricezione di messaggi, proposte o immagini indesiderate da parte degli adulti: il 40% contro il 32% dei maschi. Mentre i ragazzi si sentono più esposti a trovarsi coinvolti in sito, gruppi o persone che mettono in atto comportamenti illegali: il 22% contro il 16% delle femmine. Le differenze non sono legate solo al genere, ma anche all’età. I più piccoli, nella fascia tra gli 11 e i 13 anni, vorrebbero più protezione contro adulti malintenzionati, e i ragazzi tra i 14 e i 16 anni chiedono invece di essere aiutati contro le prese in giro dei coetanei. Quest’ultima si conferma così la fascia più esposta al cyber-bullismo. I più grandi, tra i 17 e i 19 anni, si sentono invece più sicuri su questi temi.

Cosa fanno i giovani sul web? Nove su 10 lo usano per cercare consiglio per le scelte di scuola e università, mentre sono 3 su 5 si rivolgono a internet per dubbi sulla sessualità. Quest’ultima percentuale aumenta nei ragazzi più grandi. Il web non fornisce solo informazioni, anche se questa è la funzione prevalente che i ragazzi danno alla rete. Altrettanto importante è la possibilità di comunicare e intrattenere amicizie e relazioni grazie ai social network. Ci si informa, si comunica, e ci si diverte anche. Tutto grazie ad un unico media. La funzione ricreativa di video, gioco e intrattenimento è a stretto giro il terzo motivo per il quale ci si rivolge a internet. Sono in minoranza coloro che si interessano all’attività creativa sul digitale e al coding, quella programmazione informatica che la riforma La Buona Scuola punta a inserire nei programmi scolastici fin dalla scuola primaria.

Alla ricerca, elaborata dal Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze, hanno partecipato tra gli altri Save the Children, Telefono Azzurro, l’Università di Roma “La Sapienza”.

Emanuela Micucci




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