Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

Abbiamo visto per voi: La paranza dei bambini.

La paranza dei bambini

Regista:Claudio Giovannesi

Genere:Drammatico

Anno:2019

Paese:Italia

Durata:105 min

Il noto  film, basato su uno dei romanzi di Saviano, torna in commissione di revisione cinematografica per una appello avverso il divieto minori di anni 14 ottenuto per la prima uscita nelle sale. Quando questo accade, vengono riunite due commissioni tra quelle che non hanno già visionato il film la prima volta, per valutare in maniera congiunta l’opportunità di togliere o meno il primo divieto. Tutto questo deve avvenire, come sempre, nella consapevolezza che non si tratta di valutare il valore artistico del prodotto, quanto piuttosto l’opportunità di una sua visione da parte di un pubblico di minori, per gli effetti di emulazione che potrebbe produrre, nonché per l’impatto sulla psiche o semplicemente sulla emotività delle fasce più deboli che meritano attenzione e protezione.

Chi ha già visto il film sa che si tratta indubbiamente di un’opera di qualità, che intende denunciare una condizione di degrado sociale e morale in cui prolifera la più greve criminalità giovanile. È un resoconto crudo e diretto di una realtà terribile che purtroppo infesta quartieri deprivati di alcune città del nostro paese, in cui le prime vittime sembrano essere proprio coloro che non vedono altra via del ricorso al crimine per sopravvivere, se non per affermarsi, in quei contesti.

Tutti i protagonisti sono minori che da subito partecipano alla guerra fra clan per il predominio sul territorio. L’uso delle armi e della droga è continuo dall’inizio alla fine del racconto e coinvolge esplicitamente i giovani protagonisti che imitano in tutto e per tutto il mondo di quegli adulti che si trovano ad avere come modello di riferimento. La crudezza nonché crudeltà dell’ambientazione e delle vicende di questi piccoli titani, alle prese con una guerra che a tratti si colora comunque di un’epica malata eroicità, offre pure una pericolosa attrattiva sui più giovani e sprovvisti di un’adeguata capacità di decodifica anche del genere stesso, che nel realismo senza sconti né didascalie intende denunciare una realtà negativa. In fondo, dire che si tratta del ritratto impietoso di una realtà comunque non basta a giustificarne una fruibilità senza guida e senza filtri, proprio perché nessun genitore o educatore di buon senso metterebbe un minore di fronte alla narrazione di qualsivoglia aspetto della vita senza tenere conto della preparazione intellettuale, psicologica ed emotiva che il bambino possiede per comprenderla. Lo stesso finale del film, che rimane aperto sulla scena della “giovane armata” che si dirige alla vendetta dell’uccisione del fratellino del protagonista da parte di una gang rivale, non offre neanche in conclusione un suggerimento di interpretazione morale, come sarebbe potuto essere un intervento delle forze dell’ordine o il riferimento al debito con la  giustizia come conseguenza dei reati commessi. È forte il rischio che simili personaggi vengano quindi confusi come i cavalieri di un’epopea grottesca, che mostrano i muscoli e vivono intensamente sempre sul campo di battaglia, e maneggiano tanti soldi e celebrano alleanze sanguigne ed affetti forti come amore e amicizia. La violenza, poi, impregna non solo molte scene, ma anche tutto il contesto criminoso che coinvolge in prima linea gli adolescenti, come le atmosfere e perfino il ritmo stesso della narrazione che impone una tensione continua dall’inizio alla fine del film, da renderlo  un prodotto improponibile a un pubblico di giovanissimi. Del resto, lo stesso film involontariamente fa una sorta di autocensura, quando in una scena uno dei  personaggi adulti si sdegna che un giovane camorrista, che ha fatto irruzione nella sua casa durante un pranzo in famiglia, ha osato tirare fuori una pistola davanti ai suoi figli. Come a dire che pure in quel contesto malato, un genitore sa bene che i bambini vanno tutelati dalla vista stessa delle armi.

Il risultato dell’appello non poteva che essere una riconferma del d. m. 14.

 

Davide Vespier




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