Le associazioni A.Ge. raccolgono gruppi di genitori che, ispirandosi ai valori della Costituzione Italiana, delle Dichiarazioni dei Diritti dell’Uomo e del Fanciullo e dell’etica cristiana, intendono partecipare alla vita sociale per fare della famiglia un soggetto politico.

A proposito della “chat degli orrori” …

 

La chiamano “la chat degli orrori”, e a giudicare da come gli inquirenti che stanno indagando commentano i contenuti che giovanissimi ragazzini condividevano nelle chat di Whatsapp denominata “the shoah party”, non c’è davvero da stare tranquilli.

L’AGe da sempre organizza nelle sue associazioni locali incontri di formazione ed informazione per genitori, con la collaborazione di esperti del settore, con le questure e con la polizia postale, sull’uso corretto di queste nuove tecnologie. Si, perché le opportunità che ci offre sono fantastiche ma, a quanto pare, siamo molto abili a usarle nel modo peggiore possibile (basta leggere alcuni commenti sulle chat whatsapp dei genitori…).  “Non possiamo mettere nelle mani dei nostri figli una tecnologia che non conosciamo”, l’AGe ne ha fatto un motto. Ed in questo caso specifico possiamo dire che la chat è stata denunciata proprio da un genitore attento. Una mamma che non si è limitata a pensare al proprio figlio, ma che ha deciso di denunciare la scoperta che aveva fatto. Questo è stato quanto abbiamo sottolineato ad un intervento di approfondimento al TGCOM24 al quale siamo stati chiamati come genitori AGe a commentare l’accaduto.

Alcune riflessioni, suggerimenti e puntualizzazioni:

  • I genitori devono essere vigili ed attenti quando mettono nelle mani dei propri figli uno smartphone. Ricordiamo che nel caso di bambini minori di 14 anni, ma anche fino a 16, responsabili sono i genitori delle azioni illecite che compiono.
  • Il “www” non è uno spazio sicuro dove poter lasciare incustoditi, soprattutto in giovane età, senza armi (competenze) per poter giudicare ciò che può capitare di trovare.
  • Ricordiamo che le regole dell’applicazione WhatsApp prevedono che si debbano avere “almeno 16 anni per registrarsi o usare” la chat. Se l’utente è più piccolo, “un genitore o un tutore deve acconsentire a suo nome ai termini d’utilizzo”.
  • Le AGe locali, ma anche le scuole … organizzano molti incontri di prevenzione ed informazione sull’argomento: raccomandiamo i genitori di partecipare a questi incontri, per essere genitori attenti ed educatori competenti.
  • Ragazzini …(bambini) che vengono a contatto con questo materiale, purtroppo nella maggior parte dei casi diffuso da adulti, subiscono conseguenze terribili che influiranno negativamente sulla propria crescita equilibrata: il web non è un posto sicuro per loro, non è un luogo che possono frequentare senza una guida attenta che deve essere quella di un adulto responsabile.
  • Il nostro auspicio da genitori impegnati nel volontariato, è che ci siano sempre più genitori con un grande senso civico capaci di difendere, educare, sostenere … non solo il proprio figlio, ma anche quelli degli altri, perché si possa un giorno tornare ad essere tutti un “villaggio educante”.

Rosaria D’Anna – presidente AGe nazionale, Ivana Staffolani – AGe Marche




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